CRΩHM – Kings Of The Valley

Il 23/08/2022, di .

CRΩHM – Kings Of The Valley

Fare metal in Italia, o meglio, sognare di fare metal in Italia negli anni Ottanta quando i mezzi erano limitati e la “musica del diavolo” era vista dai più come il fumo negli occhi, aveva un che di utopistico. E lo era ancora di più se si veniva da una regione tanto affascinante quanto “chiusa” come la Val d’Aosta, con quelle splendide montagne a creare una sorta di barriera tra la valle e il resto dell’Europa. Eppure, armati di tanta passione e caparbietà, negli anni Ottanta proprio nella Valle sono nati i CRΩHM, per volontà del cantante Sergio Fiorani, del bassista Riccardo Taraglio e del chitarrista Claudio “Zac” Zanchetta, arrivando, non senza problemi ed intoppi, a scrivere anche loro una pagina importante della storia del metal tricolore, tra concerti che hanno del clamoroso, collaborazioni di spessore, dischi di indubbio valore ma soprattutto un cuore enorme che porta la band ogni volta ad associare il proprio nome a ammirevoli iniziative sociali. Una storia che vale la pena raccontare, condividere, ripercorrere insieme ai suoi protagonisti.
I CRΩHM sono il primo gruppo heavy formatosi in Valle d’Aosta. Su quale impulso nel 1985 avete deciso di formare questa band?
“(Sergio Fiorani) L’impulso è stato principalmente la passione per l’heavy metal. Eravamo e siamo tutt’ora dei “defenders of the faith” (per citare Rob Halford). Inoltre, complice la gioventù, eravamo desiderosi di seguire la strada intrapresa dalle grandi band che già guidavano la scena di allora, penso ai Black Sabbath, ai Judas Priest, ai Saxon, agli Iron Maiden, o che erano appena emerse dall’underground come Metallica, Megadeth, Anthrax, Slayer”.

Che ricordi avete dei vostri esordi? Immagino grande entusiasmo, ma difficoltà non indifferenti…
“(SF) La Valle d’Aosta ha il pregio e il difetto di essere molto periferica. Se da un lato è un posto dove la qualità della vita è decisamente migliore di altri posti, paga però lo scotto di non essere al centro di grandi eventi e di non offrire le opportunità che invece esistono altrove. Soprattutto se negli anni ’80 amavi cose un po’ “border-line” come l’heavy metal. Qui i numeri sono piccoli, non ci sono praticamente strutture dove poter suonare live e il gusto generale è molto “tradizionalista” e poco incline alla novità ancora oggi. Puoi immaginare cosa doveva essere negli anni ottanta…. Inoltre non esisteva Internet…”

“(Riccardo Taraglio) Nel 1985 eravamo l’unica band a suonare metal in Valle d’Aosta e ci guardavano come extraterrestri (anche se esisteva la realtà punk dei Kina che però prediligeva i palchi extra-regione ed extra-nazione e una hard rock con una cover band, diremmo oggi, dei Deep Purple). Le montagne ti fanno osservare il paesaggio dalle vette, ma se stai nelle valli occludono un po’ anche gli orizzonti mentali.
In realtà abbiamo vissuto i favolosi ’80 che per l’heavy metal sono stati fondamentali con la nascita di tutti i grandi gruppi. Ci siamo formati nel 1985 e abbiamo debuttato il 5 febbraio 1986”.

Musicalmente quali sono i punti di riferimento per i CRΩHM?
“(SF) Indubbiamente abbiamo un legame profondo con il metal degli anni ’80, veniamo da lì. Le influenze si sentono perché fanno parte del nostro bagaglio. Credo però che la nostra musica non sia una mera riproposizione di quel periodo. Mi permetto di dire che, senza disconoscerne le radici, sia un’interpretazione molto attuale. È il frutto dell’incrocio delle cose diverse che ognuno di noi ha ascoltato in questi 35 anni. Pur essendo tutti “metallari”, in ambito musicale abbiamo influenze differenti. Zac apprezza ad esempio il metal estremo; Riccardo è più saldamente ancorato ai classici anni ’80 con capatine nella musica celtica in generale; Fabio ascolta anche rock più classico (è un fanatico dei Queen!), io ho un range molto ampio che va dai Blue Oyster Cult (mia grande passione) agli Slayer, con una particolare predilezione per una certa parte di progressive metal come ad esempio Fates Warning, Threshold, Evergrey”.

