Metallica – I trent’anni del controverso (e sottovalutato) ‘Load’

Il 04/06/2026, di .

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Metallica – I trent’anni del controverso (e sottovalutato) ‘Load’

È dura dare un seguito ad un disco che ti ha reso Re indiscusso. ‘Metallica’, o “Black Album” ([1991] di cui QUI trovate un articolo per i suoi trent’anni), piaccia o meno, è stato questo per il quartetto di San Francisco, e procedere discograficamente parlando, mette quasi all’angolo, offre un bivio che si sa già potrebbe scontentare una fetta di fan, perché se si cerca di seguire lo stile adottato in precedenza, si potrebbero non avere idee altrettanto brillanti, mentre se si decide di cambiare registro…
Ed i Metallica questo fanno: cambiano registro. Va detto, un po’ in loro difesa, che i tempi sono veramente cambiati: giunge la metà degli anni Novanta, e con essa la fine del Grunge. Tanto è variato dalla decade precedente che l’Heavy Metal stesso cerca di sopravvivere a queste nuove leve (post Grunge) che sembrano poter prendere un domani le redini, proponendone altre (Industrial, Nu Metal), mentre i giganti cercano di stare a galla, ma c’è gran poco da salvare tra gli Iron Maiden che nel ’95 si affacciano sul mercato con ‘The X Factor’, ed un thrash Metal che, Slayer a parte, è un ricordo sbiadito degli anni Ottanta. Tornando alle nuove leve, Ulrich è addirittura affascinato da una di queste: il Britpop, e con esso gli Oasis. ‘Load’, quindi, risente di tutto ciò, oltre che di quattro membri ormai over trenta (quindi con una loro maturazione), qualcuno sposato, ed alle spalle tre anni di tour estenuanti per promuovere quella release datata 1991 che ha sì portato il Metal nelle case di tutti, ma ha anche “trasformato” i Metallica nel modo di comporre.
In effetti, ‘Load’ segue quell’arte di “forma canzone” più ragionata e meno d’impatto, iniziata proprio con ‘Metallica’ (difatti alla regia troviamo sempre Bob Rock): un aiuto, o meglio un alleggerimento del suono è l’ingresso, grazie ad Hetfield (che fino ad allora aveva registrato le ritmiche in solitaria), di Hammett a supporto: non è un caso, quindi, che il disco sia impregnato di chitarre blues. A ciò intervengono pure i gusti southern Rock del frontman, a richiamare band come Lynyrd Skynyrd, Blackfoot, Outlaws, Molly Hatchet (‘Poor Twisted Me’, ‘Mama Said’, ‘Ronnie’), ma più precisamente, si può scrivere che l’album richiama sicuramente la produzione di Rick Rubin in ‘American Recordings’ (1994) di Johnny Cash, mescolato a quella corrente post Grunge che vedrà, più avanti, l’esplodere di band quali Staind, Nickelback, Puddle Of Mudd (qualcuna di loro, anni dopo, aprirà a qualche tour dei Metallica). Un esempio di tutto ciò potrebbe essere racchiuso nelle strutture di ‘King Nothing’, ‘Hero Of The Day’ o del primo singolo estratto ‘Until It Sleeps’ (il cui testo parla della malattia del padre di Hetfield), dove il basso di Newsted, con un effetto “chorus”, si appoggia ad un giro di batteria “rilassato”. Quando il pezzo prende piede, grazie ad un riff di chitarra, giunti ad un ritornello tutto sommato melodico si capisce che, alla fine, ciò che dà corpo a ‘Load’ sono si alcune sfuriate comunque lontane dall’illustre passato (‘Wasting My Hate’ e ‘Ain’t My Bitch’ sono ciò che più si avvicina al lavoro precedente), ma più di tutto una certa introspezione che parte in primis da una forma canzone che vuole essere sì pesante, ma con moderazione, arricchita da quegli stili già citati precedentemente. E così l’esempio più calzante potrebbe essere ‘Bleeding Me’, che nella sua considerevole durata offre il riassunto dell’album, oltre ad un assolo davvero degno di nota da parte di Hammett. Certo è, che se lo si confronta con i primi quattro album del gruppo, ‘Load’ perde in partenza, fiacco in alcuni episodi (‘2X4’, ‘Cure’, ‘Poor Twisted Me’) e, difetto maggiore, troppo distaccato non solo da loro, ma anche dal Black Album, che seppur non propriamente thrash, mostrava ancora dei richiami al passato. Motivo per il quale, con questo lavoro i Metallica hanno, personalmente, cambiato troppo in fretta, senza abituare prima i fan a nuovi orizzonti sonori: altro esempio sono le foto presenti nel libretto del disco, scattate dal famoso fotografo olandese Anton Corbijn (già al lavoro con, tra gli altri, U2 e Depeche Mode), che ritraggono la band in capelli corti (ma questo ben prima del 1996: ricordiamo che il primo a tagliarsi la chioma fu Newsted, a fine 1993), eyeliner e modi di vestire a metà tra una Rock band, dei gangster, e tanto altro; stili totalmente staccati dal classico t-shirt e jeans strappati attuato fino a poco prima. Ma proprio perché ormai “immersi” nel 1996, credo che ‘Load’ sia troppo distaccato, temporalmente parlando, dagli album ottantiani, “vittima” di quegli anni Novanta durante i quali bisognava reinventarsi (si pensi, ad esempio, ai Mötley Crüe ed a tutto il filone glam Metal, praticamente sparito). Forse i Metallica potevano rimanere nel loro (avrebbero avuto idee all’altezza? E voi, come li avreste accolti? Con le stesse critiche che li hanno colpiti da ‘Death Magnetic’ [2008] in poi?), o forse, col senno di poi, avrebbero potuto unire il meglio da ‘Load’ e dal successivo ‘ReLoad’ (1997), dato che la band ha sempre analizzato questi due capitoli come una sola parte, e pubblicare un unico album, molto probabilmente migliore. Ma poco sarebbe cambiato, se il genere fosse rimasto questo: chi non avrebbe apprezzato avrebbe comunque sentenziato che in copertina, il nome della band riportato è semplicemente errato. Facciamo allora un giochino: cancelliamo il logo “Metallica” e sostituiamolo con “Alice In Chains”: scommettiamo che si comincerebbe a parlare di un grande classico?

