Leaves’ Eyes – The Last Viking

Il 22/10/2020, di .

Gruppo: Leaves’ Eyes

Titolo Album: The Last Viking

Genere: ,

Durata: 64 min.

Etichetta: AFM Records

Distributore: Audioglobe

83

Si può realizzare un gran bell’album senza inventare assolutamente nulla di nuovo, volendo disegnare ottime canzoni nel linguaggio metal già da tempo codificato. È quello che hanno fatto i Leaves’ Eyes. Si percepisce molto di Nightwish, Epica e Whitin Temptation con l’impronta folkeggiante che la band norvegese usa da sempre, in una musica più enfatica del solito e con accenti epici molto espliciti. Siamo in un ambito di vero metal, nonostante le melodie e gli anfratti melodici; il passato della band non è stato sempre così metallico. È il genere con l’aggettivo Folk-Symphonic che quando aggiunge il sostantivo “metal” lo fa con appropriatezza. Infatti, le composizioni sono attraversate da un carattere piuttosto aggressivo, con riff e assoli dalla tonica forza. Ciò si lega bene con il concept dell’opera che si rifà alle saghe nordiche e in questo caso all’anno 1066 nella guerra in Inghilterra dove il re norreno Harald Hardråda, l’ultimo re dei vichinghi, muore.

L’intro ‘Death Of A King’ ha una dignità sua propria che lo fa quasi brano a sè, con una atmosfera magica da colonna sonora che aiuta a penetrare lo spirito di ciò che sarà l’ascolto. Poi parte la cavalcata di ‘Chain Of The Golden Horn’ che scalda generosamente gli animi. La bontà compositiva è distribuita abbastanza omogeneamente in ogni traccia, e infatti si constata l’assenza di filler. Pur usando una ideazione dei pezzi che è tradizionale, dopo tanti anni di esistenza di questo genere musicale ormai chiaramente difficile da rinnovare, vi sono alcuni momenti che hanno delle loro peculiarità e prendono da gruppi meno contingui. Per esempio la gustosa epicità di ‘War Of Kings’ prende a prestito dai Manowar il tipico coro che ripete il titolo (titolo altrettanto Manowariano), in una canzone dal middle-time piena di maestosità guerriera. Gli attacchi più heavy lo esprimono ‘Serpents And Dragons’ e ‘For Victory’. Il primo mescola ritmo power e ritmo cadenzato, anche se poi c’è un ponte soft che non fa però altro che dare maggior risalto al lato dinamico; in questo realizzando un episodio intelligentemente variabile. Il secondo ha una nota folk che però si fonde con il rifframa scuro e una parte solista di netto heavy metal. Nella sezione maggiormente dura va anche menzionata ‘Flames In The Sky’ per le sue elettrificazioni che pesano nel songwriting anche se in maniera meno ottantiana. Per l’anima prettamente Folk si segnala ‘Varangians’ che possiede un che di allegra baldanza piratesca. Anche le canzoni meno dure come ‘Black Butterfly’ e ‘Dark Love Empress’ hanno la capacità di non perdere continuità con un album florido (nessun valore aggiunto però l’ospitata della cantante dei Visions Of Atlantis). In particolare va segnalato il brano più soft di tutti (l’unica vera ballata) che è il breve ‘Two Kings Of Realm’, per la calda voce maschile che addensa l’aria algida della strumentazione. Il pezzo che può essere visto come quello commerciale dell’album, ma poi non troppo, è la fluida ‘Night Of The Ravens’. In realtà, questo disco non si cimenta con canzoni smielate né con sonorità troppo mainstream, e di questo va dato merito. Altro momento particolare è ‘Break Into The Sky Of Aeon’ perché sembra più una estetica Melodic Death Metal che sinfonica, con quell’aria gotica e decadente che eleva tramite la sua malinconia. E poi alla fine ecco arrivare l’oscurità della suite finale, che porta alla morte l’eroe re; dieci minuti di title-track ‘The Last Viking’ che forse è il pezzo meno personale di tutti ma che mantiene comunque il vezzo serioso e valido di una opera concettualmente riuscita.
Le linee melodiche pregnanti si legano con un arrangiamento ricco ma non ridondante; tenendo perfettamente tutto in equilibrio. La corposità e la rarefazione si alternano ma in un continuum stilistico che avanza fluido. La bellezza della voce di Liv Kristine qui non c’è; ormai è chiaro che la finnica Elina Siirala non la eguaglierà mai, peraltro non ha alcun bisogno di provarci perché è assolutamente funzionale al lavoro, e comunque il suo cantato è senza difetti. La voce maschile presenta modi diversi di cantare, dal growl ottimamente performante alla virilità dal suono più pulito, ed è sostanziale la sua presenza nel tessuto sonoro. Non è solo un insieme di belle canzoni, ma anche una gustosa alternanza di panorami dato che le singole tracce hanno sfaccettature differenti tra loro. Questo lavoro è la prova che una ispirazione artistica di spessore può esistere anche senza essere sperimentatori.

Tracklist

01. Death Of A King
02. Chain Of The golden Horn
03. War Of Kings
04. Black Butterfly (feat. Clementine Delauney)
05. Serpents And Dragons
06. Dark Love Empress
07. Two Kings One Realm
08. For Victory
09. Varangians
10. Serkland
11. Night Of The Ravens
12. Flames In The Sky
13. Break Into The Sky Of Aeon
14. The Last Viking

Lineup

Elina Siirala: vocals
Alexander Krull: vocals
Micki Richter: guitars
Thorsten Bauer: bass, guitar
Joris Nijenhuis: drums