Carcass – Wake Up And Smell

Il 28/06/2008, di .

Carcass – Wake Up And Smell

Jeff Walker è un fiume in piena. Pizzicato da Fabio Magliano nel backstage del Gods Of Metal, il leader degli estremissimi Carcass con pungente ironia non risparmia proprio nessuno, da chi pone in scaletta i Tesla dopo ai Motley Crue a chi specula con le ristampe della sua band, sino alle nuove leve, più inclini a copiare che non a inventare qualcosa di nuovo. E non può ovviamente mancare un’occhiata alla sua band, tornata alla grane dopo dodici anni di silenzio…

“Hey, certo che voi italiani siete proprio strani. Ma dico, hai visto la scaletta? In quale Paese gli immensi Heaven & Hell suonano prima dei Motley Crue? Cazzo, i Motley Crue, potrei morirci. I Black Sabbath che non chiudono un festival, questa è proprio fantascienza”Jeff Walker, ciabatte infradito, camiciotto beige, berrettino ben calato sulla fronte e andatura da turista in visita di piacere al nostro Paese, ride amaro scorrendo la scaletta di un festival che li vedrà protagonisti nella giornata di domenica, compiaciuto però per il trattamento d’onore riservato ai suoi Carcass, considerati alla stregua degli headliner dopo la positiva performance di dodici mesi or sono sul palco bolognese. Il giusto tributo per una band tornata sulle scene a furor di popolo dopo dodici anni di silenzio, un gruppo capace di ridefinire i confini del metal estremo, di tracciare le coordinate del grindcore o, come è stato successivamente definito, dello “splatter death metal”, attraverso vere e proprie pietre miliari del genere come ‘Reek Of Putrefaction’, ‘Symphonies Of Sickness’ e ‘Heartwork’. Con grande disponibilità e una sana dose di acida ironia, il leader della band britannica si sottopone al nostro terzo grado, ripercorrendo la carriera di una band seminale senza risparmiare frecciatine e pungenti polemiche…
Iniziamo da dove ci eravamo lasciati l’ultima volta, ovvero dal vostro show nell’edizione bolognese del Gods Of Metal. Cosa vi è rimasto di quel concerto?
“(Jeff Walker) E’ stato fantastico, nonostante avessimo avuto problemi non indifferenti con la strumentazione visto che il giorno prima avevamo suonato in Finlandia e volando a Bologna abbiamo perso tutta la strumentazione. Però lo show è stato fantastico, non ci aspettavamo una reazione simile da parte dei fan perché quando una band torna in scena dopo un lungo silenzio le incognite su come possano andare le cose e su come la band possa essere recepita dai nuovi fan sono sempre molte, ed invece a livello di feeling è andato tutto benissimo. Tanto che siamo rimasti sorpresi e allo stesso tempo molto felici quando ci hanno richiamato quest’anno, non ce lo aspettavamo, quindi lo vediamo come un apprezzamento per quanto fatto l’anno scorso, nonostante non avessimo i nostri strumenti. Domani (l’intervista si svolge il sabato Nda) le cose andranno sicuramente meglio… è bello essere tornati… ed è anche bello vederci così su in scaletta”.
Ti giro la domanda che si saranno fatti i più: quando è che avete capito che era il momento giusto di tornare a suonare con i Carcass? C’è stata una causa scatenante che vi ha portati alla reunion?
“Il tempo era giusto perché noi abbiamo deciso che era giusto. Per anni ci hanno chiesto di tornare e abbiamo sempre detto di no, perché non avevamo voglia, perché la nostra testa era rivolta ad altri progetti, perché semplicemente non eravamo interessati. Poi ci siamo parlati, un paio di anni fa, e semplicemente dopo tanti ‘no’ abbiamo detto ‘si’. Sentivamo che prima di morire, come Michael Jackson, era il caso di dare un’altra chance ai Carcass, e così abbiamo fatto. E’ stato tutto molto divertente, lo è stato lo scorso anno a Bologna, lo sarà sicuramente anche domani, perché il pubblico italiano è molto particolare, riesce a cantare tutte le canzoni, ti seguono riff dopo riff, una cosa che non succede in nessun altro posto del mondo. Comunque, tornando alla tua domanda… non c’è una ragione per il nostro ritorno, forse fossimo stati più giovani avremmo trovato dei motivi, delle giustificazioni… ma oggi le cose semplicemente fanno il suo corso, qualcuno è venuto a dirci ‘dovreste tornare a suonare insieme’ e noi ci siamo detti ‘perché no? Dopo tutto è divertente’. Punto.”.
Forse semplicemente la scena sentiva il bisogno di una band come i Carcass…
