Korn: Monumental – A global streaming event @Downtown (L.A.), 24 aprile 2021

Il 01/05/2021, di .

Korn: Monumental – A global streaming event @Downtown (L.A.), 24 aprile 2021

È sabato 24 aprile. Poco più di un anno fa, tante sarebbero state le opzioni per trascorrere una bella serata. Anche quella di prendere l’auto e fiondarsi in autostrada con il navigatore impostato su chissà quale destinazione intenta a ospitare un bel concerto. Mai avremmo pensato, purtroppo o per fortuna, di doverci accontentare di concerti in streaming, seduti sulla poltrona, sdraiati sul divano o a letto. E nel caso non si indossino le cuffie, alcune volte con il/la compagno/a a chiederci se, quella sera, non ci sia proprio nient’altro da guardare. Purtroppo perché, naturalmente, un concerto visto da casa è come un evento sportivo: si hanno riprese migliori, spesso ravvicinate, un sound eccezionale, e si ha l’opportunità di andare avanti o indietro, ascoltando più volte un brano a noi caro (come i replay di un azione più o meno decisiva), ma niente di tutto questo vale come l’atmosfera che si respira in un locale (o allo stadio), fatta di condivisione di una fede assieme a migliaia di persone. Per fortuna, perché i Korn hanno ovviato con uno spettacolo in primis di qualità. Certamente la quantità non è mancata: sebbene possa stonare la durata di ‘Korn: Monumental’ (poco più di un’ora e dieci), va detto che i pezzi scorrono uno dietro l’altro, senza quelle perdite di tempo (vedi interazioni con i fan, oppure l’intro di brani, quali la qui assente ‘Shoots And Ladders’, allungate) che, a conti fatti, permettono al concerto di raggiungere i classici novanta minuti (questa volta il nesso con lo sport, in particolare il calcio, giuro che è stato involontario).

Trascorso un piacevole pre-show di quasi venticinque minuti, nel quale la giornalista Allison Hagendorf assieme a Davis, “Munky” e “Head” cerca di riassumere il recente passato della band, dall’ultimo album in studio ‘The Nothing’ (2019) alla situazione Coronavirus all’evento che tutti stanno aspettando, con molti spezzoni tratti dalle prove in studio, veniamo trasportati alla particolare location posta sul tetto di ‘Stranger Things: The Drive-Into Experience’, sopra Downtown, nei pressi di Los Angeles. Ogni membro raggiunge la propria postazione giungendo da ambo i lati, subito dietro il palco, lungo quella che, durante l’esibizione, diventerà un’intera parete a led, che ben si abbinerà alle luci ed all’atmosfera della fredda (data l’assenza di pubblico) ma accogliente (dato quanto sta per essere proposto) serata. E, con buona pace per chi si aspettava ‘Blind’ o ‘Right Now’, brani spesso posti in apertura, la band spiazza piacevolmente tutti facendo debuttare dal vivo ‘Victimized’, per chi scrive il brano più sottovalutato da ‘The Paradigm Shift’ (2013). Non a caso, recensendo e classificando poco meno di un anno fa tutte le opere in studio dei Korn (per leggere l’articolo cliccate qui), nello scrivere del brano in questione sperai di sentirlo dal vivo.
Dispiace che la band non lo abbia proposto quando promosse l’album (nelle due esibizioni italiane avvenute i primi due giorni di febbraio del 2015 rispettivamente a Milano e Roma, da ‘The Paradigm Shift’ vennero eseguiti ‘Love & Meth, ‘Spike In My Veins’ e ‘Hater’), tuttavia, in barba alle comodità di casa, ‘Victimized’ fa alzare subito dalla poltrona, non solo per la sua bellezza ma anche per la potenza sprigionata dal quintetto.

