Alice In Chains – MTv Unplugged, il sogno disilluso di una rinascita

Il 30/07/2026, di .

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Alice In Chains – MTv Unplugged, il sogno disilluso di una rinascita

Ci sono dischi che hanno avuto un impatto enorme nella musica, per vari motivi, tra i quali il periodo storico in cui sono stati pubblicati, molto spesso legato ai repentini cambiamenti della società e in funzione della modalità di fruizione del prodotto da parte del pubblico. Ogni decennio, da quando esiste il Rock’n Roll – lo cito espressamente perché dagli anni cinquanta in poi tutto si è evoluto e ampliato a grande velocità – alcuni dischi sono riusciti a dare nette sterzate al genere di appartenenza, spesso influenzando altri generi e sotto generi.
Mi vengono in mente ‘Here’s Litlle Richard’ di Little Richard del 1957, ‘Highway 61 Revisited’ di Bob Dylan del 1965, ‘Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band’ dei Beatles nel 1967, ‘Beggars Banquet’ dei Rolling Stones nel 1968, l’omonimo debutto dei Black Sabbath nel 1970, ‘The Dark Side Of The Moon’ dei Pink Floyd nel 1973, ‘Unknown Pleasures’ dei Joy Division nel 1979, ‘Sandinista’ dei Clash nel 1980, ‘Master Of Puppets’ dei Metallica nel 1986, ‘The Joshua Tree’ degli U2 nel 1987, ‘Disintegration’ dei Cure nel 1989, tanto per fare qualche esempio storico, e potrei continuare all’infinito citando altre decine di album monumentali che hanno cambiato il corso della musica, rischiando di tralasciare opere fondamentali e straordinarie. In alcuni casi album di rottura, in altri casi di rinnovamento, comunque album che hanno inventato o reinventato un genere, un percorso stilistico, un movimento controculturale.
Per avvicinarci al momento storico che andremo a trattare, decennio di grandi successi, come non ricordare il leggendario ‘Nevermind’ dei Nirvana nel 1991, e ancor più d’impatto il loro ‘Unplugged in New York’ che è un chiaro esempio di come talvolta alcuni dischi, in questo caso postumo alla scomparsa di Cobain, possano essere un portale per entrare nella leggenda; qui entriamo negli anni novanta e quell’album fu non soltanto il simbolo di una Generazione X che in Kurt Cobain era riuscita a trovare conforto da un mondo zeppo di incongruenze e di problematiche esistenziali di una società apparentemente allo sbando, ma fu realmente lo spartiacque di quella stessa generazione che diventava adulta. Se quel disco fu appunto il manifesto di un’epoca irripetibile, un altro al pari importante – e purtroppo in quel momento storico rimasto fin troppo in ombra – è l’album che con questo articolo andiamo a celebrare, lo straziante ‘MTv Unplugged’ degli Alice In Chains che oggi festeggia i suoi primi trent’anni di vita.

Iniziamo col dire che l’album è in questi anni oggetto di riscoperta da parte di una grande fetta di pubblico, ad iniziare da molti cresciuti a pane e Grunge che all’epoca però usavano nutrirsi soltanto delle evoluzioni delle chitarre elettriche, delle distorsioni e di tutto quel magma sonoro proveniente dal Punk del quale il Grunge si è nutrito, modernizzandone ed ampliandone le acerbe coordinate. Era un album probabilmente troppo maturo per quegli anni, a dimostrazione del fatto che tra le numerose band del filone Grunge gli Alice In Chains erano sicuramente il gruppo più artisticamente allineato e lo avevano dimostrato con i due Ep acustici ‘Sap’ e ‘Jar Of Flies’; nonostante gli ovvi e conosciuti problemi legati all’uso di sostanze stupefacenti da parte dei membri della band – in primis Layne Staley – gli AIC avevano pubblicato due album studio straordinari (‘Facelift’, ‘Dirt’) intervallati da quei due Ep, ma la morte di Kurt Cobain nell’aprile del 1994 aveva chiuso un’epoca densa di successi e una parte del mondo legato alla musica aveva seriamente vacillato, conscio del fatto che il mondo musicale stava evolvendosi sempre più velocemente, cambiando volto in periodi molto brevi. Gli Alice In Chains reagiscono pubblicando l’omonimo album nel 1995, quello con il cane a tre zampe in copertina, minore rispetto ai suoi predecessori ma non per questo meno importante, quando viene dato alle stampe l’Unplugged dei Nirvana, un disco manifesto nonché definitivo sigillo di una Golden Era che non tornerà mai più. Non possiamo certo trascurare l’impatto mediatico di quell’opera monumentale ed è così che il mercato – o più probabilmente le etichette discografiche – vogliono risposte pronte e immediate rispetto all’onda del successo dell’album dei Nirvana. I Soundgarden non ci pensano proprio a un disco acustico e sfornano ‘Down On The Upside’ concludendo temporaneamente anni di successo commerciale, i Pearl Jam continuano per la propria strada e si dedicano al controverso ‘No Code’, Dave Grohl fonda i Foo Fighters e persino i R.E.M., che con il Grunge non c’entrano apparentemente nulla (in realtà Michael Stipe era un grande amico di Cobain e i Nirvana di fatto avevano assorbito parte delle proprie influenze dai primi album dei R.E.M.), avevano appena pubblicato ‘Monster’, un disco costola del Grunge e delle distorsioni dei Sonic Youth, e come se non bastasse nel contempo nasce un nuovo movimento chiamato Post Grunge che vede i neonati Nickelback (almeno per i primi due album) portavoce della nuova onda sonica in arrivo nella seconda metà dei novanta. Persino i Cranberries nel 1995 sfornano il singolo ‘Zombie’ che di chitarre dal taglio Grunge è intriso fino al midollo e anche il compianto Jeff Buckley, nell’album ‘Grace’, tocca il Grunge con il brano ‘Eternal Life’.