“O forse no, chi lo sa? Sai qual è il grosso problema della scena odierna? E’ che è pieno di ottime band che suonano alla grande, ma è poverissima di buoni riff. Mi fa ridere pensare che oggi, i riff migliori in circolazione siano ancora quelli scritti dai Carcass, o da i Metallica vent’anni fa. Oggi anche le band migliori, quelle della nuova generazione intendo, sono dei mostri di tecnica ma faticano a tirare fuori qualcosa di memorabile. Noi ci divertiamo ancora a suonare come ci divertivamo quando eravamo ragazzi, lo facciamo senza troppi pensieri, senza troppe pressioni… e non credo che molti gruppi giovani possano dire la stessa cosa”.
Beh, probabilmente quando voi avete iniziato a suonare avete dato il là a qualcosa di nuovo, oggi è diventato quasi impossibile “inventare” qualcosa di originale…
“E’ così. E’ una questione di testa. Se pensi ai Carcass, nonostante siamo più giovani di qualche anno dei Megadeth o dei Metallica, abbiamo lo stesso background, veniamo dal rock, abbiamo radici comuni… eppure avevamo idee e da una base comune siamo riusciti a tirare fuori qualcosa di originale. Al Gods Of Metal quante band suoneranno? Venti? Trenta? Eppure sai chi sono ancora i migliori? Gli Heaven & Hell. Cazzo, li ho sentiti suonare un paio di settimane fa, e sono ancora mostruosi. Come avrai modo di vedere tu stesso questa sera, appena inizieranno a suonare cancelleranno tutte le band che si sono esibite prima di loro, Iommi tira ancora fuori dei riff pazzeschi, immortali, attuali nonostante siano stati scritti vent’anni fa. Le giovani band non hanno voglia di rischiare, preferiscono far urlare la folla con qualcosa di banale piuttosto che cercare di essere personali, è tutta una questione di mentalità”.
Onestamente, ti sei mai sentito un pioniere, guardando a quanto fatto in questi anni con i Carcass?
“Si, certamente. E’ inutile fare gli immodesti, i Carcass hanno fatto qualcosa di nuovo, è agli occhi di tutti. E non lo abbiamo mai fatto per soldi, ma per piacere personale, per puro divertimento. Forse è per questo che siamo riusciti ad andare oltre ai soliti schemi, perché se avessimo seguito le logiche del mercato, non saremmo mai stati i Carcass. Prima mi chiedevi perché siamo tornati. Sicuramente non per ragioni finanziarie, ma per la soddisfazione di suonare davanti a migliaia di persone, proprio come oggi. Quindici anni fa possibilità come quella del Gods Of Metal non ne esistevano, c’era il Dynamo, il Monsters Of Rock e basta. Oggi in Europa ci sono almeno 50 grandi festival come il GOM, per band come la nostra è un’ottima occasione di recuperare il tempo perduto vent’anni fa e prenderci le nostre belle soddisfazioni. Ti faccio una domanda io: quanti dischi ricevi per le tue recensioni, ogni mese?”.
Una cinquantina, ad occhio e croce…
“Ecco, quindici anni fa ne uscivano dieci al mese, oggi tutti quelli che un tempo erano chiamati demo, oggi sono dischi indipendenti autoprodotti. Il mercato è saturo, ma a ben vedere il tutto gioca a nostro favore, perché se è vero che la vera arte non morirà mai, allora i Carcass, così come i Megadeth, o i Queensryche avranno sempre ragione di esistere. La gente si avvicina al metal grazie a queste band storiche, non certo per i gruppi da un singolo e via, ed ai festival come questo viene per vedere gli Heaven & Hell, per vedere la storia del metal, non la band da classifica…”
Appurato che siete dei pionieri del metal estremo, mi puoi spiegare come lo siete diventati? Perché una band di ragazzetti si sveglia un giorno e decide di suonare qualcosa di completamente fuori dagli schemi? Perché non vi piaceva ciò che sentivate attorno a voi?
“Certamente. Quando inizi a suonare in una band e vuoi fare le cose sul serio, devi mettere in gioco una buona dose di arroganza, e noi l’abbiamo fatto. Ascoltavamo tutti i Metallica e nella nostra testa ci dicevamo: noi possiamo fare meglio, noi possiamo fare di più, possiamo spingere le chitarre oltre, possiamo andare più veloci, possiamo essere più estremi… Rabbia ed arroganza, dico sempre che i Carcass sono dati dall’unione di questi due elementi. Vedi, in ogni forma d’arte, musica, poesia, pittura… l’artista deve avere attitudine per emergere. E voglia di essere il migliore. Se non hai questi elementi, non vai da nessuna parte. Noi all’epoca eravamo giovani, incoscienti, non avevamo paura di lanciarci…in questo senso creare qualcosa di nuovo è stato un po’ più facile”.
Se guardi alla vostra carriera, quale pensi sia il punto più alto raggiunto dai Carcass?