Quanto è cambiato nel corso degli anni il vostro modo di vedere e di fare musica?
“(SF) Il legame con gli anni ’80 per noi è naturale. Ma, come dicevo, le nostre diverse inclinazioni all’interno della grande “famiglia del Metal” hanno contribuito negli anni a spostare la nostra sensibilità musicale in direzioni differenti. Inoltre ora, che la nostra “stagionatura” ci fa tenere alla giusta distanza il giudizio degli altri, non ci sforziamo di rimanere in un recinto predefinito. Cerchiamo di suonare quello che ci piace che non ha problemi a “fondersi” anche con altre influenze”.

Pensate che la vostra origine, quella Valle d’Aosta che rappresenta (almeno per il “forestiero”) un paradiso a parte, un universo a sé grazie ai suoi paesaggi unici, alla sua natura, alla sua cultura, alla sua storia… abbia influito in modo massiccio sulla vostra musica?
“(SF) Come dici tu, da un punto di vista naturalistico la nostra regione è un piccolo paradiso. Ma il rovescio della medaglia, vale almeno per me, è il senso di chiusura dell’orizzonte dovuto alle montagne che ci circondano ovunque, quasi soffocanti, ha sicuramente incupito il mio “sentire” nel corso degli anni”.

Entriamo a fondo nella vostra storia ripercorrendo il vostro percorso discografico. E’ il 1986 quando esordite con ‘Quake’…
“(RT) In realtà ‘Trema’ era stata scritta per un progetto solidale a sostegno delle vittime del terremoto del Messico del 19 settembre 1985 che ci portò sul palco del Teatro Giacosa di Aosta in una sera di ottobre, quando il nostro Zac non si presentò per un intoppo… scolastico! Per ovviare alla sua assenza mi costruì un distorsore per il basso e così con una formazione batteria, voce e basso che ronzava come un bombardiere della Seconda Guerra Mondiale affrontammo il pubblico per la prima volta, anche se il vero debutto dei CRΩHM con il nome definito avvenne il 5 febbraio 1986 al Blu Max di Pollein (AO). Dopo poco fumo chiamati a incidere ‘Quake’ e ‘A Long Day Begun’ sul disco ‘AO002’ (compilation di band valdostane) e inanellammo una serie di concerti in tutta la Valle che si concluse, nel 1988, al Divina di Aosta”.

Dopo una serie di concerti, lo scioglimento. Cosa accadde? Carenza di stimoli, semplice scorrere della quotidianità o….
“(RT) Nel 1988, al momento dello scioglimento, eravamo studenti e gli impegni scolastici spesso ebbero la priorità su quelli musicali (soprattutto se sgarravamo troppo con i ritmi…). Non trovavamo un batterista stabile nella nostra piccola realtà e, a differenza di oggi dove anche se abiti in un luogo piccolo e isolato puoi essere in contatto con tutto il mondo tramite il web, avevamo difficoltà a suonare al di fuori della regione, a incidere, a farci spazio. L’inconsapevolezza degli anni giovanili che non ci ha lasciato valorizzare il talento ha fatto il resto…”

Nel 2014 quasi a sorpresa la reunion, da cosa ho compreso abbastanza casuale, ma dall’impatto alla fine fortissimo. Come è stato tornare a suonare insieme dopo 26 anni?
“(SF) È stato entusiasmante. Abbiamo ripreso a suonare per partecipare a un evento musicale organizzato nel 2014, intitolato “Ottanta voglia di rivederti”, il quale proponeva alle band attive in Valle d’Aosta negli anni Ottanta di divertirsi per una sera ricordando appunto quel periodo. Abbiamo accettato pensando di viverla come un “one shot” e abbiamo ri-arrangiato tre nostri brani di allora per l’occasione e ci siamo molto divertiti. Ci è quindi venuta voglia di rimettere mano anche al resto del materiale che avevamo scritto in quel periodo e metterlo su CD. Così è nato ‘Legend And Prophecy’ nel 2015. Abbiamo poi suonato parecchio in giro, con l’apporto di nuova linfa rappresentata da Fabio entrato in formazione alla batteria, e con molte nuove idee che ci sono venute in mente ecco che nel 2017 è arrivato anche ‘Humanity’. E ancora a suonare parecchie date, e ancora nuove idee e pubblicato anche ‘Failure In The System’.