Ecco, è esattamente qui che gli Alice In Chains tornano a colpire quando arriva il loro ‘MTv Unplugged’, esattamente nel preciso istante in cui tutto sembrava finito, svanito a causa di un colpo di fucile autoinflitto.

Il disco viene registrato il 10 aprile 1996 al Majestic Theatre della Brooklyn Academy of Music ed è parte integrante della serie di concerti acustici organizzati dall’emittente televisiva MTv. Il concerto venne trasmesso il 28 maggio del 1996 dopo una pausa live del gruppo di oltre due anni e fu una delle ultime apparizioni on stage della band insieme a Layne Staley, scomparso alcuni anni dopo, ad aprile del 2002, quando ormai la band era uscita di scena da diverso tempo prima della reunion del 2009 con il sostituto William Duvall. Il 30 luglio viene pubblicato il relativo album anche in versione video, con tutti i brani proposti dal gruppo nell’esibizione live, non trasmessi in televisione, ma inseriti nel Cd/Lp e nella VHS, successivamente anche in formato DVD, consuetudine dell’emittente MTv (fu così anche per i Nirvana e per molti altri in seguito). La formazione sul palco vede l’aggiunta di Scott Olson, membro degli Heart, alla chitarra e al basso nell’ultima traccia del disco, l’inedito ‘The Killer Is Me’.

 

A dispetto delle ottime premesse va detto che la band non apparve in ottima forma, in particolare Staley a causa della propria dipendenza sbaglia i testi e interrompe l’esibizione sul quarto brano in scaletta, ‘Sludge Factory’, tratto dall’omonimo album del 1995, per poi ricominciare senza errori; il brano interrotto e risuonato dall’inizio non è stato incluso nelle pubblicazioni del concerto ma è visibile su You Tube. Staley ironizza sull’errore e la performance prosegue senza ulteriori intoppi.

Il disco è composto da tredici brani, con l’inedita ‘The Killer Is Me’ a concludere l’esibizione e la curiosità è la totale assenza di brani dall’esordio ‘Facelift’. Questa scelta fu motivo di numerose critiche, il pubblico si aspettava almeno l’accoppiata ‘We Die Young’ e ‘Man In The Box’, inspiegabilmente escluse. Ma l’album emoziona fin da subito, quando l’opener ‘Nutshell’, con l’intro acustica di Jerry Cantrell, chiarisce di cosa sono capaci gli AIC e introduce la voce di Staley, malinconica e ammaliante come sempre. La toccante ‘Brother’ è un inno generazionale di puro intimismo e ‘No Excuses’ con la sua ritmica incalzante accende realmente la performance ipnotizzando il nutrito pubblico presente in sala. Il punto più alto dell’album è senza timore di smentita la devastante ‘Down In A Hole’, brano che mette in luce tutte le fragilità di un uomo, Layne Staley, schiacciato da una dipendenza dalla quale, come sappiamo, non riuscirà mai a liberarsi. Interpretazione magistrale dello stesso Staley, con i cori di Cantrell a sorreggere non soltanto una voce ma l’individuo, l’amico, il fratello di una vita. Altro tassello fondamentale di un album perfetto nelle proprie imperfezioni è ‘Would?’, intriso di dolore ma spogliato di ogni inutile orpello così da risultare ancora più profondo e magnetico dell’originale contenuto in ‘Dirt’.