“Le mie ambizioni sono sempre state piuttosto modeste, rivolte verso il basso, per questo tutto quello che abbiamo raggiunto ha sempre avuto un sapore molto particolare. Vedo che in questo festival suoniamo con band come i Queensryche, o i Black Sabbath che nella loro carriera hanno venduto milioni di copie, e questo è stranissimo, perché siamo considerati quasi loro pari senza aver mai raggiunto i loro risultati commerciali. Il punto più alto? Forse quando a 21 anni ho fatto il mio primo lungo tour in America, all’epoca nessuno mirava a tanto, e trovarci a viaggiare e a suonare in modo professionale è stato un piccolo evento per noi”.
Hai invece rimpianti per quanto fatto?
“No, non penso. Magari se domani le cose non dovessero girare come dovrebbero rimpiangerò quel concerto, ma per quanto riguarda il passato rifarei esattamente tutto allo stesso modo”.
A questo punto veniamo interrotti dalla notizia che da li a qualche minuto dovrò incontrare i Tesla per l’intervista di rito, un’occasione ghiotta per Mr. Walker per ricominciare la sua invettiva contro il bill del festival…
“Devi intervistare i Tesla? Hey man, tu si che sei un uomo fortunato! Dai, questa me la devi proprio spiegare. I Queensryche, che sono in circolazione da secoli, hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo, hanno inciso capolavori, sono tecnicamente dei mostri hanno suonato prima dei Tesla? Ma chi sono i Tesla? Conosco il nome ma non una sola canzone di questa band, mi dici cosa hanno mai fatto per meritare una posizione simile in scaletta?”
Beh dai, anche loro sono in circolazione da più di vent’anni, in Italia non li si vede da tempo e probabilmente si è giocato sulla curiosità…
“Ho capito, ma ci sono cose che proprio non riesco a capire. Domani suoneremo prima degli Slipknot eppure la storia delle due band è chiara. Ed i Down che suoneranno prima di noi? Cioè, sono la band di Phil Anselmo, con i Pantera ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, eppure sono stati messi in scaletta come una qualsiasi band di medio livello. Ma penso che questo dipenda molto dall’abilità del management e dalla situazione del mercato del Paese che ospita il festival. Tempo fa abbiamo suonato in Giappone con i Down ed eravamo noi ad aprire per loro, tanto che quando abbiamo visto come ci avevano messo oggi in scaletta rispetto a loro, sono rimasto parecchio sorpreso. Ma è tutta politica questa, spesso un management forte vale di più di una carriera gloriosa (ride amaro)”.
Qual è il Paese nel quale i Carcass riscuotono maggiore successo?
“Qualcuno tempo fa cantava ‘Big In Japan’, e noi ci troviamo d’accordo. In quel Paese il classico va forte, piacciono le cose d’annata, là andiamo forte. In Italia siamo stimati, l’Inghilterra è ok, in America invece non siamo mai stati grandi, non abbiamo mai venduto abbastanza per essere considerati da quelle parti…”.
La domanda che si pongono tutti: ci sarà mai un nuovo album firmato Carcass?
“No, non penso. Credo che il nostro ritorno si limiterà al live. Voglio dire, ci piacerebbe, qualche riff lo abbiamo pure, però non vediamo i motivi dell’incidere un nuovo disco. L’industria musicale è morta, nessuno compra più CD, per nostra fortuna abbiamo centinaia di canzoni da proporre dal vivo, quindi pensiamo che il disco possa anche passare in secondo piano. Dopo tutto cosa è, oggi un CD per una nuova band? Nulla di più che un pretesto per poter suonare dal vivo…”
Eppure qualcuno sostiene che un musicista per sentirsi tale deve sentire l’esigenza di incidere nuova musica…
“E infatti noi lo facciamo, ma con altri progetti, con altre band. Michael con gli Arch Enemy, Bill con i Firebird, io con i Brujeria… anche senza Carcass riusciamo a sfogare il nostro estro compositivo senza troppi problemi”.
Quindi i vostri fan dovranno accontentarsi delle ristampe con bonus della Earache…
“Si, anche se ho alcuni dubbi riguardo a questa trovata. E’ qualcosa di abbastanza cinico da parte loro, perché guarda caso queste ristampe sono uscite in concomitanza con le nostre date live. Una strana coincidenza non trovi? Mi chiedo, se mai i Carcass non avessero deciso di riformarsi, quei dischi avrebbero mai rivisto la luce? Certo, oggi sono utili per farci conoscere a chi all’epoca non c’era ancora, però queste coincidenze proprio non mi vanno giù. Avremmo avuto problemi legali se ci fossimo opposti a queste ristampe, però non siamo certo soddisfatti di questa operazione. Sicuramente non è una cosa voluta da noi per fare soldi”.
Ma c’è un disco, tra quelli incisi, del quale vai ancora particolarmente fiero?
“No, mi piacciono tutti, perché non siamo come gli Ac/Dc o gli Iron Maiden, ogni disco suona differente, la produzione, lo stile, ogni disco si discosta fortemente dal precedente, quindi vado orgoglioso di ogni singola nota ho inciso in questi anni”.

Foto ALICE FERRERO

Leggi di più su: Carcass.