Hammer Fact:
– ‘Load’ venne presentato per la prima volta all’edizione del 1996 del Dynamo Open Air Festival di Eindhoven, durante la seconda giornata di sabato 25 maggio.
– Oltre al contenuto sonoro, anche la copertina di ‘Load’ è controversa: trattasi di un’opera del fotografo statunitense Andres Serrano dal titolo ‘Blood And Semen III’ (1990), nella quale sangue bovino e sperma dell’artista sono pressati tra due fogli di plexiglas. Per Serrano, questi fluidi corporei richiamo tematiche come vita, morte e riproduzione.
– Inizialmente, ‘The Outlaw Torn’ sarebbe dovuta durare di più, ma a causa di pressioni da parte della casa discografica, venne tagliata nella parte finale di trenta secondi in quanto il disco non poteva superare i 79 minuti (per la precisione 78:59). La versione originale ed integrale la si trova sul singolo di ‘The Memory Remains’ (assieme alla terza traccia ‘King Nothing (Tepid Mix)’) sotto il titolo di ‘The Outlaw Torn (Unencumbered By Manufacturing Restrictions Version)’.
– Per promuovere il disco in Italia, Ulrich e Hammett salirono su un treno denominato per l’occasione “Metalli-train”, per rilasciare interviste e foto. All’evento, organizzato dalla Polygram assieme al Metallica Italia Fans Club, con partenza da Milano, scali a Bologna e Firenze ed arrivo alla romana Stazione Termini, Metal Hammer era chiaramente presente, con tanto di intervista da parte di Alex Ventriglia ad Hammett: per saperne di più, CLICCATE QUI.
– Con inizio il 6 settembre 1996 al Wiener Stadthalle di Vienna e fine il 28 maggio 1997 all’Edmonton Coliseum di Edmonton (Canada), il “Poor Touring Me” fu il tour a supporto di ‘Load’. Dalle due date del nove e dieci maggio 1997 al Tarrant County Convention Center di Fort Worth, in Texas, venne poi pubblicata la VHS, e successivamente il DVD, ‘Cunning Stunts’. In Italia, la band passò da Roma (26 settemre 1996), Milano (28 e 30 settembre) e Torino (29 settembre).

Line-up:
James Hetfield: vocals, rhythm guitar
Lars Ulrich: drums
Kirk Hammett: lead guitar
Jason Newsted: bass, backing vocals

Tracklist:
01. Ain’t My Bitch
02. 2X4
03. The House That Jack Built
04. Until It Sleeps
05. King Nothing
06. Hero Of The Day
07. Bleeding Me
08. Cure
09. Poor Twisted Me
10. Wasting My Hate
11. Mama Said
12. Thorn Within
13. Ronnie
14. The Outlaw Torn

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