Quali differenze avete trovato al vostro ritorno, rispetto alla scena che avevate abbandonato 26 anni prima?
“(SF) Il mondo stesso è diverso. Credo che negli ultimi anni una parte della scena si sia un po’ rammollita. La musica metal, per fortuna solo una parte, si è spostata verso derive pop molto piacione e leggere, anche nei contenuti, forse per accaparrarsi l’attenzione anche di chi non è propriamente un “defender”. È fuor di dubbio che questa è anche una conseguenza dei nuovi mezzi di comunicazione che allora non esistevano, a partire da internet, che permettono di veicolare tutto, ovunque e subito senza bisogno di intermediari. Se da un lato è una gran cosa, infatti per noi dopo la reunion si è dimostrato fondamentale, dall’altro viene a mancare un po’ il sapore della “gavetta” che rendeva molto più difficile emergere. E un po’ credo vada a discapito della qualità generale dell’offerta artistica che viene ulteriormente spianata dalle case discografiche che hanno comprensibilmente molto più interesse a produrre musica più “facile” in modo da raggiungere più consumatori possibili. Ma, a onor del vero, per fortuna c’è ancora qualche piccolo produttore coraggioso. Oggi c’è comunque tanta musica di qualità se hai la pazienza di cercare”.

“(RT) Quello che ho notato dal punto di vista del ‘sentire metal’ generale è un innalzamento della qualità delle band, un incredibile miglioramento della strumentazione, una facilità nella realizzazione di video e lavori discografici, della produzione di gadget, della diffusione nel www della propria immagine e musica… ma anche una strana assuefazione e noia del “già visto, già sentito” fermandosi alle note o alle sonorità, quando non alla semplice velleità modaiola.
Chi coglie un ‘nonsoché’ invece riesce ad apprezzare oltre le forme e questo è quello che vogliamo trasmettere. Non portiamo nulla di nuovo al metal se non il metal dei CRΩHM che aveva avuto poche occasioni per essere ascoltato allora”.

Tornando alle vostre produzioni, come accennato nel 2015 esce ‘Legend And Prophecy’…
“(RT) Il nostro primo CD ‘Legend and Prophecy’ è stato pensato come scrigno nel quale salvare il lavoro, i sogni e il sentire dei CRΩHM degli anni ’80, un modo perché non andasse perduta la nostra musica conservata solo su vecchie cassette a nastro magnetico. Però non potevamo fare una nostalgica operazione di remixaggio vivendo in un passato che ormai non esiste più. I CRΩHM di oggi hanno alle spalle 25 anni di esperienze musicali e di vita e questa way of life è stata insufflata nei brani”.

“(SF) Ho pensato: “Wow! È la prima volta che entriamo in uno studio di registrazione a lavorare a un intero nostro disco!” È stato come tornare di nuovo ragazzini con un carico di divertimento ed emozione. E poi il release party nella nostra città in un locale gremito all’inverosimile e 100 copie vendute la sera stessa (metà del ricavato è andato a un progetto di sostegno alla vittime del terremoto in Nepal del 25 maggio 2015).
L’apoteosi però è stata Il 17 giugno 2016 quando abbiamo suonato in concerto ‘Mountains’ e ‘Legend and Prophecy’ accompagnati da un’orchestra d’archi di 12 elementi della SFOM di Aosta (Scuola Formazione e Orientamento Musicale) diretta dal M° Christian Thoma insieme a Vincenzo Zitello, durante una serata della prestigiosa “Saison Culturelle” organizzata dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta. La chicca è stata essere il primo e unico gruppo metal in 31 edizioni inserito in cartellone”.