Chi pensava che questa esibizione potesse essere una rinascita per il gruppo si è dovuto ricredere, ed è evidente che questo ‘MTv Unplugged’ è il punto di definitiva rottura di una formazione ormai allo sbando; quanti di noi avrebbero desiderato un nuovo capitolo della band con Layne Staley alla voce, quanti ci hanno creduto fino alla tragica notizia della sua scomparsa sei anni dopo. Layne Staley ci lascia il 5 aprile del 2002, lo stesso giorno in cui morì Kurt Cobain (che però fu ritrovato tre giorni dopo), e quel giorno crollano desideri e speranze di una generazione che probabilmente ne aveva sopportate davvero troppe: ‘MTv Unplugged’ è da considerarsi il testamento spirituale di un uomo, Staley, e di una band che vede concludere un ciclo fondamentale nella storia del Rock. Come già detto, anni dopo Cantrell riformerà gli Alice In Chains con William Duvall alla voce. Verranno buoni dischi – ‘Black Gives Way To Blue’ sarà l’inizio di un nuovo viaggio – ma la magia di un tempo è inevitabilmente svanita e non saranno sufficienti ottimi album come ‘The Devil Put Dinosaurs Here’ o ‘Rainier Fog’ a cambiare il corso della storia. Jerry Cantrell è un grande interprete e chitarrista, Duvall lo asseconda nelle sue evoluzioni solistiche, la sezione ritmica non ha perso un grammo di lucidità, eppure sembra pura dietrologia. Quell’epoca è conclusa, peraltro nel 2011 muore Mike Starr, membro fondatore degli AIC e bassista su ‘Facelift’ e ‘Dirt’, e nonostante Pearl Jam e Smashing Pumpkins continuino a sfornare dischi che iniziano a discostarsi da quel Grunge che nonostante generi diversi univa un intero movimento, anche i Soundgarden si sciolgono (salvo poi ritrovarsi nel 2012 e terminare la propria epopea con il suicidio di Chris Cornell nel 2017). Per questi motivi ‘MTv Unplugged’ degli Alice In Chains è un documento importantissimo degli anni novanta, il sigillo sotto il quale viene chiusa per sempre una pagina che ha marchiato un decennio risultando l’ultimo movimento della controcultura musicale nato nei garage prima dell’avvento del web, prima che tutto cambiasse radicalmente, a ritmi vertiginosi, e il music business si trasformasse completamente.

Al netto di tutte le difficoltà di un gruppo schiacciato da varie dipendenze ‘MTv Unplugged’ è un gioiello di cupa e umbratile lucidità che ci mostra una band ancora capace di stupire. È un’opera di indiscutibile bellezza che probabilmente, per la prima volta, sveste i quattro musicisti di quelle catene che li hanno tenuti prigionieri per molti anni. Una prova limpida, onesta, apparentemente semplice, ma totalmente immersa nel dolore e nella sofferenza. Il capolavoro degli Alice In Chains? Probabile di sì, il tempo sta dando ragione a quell’esibizione storica.

“And yet I fight this battle all alone” canta Staley nell’opener ‘Nutshell’. Ha perduto la battaglia, ma qui – in questo straordinario disco di effettiva rottura, ultimo tassello e traguardo finale del movimento Grunge – combatteva ancora con fermezza e a noi non rimane che riascoltarlo dall’inizio alla fine per tornare a quei momenti irripetibili e sognare, ancora una volta, viaggiare e perdersi nei ricordi dell’adolescenza.

Hammer Fact:
– I brani ‘Angry Chair’, ‘Frogs’ e ‘The Killer Is Me’ vengono esclusi dalla messa in onda televisiva dell’evento, ma verranno inclusi nelle versioni audio e video pubblicate a luglio.
– Tra il pubblico, in prima fila, sono presenti i Metallica. Durante una pausa tra i brani Mike Inez accenna il riff di ‘Enter Sandman’ al basso ed è possibile udire l’urlo di apprezzamento di James Hetfield.
– Sul basso di Mike Inez è visibile la scritta Friends don’t let friends get Friends haircuts (Gli amici non lasciano che gli amici si facciano i capelli alla Friends), una presa in giro nei confronti dei Metallica che in quegli anni avevano tagliato i capelli e totalmente stravolto il proprio look.
– Il disco non superò mai la terza posizione in classifica negli Stati Uniti; nel resto del mondo sarebbe entrato nei primi dieci posti soltanto in Svezia, Nuova Zelanda e Norvegia.

Line Up:
Layne Staley: Vocals, Guitar
Jerry Cantrell: Guitar, vocals
Mike Inez: Bass, Guitar
Sean Kinney: Drums

Special guest:
Scott Olson: Guitar, Bass

Tracklist:
01. Nutshell
02. Brother
03. No Excuses
04. Sludge Factory
05. Down In A Hole
06. Angry Chair
07. Rooster
08. Got Me Wrong
09. Heaven Beside You
10. Would?
11. Frogs
12. Over Now
13. The Killer Is Me

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