Ottime le linee vocali di Davis, che non cede di un passo nemmeno con il successivo ‘Cold’, brano che assieme ai qui proposti ‘You’ll Never Find Me’ e ‘Can You Hear Me’ dimostra come ‘The Nothing’ (2019), purtroppo non ancora promosso in Europa, sia un prodotto in grado di competere con gli storici, imprescindibili, album della band. ‘Insane’, dall’altrettanto valido ‘The Serenity Of Suffering’ (2016), è un pugno nello stomaco: qui Davis mostra qualche cedimento, ma d’altronde stiamo parlando di un brano tirato dal punto di vista vocale. Il resto della band è ineccepibile, nonostante il passare degli anni, e l’ultimo arrivato (sebbene ormai ufficialmente da dodici anni) Luzier, ancora una volta, dimostra estro e precisione. Trascorse appena tre bombe, bisogna constatare che oltre ad un suono nitido e preciso che sicuramente ad eventi passati ci siamo solo sognati (nell’ultima calata italica della band, datata [ahinoi] dodici marzo 2017 per il tour di ‘The Serenity Of Suffering’, la grancassa di Luzier sovrastava il resto della batteria), davvero ottime sono le riprese, sia aeree che da telecamere poste su alti piloni che sul palco, grazie al valente e fedele Sėbastien Paquet. Dopo la sempre piacevole ‘Falling Away From Me’ e la già citata ‘You’ll Never Find Me’, i Nostri calano un altro asso con ‘Thoughtless’, se si pensa che in Italia questo brano non viene proposto dal tour estivo del 2011 in promozione a ‘Korn III: Remember Who You Are’ (2010), ed allora fu inserito in un medley. Qui il risultato accontenta a metà, perché se da un lato il brano è suonato in maniera impeccabile, dall’altro non si capisce il motivo per il quale nei ritornelli nessuno dei due chitarristi assecondi Davis con le seconde voci. Peccato, perché se nel 2011 l’allora tastierista/turnista Zac Baird svolse questo compito perfettamente, lo stesso potrebbe fare “Head”, dopo aver ascoltato quello che vocalmente ha dato nei due album dei Love And Death. Data questa falla, l’intervento vocale di “Munky” nel ponte che porta al ritornello conclusivo appare inutile, sensazione opposta di quello che le sue corde vocali riescono a dare nella successiva ‘Coming Undone’, a cui segue dallo stesso album ‘Throw Me Away’, meno monotona rispetto all’originale e più appesantita dalle chitarre. ‘Justin’, altra chicca di questa scaletta, seguita pochi giorni dopo questo evento da un toccante post sulle pagine social della band, emoziona per come, ventitré anni dopo ‘Follow The Leader’, il quintetto estrapoli tutta la forza a disposizione per non passare come una brutta fotocopia dei tempi che furono, così come l’evergreen ‘Freak On A Leash’. Scende un pò di dovuta malinconia con la bellissima ‘Alone I Break’, subito spazzata via dall’unico estratto dal primo, omonimo, album del 1994, ovvero ‘Dirty’ (anche se si vocifera che pure ‘Blind’ fosse inclusa). E se ‘Ball Tongue’, supportata splendidamente alle secondi voci da “Head”, rimanda all’osservazione fatta per ‘Thoughtless’, prima della conclusiva ‘Here To Stay’ fa piacere trovare un estratto dal tanto discusso (e a dicembre pronto a spegnere dieci candeline) ‘The Path Of Totality’; ‘Narcissistic Cannibal’ è la conferma che dopotutto a quell’album una seconda chance la si può dare. Potrà anche essere stato un azzardo, e vista dieci anni dopo la Dubstep potrà essere stata una moda, ma ritengo, oggi come allora, che ben si amalgama con il sound della band. Ed infatti in ‘Korn: Monumental’ il brano non sfigura, nemmeno al penultimo posto in scaletta, quando si è pronti al gran finale.

In conclusione, dato il costo di trenta dollari del solo biglietto (con opzioni più costose che includevano merchandise e persino un meet & greet virtuale), ci si può ritenere più che soddisfatti da quanto osservato, sia in termini di qualità audio/video che di scelta ed esecuzione dei brani, molti dei quali si spera di ascoltare dal vivo quando tutto sarà tornato alla normalità. E nonostante gli anni che passano per tutti (Davis a parte, il resto del gruppo ha superato la cinquantina), come ho scritto all’inizio qualità e potenza non sono mai mancate ai Korn, personalmente da decenni tra le migliori band Metal dal vivo. Come scrisse il collega Fabio Magliano nel recensire la data di Collegno (TO) del primo luglio 2011 (anticipata da quella di Piazzola Sul Brenta del 28 giugno e da quella romana del giorno successivo) per il numero di Metal Hammer di agosto, “Poche storie. I Korn si potranno criticare per alcune scelte stilistiche adottate con gli ultimi lavori, li si potrà additare per certe decisioni poco felici, si potrà considerare estinta la loro vena creativa, però una volta che salgono sul palco, i quattro di Bakersfield continuano ad essere un’implacabile macchina da guerra.”

Setlist:
01. Intro (from Untitled album)
02. Victimized
03. Cold
04. Insane
05. Falling Away From Me
06. You’ll Never Find Me
07. Thoughtless
08. Coming Undone
09. Throw Me Away
10. Justin
11. Black Is The Soul
12. Freak On A Leash
13. Alone I Break
14. Dirty
15. Can You Hear Me
16. Ball Tongue
17. Narcissistic Cannibal
18. Here To Stay

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