“(Claudio “Zac” Zanchetta) Vedere i propri brani di quasi trent’anni prima prendere forma e fissarsi su un CD per essere tramandati è stato davvero realizzare la Prophecy ed entrare nella Legend (Ride, nda) Al di là degli scherzi… I brani di ‘Legend and Prophecy’ sono stati tutti composti degli anni ’80, ma per il disco del 2015 sono stati tutti riarrangiati alla luce del nostro gusto musicale di trent’anni più “maturo”. Alcuni non hanno subito grandi modifiche, altri sono stati invece radicalmente rivisti. Aggiungerei che su alcuni brani è stato operato un certo tipo di “restyling” sia in termini di bpm, ora più in linea col nostro gusto attuale, che di sound complessivo (diciamo senz’altro più “aggiornato”, pur evitando sonorità e distorsioni estreme o sintetizzate).
I testi dei nostri brani sono intrisi di metal per come lo intendiamo: un modo energico di esprimere la vita. Attraverso la nostra musica esploriamo i vari stati d’animo che nascono da riflessioni sulle vicissitudini quotidiane personali e sociali, da fatti di cronaca o storici.
Con il CD volevamo anche riportare l’attenzione, rimettere le cose a posto almeno in termini di concetti, su alcuni argomenti ancora attuali.
Ad esempio ‘Kamikaze’ era stata scritta in omaggio al ‘Vento degli Dei’, i Kami della cultura giapponese, che aveva ispirato giovani piloti a lanciarsi coraggiosamente con i loro aerei contro le corazzate americane per difendere la patria. Volevamo riconoscere che, al di là dell’orrore del gesto, non si poteva non riconoscere la spinta ideale e soprattutto volevamo levare una voce perché non si attribuisse oggi questa parola a dei fanatici vigliacchi che si scagliano contro i civili in ogni parte del mondo.
‘Eternal Peace’ è un inno alla pace nel solito stile rock irriverente per chi, come noi, ha vissuto la Guerra Fredda pronta a diventare Guerra Nucleare negli anni ’80, ricordando che non avrebbe avuto vincitori e oggi tornata ad essere terribilmente un tema attuale.
‘Legend and Prophecy’ e ‘A Long Day Has Begun’ sono brani nati da scritti di Nostradamus che inneggiano alla speranza e alla forza interiore per rialzarsi sempre, anche dopo le sconfitte.
‘Quake’ è il brano con cui sono nati i CRΩHM, scritto in occasione di un evento benefico per raccogliere i fondi per il terremoto del Messico del 1985.
‘Town After Town’, un inno all’heavy metal che viene portato live “Città dopo città”, vivificando il cuore dei metal kids come si chiamavano allora o dei metalheads odierni”.

Quel disco segna l’inizio della collaborazione con un mostro sacro come Vincenzo Zitello. Cosa ma soprattutto quanto ha portato questo grande artista alla vostra musica?
“(RT) Conosco Vincenzo Zitello di nome dai primi anni ’80 perché ci accomunava la conoscenza dell’antropologo Bernardino Del Boca che ha aiutato entrambi a consolidare la propria strada, ma l’ho incontrato la prima volta al FolkClub di Torino nel 1999 e dal 2000 è ospite fisso di Celtica Valle d’Aosta, il festival di cui sono il direttore artistico. Quando c’è stata la reunion dei CRΩHM e la decisione di incidere in ‘Legend and Prophecy’ i nostri brani degli anni ’80 riarrangiandoli, ho voluto coinvolgerlo in due track che si prestavano. Vincenzo Zitello, che non dimentichiamo ha studiato flauto traverso, violino e viola, è stato violista del gruppo di Franco Battiato (1974) e ha collaborato con Teresa De Sio, Ivano Fossati, Grazia di Michele, Alice, Rossana Casale, Dodi Battaglia e moltissimi altri, oltre ad aver studiato con l’arpista bretone Alan Stivell ed aver introdotto l’arpa celtica in Italia dal 1977, ha così composto le parti di flauto, violoncello e violino presenti nel disco e suonate dal fiddle player Milo Molteni e la violoncellista Serena Costenaro, mentre in live spesso ci hanno onorati della loro musica il flautista Luca Crespi (Inis Fail e Dirty Bastards), la violoncellista Enrica Marzani”.

Nel 2017 esce ‘Humanity’ il secondo lavoro. Come deve essere inquadrato questo disco nel vostro percorso artistico?
“(SF) È stata una svolta netta. Non si trattava più di arrangiare brani di 25 anni prima, con contenuti scritti con la sensibilità e l’entusiasmo dell’adolescenza. Si trattava di rendere quanto nella nostra percezione del mondo è cambiato con il trascorrere degli anni, scrivendo tutto da zero. Di conseguenza è cambiato ciò di cui raccontiamo. Ma eravamo in vena e ancora entusiasti, nonché positivamente stupiti dal riscontro avuto da ‘Legend And Prophecy’. Le idee sono arrivate naturalmente grazie ad un affiatamento che non credevamo di ritrovare così facilmente.
‘Humanity’ racchiude il nostro concetto di “Umanità”, quello stato fisico e psicologico che accomuna gli esseri umani, fatto di tantissime sfaccettature dell’animo umano, nel bene e nel male, che si riflettono inevitabilmente sulla società nel suo insieme. Quindi “humanity” diventa una specie di specchio attraverso il quale osservarsi e capire chi siamo in quanto umani.
In ‘Humanity’ troviamo ‘The Dark Side’ una sorta di analisi del genere umano, la presa d’atto che la specie umana è un fallimento della Natura, incapace di imparare dai propri errori, di vivere in armonia con gli altri e con il pianeta. Continuiamo a compiere ingiustizie, violenze, soprusi a discapito dei più deboli per perseguire fini egoistici. Questo è il lato oscuro dello spirito dell’uomo. Un mostro di pura ingordigia. Ma quello che contraddistingue la nostra visione è la ‘spietatezza’ nel guardare la realtà, ma anche la speranza per ciò che di buono esiste. ‘The Dark Side’ infatti, come ho detto è “un momento”, non la realtà ultima.
Dall’altro però ‘Humanity’ è anche la parte luminosa di “essere umani”, intesa come insieme dei valori positivi che costituisce il nocciolo di ogni animo umano che condivide il pianeta con altri in collaborazione per il benessere fisico e psicologico del singolo e della collettività (non solo umana…) inteso crudemente con il concetto di “sopravvivenza”, ma che è molto di più.
Per noi l’Umanità è qualcosa che “appartiene alla terra” (la radice della parola d’altronde è la stessa di “humus” e deriva da “terra, terreno”) e non a uno Stato, una Religione o una Cultura”.

“(CZ) ‘Legend and Prophecy’ è stato il manifesto del ‘da dove veniamo’, mentre ‘Humanity’ è invece un ‘dove stiamo andando’ e l’apporto dato da Fabio Cannatà come primo batterista ufficiale e stabile della band dopo 30 anni è importante.
La differenza tra ‘Legend And Prophecy’ e ‘Humanity’ sta nel fatto che mentre il primo è la rivisitazione con il nostro gusto di oggi di brani di quasi 30 anni fa, che ci hanno comunque costretto in uno spazio compositivo ridotto, il secondo è tutto nuovo ed è il frutto di un’assoluta libertà compositiva figlia di 3 decenni in più (sul groppone!) di musica ascoltata e suonata, di esperienze di vita che all’epoca non avevamo e che forse ci hanno un po’ induriti”.

“(RT) È stata la conferma che la nostra reunion non è stata un’operazione nostalgica, ma un vero e proprio atto di avvio per una nuova stagione creativa”.

Nel 2020 arriva invece ‘Failure In The System…

“(SF) E’ il disco che rappresenta una nuova evoluzione stilistica con la conservazione dei contenuti di ‘Humanity’. Le prime idee per ‘Failure In The System’ hanno visto la luce già a fine 2017. Ci abbiamo lavorato per tutto l’anno successivo alternando ai concerti un continuo lavoro in garage. Fino alla registrazione dell’album che è avvenuta a marzo 2019.
Riguardo ai contenuti non c’è stato un vero e proprio punto di avvio della scrittura del nuovo album, quanto piuttosto la prosecuzione del flusso di idee nato con il precedente ‘Humanity’. Infatti i temi trattati sono ancora quelli che ruotano intorno all’essere umano, al suo rapporto con se stesso e con gli altri, con la società e con il pianeta che ci ospita. Il tentativo è stato di raccontarli in modo critico.
Il “sistema” è la Terra. La “falla” siamo noi, il genere umano. La critica è verso noi stessi, verso il genere umano che sta distruggendo il pianeta e i suoi simili, senza mai imparare le lezioni della storia. Il tutto in nome di egoismo ed ingordigia, sia su scala planetaria che in quella molto più ridotta del vivere civile di tutti noi. Egoismo e ingordigia che portano alle tremende conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Questi temi li puoi ritrovare anche in altri brani dell’album. Tutto il disco è una riflessione sulla condizione umana, dai grandi temi fino alle riflessioni più intimiste”.

“(RT) In ‘Failure In The System’ c’è lo zampino di Vincenzo Zitello. Eravamo insoddisfatti delle sonorità “appiattite” che sentivamo praticamente in tutte le produzioni metal attuali e avevamo voglia di conservare quel sapore rude e diretto del rock. Vincenzo ci ha suggerito di registrare il disco in presa diretta. Così siamo rintanati per una settimana nel Teatro Auditorium di Morgex (AO) con Vincenzo Zitello a seguirci e le attrezzature messeci a disposizione da Fumasoli Audio & Lights Rental (service che ha lavorato in diverse occasioni per il Gods of Metal e cura il sound delle tournée italiane di Deep Purple e Jethro Tull, oltre che con grandi nomi della musica italiana). Il mix, editing e mastering di Paolo Siconolfi ha poi finalizzato il lavoro.
‘Failure In The System’ ci ha regalato belle soddisfazioni perché nonostante il periodo sfavorevole ci ha permesso di vincere le selezioni regionali di Arezzo Wave e abbiamo rappresentato la Valle d’Aosta alle finali nazionali. Inoltre abbiamo registrato un live in streaming per RAI3 VdA”.

“(CZ) ‘Failure In The System’ è uscito a febbraio 2020 accompagnato da due videoclip ‘What is Behind?’ e ‘The Wash-Sin Machine’. Quest’ultimo è stato inserito nel film ‘The Chain’, un suspence-thriller di produzione americana diretta Stefano Milla presentato a Cannes 2022 e distribuito a livello mondiale da Lionsgate, che vede nel cast Jason R. Moore (Curtis Hoyle in ‘The Punisher’) e Mishael Lopes Cardozo (‘Vikings’, ‘Game of Thrones’). In una delle scene finali la protagonista fa irruzione in un alloggio da cui proviene la nostra musica e si trova davanti un televisore da 1.000 pollici con i nostri faccioni ghignanti!
Il release party del 29 febbraio 2020 avrebbe dovuto essere aperto dai The Cards, la band di Paul Quinn dei Saxon, che sono però stati richiamati in patria insieme agli altri cittadini inglesi due giorni prima del concerto a causa dell’imminente pandemia. Il conseguente tour per presentare l’album è stato brutalmente stoppato dal “lockdown” del 2020, istituito due settimane dopo l’uscita!
C’è da aggiungere che abbiamo ricevuto notevoli apprezzamenti per la cover del grande classico dei Beatles ‘Eleonor Rigby’, in una nostra versione metal ovviamente, che abbiamo inserito nell’album, nata nel 2017 in occasione dei festeggiamenti svolti ad Aosta con un concerto multimediale per i 50 anni dell’uscita di ‘Sgt. Pepper’s’ “.

Nel 2021 esce infine ‘Paindemic’ il vostro primo disco live. Che cosa potete raccontarci di quell’esperienza?
“(CZ) La Regione Valle d’Aosta organizza da 37 anni una rassegna culturale chiamata Saison Culturelle che vede svolgersi per diversi mesi spettacoli teatrali e di danza, conferenze, concerti, ecc. Anche la Saison ha subito il lockdown nel 2020, ma a inizio 2021, coraggiosamente, hanno deciso di provare a ripartire con una versione in diretta streaming mediante la pubblicazione di un bando per proposte artistiche che non prevedessero un normale concerto o una normale pièce teatrale, ma qualcosa di nuovo. Sono state presentati 72 progetti e ne sono stati selezionati 10, tra cui il nostro.
L’idea di uno spettacolo articolato è stata vincente e così il 1 maggio 2021 è andato in scena il nostro progetto “Les Hard Griots: narrazioni Metal e poetiche Rap sull’animo umano” che prevedeva in apertura la performance dei rapper Fabio Rean (aka Fungo) e Andrea Di Renzo (aka Sago) e a seguire il nostro concerto metal con l’inserimento della violinista Flavia Simonetti come quinto elemento della band e la pole dancer Erika Scarupa e alcune attrici che interpretavano un nostro brano in maniera teatrale. In più abbiamo arrangiato in chiave metal il loro brano ‘Post Fata Resurgo’ e i due rapper ci hanno raggiunti sul palco durante la nostra ‘Failure in The System’.
Il progetto “Les Hard Griots” ospita un crossover di due generi distanti musicalmente, Metal e Rap, ma a volte vicini nei contenuti e nella “rabbia” di esprimerli. I due ragazzi sono stati perfetti nello sposare l’idea e aiutarci a realizzarla. Il resto è venuto molto naturalmente”.

“(RT) Abbiamo colto l’occasione del concerto al Teatro Splendor di Aosta per inserire uno strumento musicale classico in un contesto metal. La presenza del violino di Flavia Simonetti in ben 8 brani sui 14 proposti nel live ha richiesto sia una lavorazione sul sound del violino in modo da renderlo un vero comprimario della chitarra di Zac, sia un riarrangiamento se non una riscrittura di diversi brani il cui risultato è un sound unico rispetto al nostro standard.
Flavia è un’amica e una musicista bravissima che ha collaborato spesso con noi durante alcuni live. Il suo violino ha un suono naturalmente struggente e destrutturante emotivamente che ben si adatta alle sonorità metal, ma ha anche quel tocco melodico che i nostri brani contengono come inno finale alla speranza.
A quel punto è venuta naturale l’idea di trasformare il concerto in live streaming in un CD live registrato in presa diretta da Enrico Fumasoli e Marco Zaffuto (Fumasoli Audio & Lights Rental), con i suoni genuini e le inevitabili sbavature degli errori live, mettendoci alla prova perché volevamo che si sentisse come siamo veramente in concerto, senza orpelli artificiali se non… i “suoni del pubblico”! Visto che siamo stati seguiti in diretta streaming da oltre 7.400 persone abbiamo deciso (e l’abbiamo dichiarato senza timore sull’album “…we are not fake human for fake live show but real performer and real public in different places”) di aggiungere applausi e fischi in fase di missaggio effettuato presso l’Audiocore Studio, Fontevivo (PR) dai bravissimi e professionali Luca Cocconi e Simone Sighinolfi che hanno curato anche il lavoro di digital editing e mastering”.

“(SF) È stato così realizzato ‘Paindemic’, il nostro quarto lavoro CD composto da 14 brani sui 17 suonati in live streaming. Il concept grafico dell’album è di Giulia Malabocchia, mentre le foto all’interno sono di Davide Fiorani, Pierfrancesco Grizi, Davide Bernasconi e Martina Bertoli.
‘Paindemic’ è un live che sancisce l’uscita dalla catacomba del garage-sala prova dopo oltre un anno di lockdown. Sarà il nostro destino quello di essere una band “risorgente”: una prima volta dopo 26 anni di stop dagli anni ’80 e ora dopo un lockdown folle in termini economici, sociali e culturali.
Non a caso nel live è presente il brano ‘Post Fata Resurgo’ che esprime bene il concetto di “rinascita dopo la morte”. Il brano parte da un testo e un cantato di Fabio “Fungo Zio” Rean che noi abbiamo “rimusicato” in versione metal. Alla fine del concerto l’autore è stato così contento del risultato che ci ha onorato regalandoci il brano oggi registrato a nostro nome.

Legandoci al titolo del disco, quanto ha influito la pandemia sulla band, ma soprattutto sulla musica della band? Pensate che la frustrazione, la tensione di quei giorni alla fine si rifletta sulla musica che fate?
“(RT) ‘Paindemic’ racchiude il dramma e la sofferenza causata dalla pandemia su tutti i livelli: sofferenza fisica (malattia e morte), sofferenza psicologica (isolamento a causa del lockdown; caduta della fiducia nella scienza medica), sofferenza economica (fallimenti, perdita di sostentamento), sofferenza istituzionale (revoca delle libertà costituzionali; diffidenza verso le figure di riferimento), sofferenza relazionale (separazione dagli affetti; atteggiamenti di discriminazione), sofferenze culturale (impossibilità di frequentare luoghi ed eventi; evidente propaganda dei mass media). Il titolo è un neologismo nato dalla fusione di “Pain” e “Pandemic”.
Non avevamo previsto la registrazione di un live all’uscita di ‘Failure In The System’ che avremmo dovuto promuovere con una serie di concerti già programmati e che invece sono stati cancellati, ma a questo punto possiamo dire che ‘Paindemic’ rappresenta uno dei cambiamenti e adattamenti a cui siamo stati sottoposti dal febbraio 2020.
La pandemia ha anche ispirato un nuovo brano scritto in pieno lockdown che verrà inserito nel prossimo quinto CD di cui stiamo arrangiando le tracce, ma più che altro ha confermato l’assoluta inadeguatezza di chi si ammanta di incarichi e competenze, e del continuo uso dalla ‘Wash-Sin Machine’ per riciclarsi di continuo la coscienza.

“(SF) La pandemia ha influito molto sui CRΩHM, come per tutti. Date cancellate, impossibilità di promuovere ‘Failure In The System’ su cui abbiamo lavorato veramente tanto. Rispetto ad altri avevamo almeno la fortuna di non basare il nostro reddito sulla musica, benché autoprodursi sia costoso e rientrare un po’ delle spese non fa mai male. Abbiamo però veicolato la stasi forzata nella scrittura di parecchio nuovo materiale, su cui stiamo lavorando.
La frustrazione è più che altro rabbia che si esprime bene nel brano ‘Failure In The System’, una canzone che restituisce una visione cupa di ciò che fa l’uomo in rapporto alla natura e agli altri esseri umani. ‘Failure In The System’ è una rabbiosa cavalcata che schiaffeggia la mente intorpidita e afona fino a obbligarla a scapocciare ed ergersi fiera su un mondo al collasso. Questa è l’immagine che ho in mente mentre la canto e adoro ascoltare i ricami di chitarra di Zac e l’ossessivo incedere di Fabio e Ric durante i ritornelli!”

“(CZ) L’effetto della pandemia sull’animo umano è stato ben sintetizzato dalla copertina di’Paindemic’ realizzata da Giulia Malabocchia che a partire dai testi dei brani ha disegnato un uomo trasparente che scopre il proprio vuoto interiore con l’unica presenza dei palazzi di una città che rappresenta il mondo moderno, così ricco di informazioni e così povero di contenuti veri. In primo piano una figura in piedi che osserva tutto questo dall’esterno, ma con i piedi immersi nella stessa “bagna” del personaggio trasparente che rappresenta l’osservatore disincantato, il poeta-guerriero disilluso dalle voci delle sirene ideologiche di politiche, religioni e soluzioni salvifiche varie propinate dal maintream”.

Come avete avuto modo di rimarcare nel corso dell’intervista, nel corso della vostra carriera avete avuto modo di partecipare a eventi live di un certo spessore. Quale pensate sia il concerto che vi portate ancora nel cuore?
“( SF)Assolutamente il concerto in cui abbiamo aperto le danze ai Raven. Non sono la mia band preferita, ma li apprezzavo già ai loro esordi, quando ero ragazzino, e l’idea di suonare con loro 30 anni dopo era quindi tanta roba. Inoltre è interessante poter conoscere il lato umano di qualcuno che fino a quel momento faceva parte dell’immaginario. E devo dire che i Raven sono persone semplici e simpaticissime. Grandi!”

“(CZ) Io ho un cuore grande e quindi trovano posto diverse date! I luoghi di cui conservo un buon ricordo sono il Palais di Saint Vincent (AO) dove abbiamo aperto ai mitici spagnoli Mägo de Oz, il Legend Club (MI), il Padiglione 14 (TO), ma anche il festival Tavarock di Tavagnasco (TO) dove quando abbiamo aperto per i Folkstones e per la prima volta il pubblico ha cantato i nostri pezzi (si è ripetuto a Celtica quest’anno), la Saison Culturelle (AO) al Teatro Splendor di Aosta dove abbiamo suonato con un’orchestra d’archi di quattordici elementi, il Rock’n’Roll di Rho (MI) dove abbiamo vinto un contest, il prestigioso palco del Teatro Romano (AO). Degli anni ’80 resta nel cuore il Blu Max (AO) dove abbiamo debuttato il 5 febbraio 1986”.

So che la musica dei CRΩHM recentemente ha avuto anche un risvolto “sociale” grazie alla collaborazione con l’associazione AltreMete. Di cosa si tratta?
“(SF) Come da tradizione fin dal 1986, per ogni “debutto” di un nuovo CD i CRΩHM scelgono di partecipare a un progetto benefico e questa volta per ‘Paindemic’ è stato scelto ‘Verso Capo Nord’ di AltreMete, un viaggio in moto di 9.300 chilometri con nobile causa solidale partito da Brescia per raggiungere Rovaniemi (Finlandia), il villaggio di Babbo Natale.
Mirko Bianchi e Luca Lombardi di AltreMete sono i motociclisti portatori dei messaggi e delle letterine dei bambini assistiti dall’associazione ABE (Associazione Bambino Emopatico, dal 1981 al fianco dei bambini affetti da leucemia, tumori e da patologie ematologiche croniche in cura presso il Reparto di Onco-Ematologia Pediatrica degli Spedali Civili di Brescia). Questi bimbi ricoverati che trascorrono lunghi periodi isolati da amici e familiari, grazie alla tecnologia,
hanno potuto seguire il viaggio del progetto di Altre Mete che li ha idealmente accompagnati verso l’estremo nord fino da Babbo Natale a cui sono state consegnate le loro letterine in diretta (questo momento è stato riservato a loro e alle loro famiglie, mentre il viaggio è stato seguito quotidianamente sui social). I proventi totali della vendita di ‘Paindemic’ di tutto giugno e luglio (Festa della Musica e Celtica Valle d’Aosta) sono stati interamente devoluti al progetto di AltreMete

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Cosa ha in serbo il futuro per i CRΩHM?
“(CZ) La registrazione del quinto CD in studio magari con una collaborazione di un artista italiano molto conosciuto, ma di genere affine o differente e il recupero delle date perdute causa pandemia”.

“(SF) Tanti concerti per portare in giro ‘Failure In The System’ fuori regione e uno/due live in apertura per una band metal molto conosciuta. Sarebbe ora che i Crohm conoscessero il palco di uno stadio di un palasport”.

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