Luppolo In Rock – DAY 2 @ Cremona, 18 luglio 2026
Il 27/07/2026, di Alex Ventriglia.
Ancora ebbri dalla notte precedente, reduci dallo show sontuoso dei tenebrosi e regali Death SS e da una grande prova dei Deathless Legacy magnificati da una Steva suadente e rabbiosa, coppia che, a mio modo di vedere, ha monopolizzato, ammaliandolo, l’intero Luppolo In Rock che ha quindi celebrato degnamente il venerdì 17, si fa ritorno al Parco Colonie Padane che è pomeriggio inoltrato, rimedio quasi scontato per sfuggire un poco alla calura infernale che quest’anno pare non voler mai mollar la presa…
Il mio primo gruppo giornaliero sono gli ExpiatoriA, gruppo che ho avuto già modo di vedere dal vivo l’inverno scorso e che rinnova, con notevole efficacia, la grande tradizione che Genova ha con le sonorità oscure, plumbee, quel dark’n’doom metal d’impatto, ma estremamente profondo e ragionato, come soltanto gli italiani sanno suonare. Band con una lunghissima e travagliata storia alle spalle, che tra scioglimenti vari e repentini cambi di line-up si è potuta concedere il suo album di debutto soltanto di recente, nel 2022, grazie al brillante ‘Shadows’, e che poi ha via via messo in cascina esperienze di prestigio, tipo per esempio il nuovissimo e superbo split ‘Voci Notturne’ realizzato con Il Segno Del Comando, con la supervisione di Black Widow Records. Tutto questo forse per recuperare i numerosi anni perduti, facendolo direi anche in modo veloce, se consideriamo anche questo show di Cremona, non facile da affrontare visto l’orario pomeridiano, ma che i genovesi fanno proprio con bravura e determinazione, lasciando il segno specialmente con ‘When The Darkness Falls’ e ‘The Worm Man’.
La canicola non mostra alcun segno di cedimento, ma il Luppolo qualche rimedio te lo offre sempre, si prova a stemperare stando all’ombra, mentre sul palco salgono il gruppo femminile La Menade, acerrimo three-piece capitolino in circolazione da più di venticinque anni, e la cosa si vede e si sente, che Tatiana, Tanya e Laura non sono proprio delle “pischellette” e l’esperienza è tutta dalla loro parte. Lo si capisce anche da come sanno coinvolgere il pubblico, non numerosissimo, ma subito coinvolto dall’energia sprigionata dalle romane, certamente da annoverare tra le sorprese più gradite del sabato.
Sorprendenti anche i successivi Mayfire, ma li definirei più sprezzanti del pericolo, i norvegesi (norvegesi credo al loro debutto assoluto in Italia), i quali, incappucciati e abbigliati in tuniche nere, sfidano il caldo torrido e un pubblico che, probabilmente, neppure li conosce. Fautori di un progressive metal “cosmico” anche personale in certi suoi frangenti, ma “it’s not my cup of tea”, come si suol dire, e lascio il giudizio sul gruppo nordeuropeo a qualcuno più preparato di me, che sappia districarsi meglio nella matassa di suoni firmati Mayfire.
Rapido “rendez-vouz” con amici, addetti ai lavori o semplici conoscenti, perché al Luppolo, in un modo o nell’altro, arrivano tutti, legati dal grande amore per il metal e per un Festival che, volenti o nolenti, fa tendenza e rafforza i rapporti. Cosa di meglio ora quindi dell’inossidabile Pino Scotto che, spalleggiato da una formazione con gli attributi fumanti, colora questo iniziale scorcio serale con una performance delle sue, tutto cuore e sostanza, perché le “fregnacce” l’ex frontman dei Vanadium le ha sempre lasciate altrove, condannandole impietosamente, e a proposito di Vanadium, quando gli speaker tuonano fuori ‘Get Up Shake Up’ e la memorabile ‘Streets Of Danger’, non ce n’è più per nessuno! Grande Pino, personaggio spesso scomodo, a volte controcorrente, ma uno fottutamente autentico, oltre che vocalist di prima categoria, ragion per cui il pubblico non può che adorarlo. In un mondo popolato da troppi falsi eroi, poi…
Entriamo nella parte finale del sabato, i giochi si fanno dannatamente più duri, e la lucidità nella critica rischia di essere seriamente compromessa, specie se a scendere in campo è chiamata adesso una formazione che, con soli tre album e un frontman direi mitologico quale è stato Midnight, è entrata nel Gotha dei gruppi leggendari, senza se e senza ma. Scrivere il contrario, oppure con blasfemia negarlo, è semplice impossibile! Chi scrive ebbe poi modo di averci direttamente a che fare all’epoca di ‘Strange And Beautiful’, terzo disco dei Crimson Glory che, a dire il vero, aprì un po’ una crisi nella band, da una parte la Roadrunner Records con zero voglia di lasciarli andare, mentre dall’altra era la major Atlantic che pressava e li reclamava, li voleva ad ogni costo, ma che purtroppo finì per non comprenderli appieno. Come purtroppo è accaduto spesso con tanti gruppi. Per i Crimson Glory di Midnight l’Atlantic Records era la label dei Led Zeppelin, come non subirne il fascino? Tra i miei ricordi, che oramai si fanno sfocati, vi è pure un loro datato concerto in terra d’Olanda, credo fosse un Dynamo Open Air, e c’era con me Carmelo Giordano che fotografava quasi impazzito, una band che avrebbe fatto epoca… Noi non lo sapevamo ancora con certezza, ma le canzoni, quelle canzoni, avrebbero definitivamente lasciato il loro segno indelebile. Ragion per cui al Luppolo in Rock 2026, uno dei motivi per cui gli appassionati si sono precipitati a Cremona, cerchiando in neretto la data sul calendario, è stato appunto il ritorno in Italia dei Crimson Glory, i quali, al netto di facili “romanticismi” e di una passione che non viene mai meno, in definitiva suonano un concerto clamoroso, con capisaldi tipo ‘Where Dragon’s Rule’ e ‘Lonely’, i quali si incastrano alla perfezione con la nuovissima ‘Pearls Of Dust’, canzone cardine del nuovissimo, stupendo album ‘Chasing The Hydra’, ma è quando entrano in gioco meraviglie tipo ‘Masque Of The Red Death’, ‘Lady Of Winter’, ‘Lost Reflection’, ma soprattutto una ‘Red Sharks’ da fare accapponare la pelle, che si capisce che stiamo vivendo un evento, di quelli che ricorderemo negli anni a venire. Applausi scroscianti, per uno show strabiliante che ci auguravamo che fosse sì di tale intensità, ma i livelli sono forse stati superati, sbaragliando le aspettative.
Per questo motivo, felicissimo di essermi goduto pienamente i Crimson Glory, che mollo un po’ la presa e assisto al concerto degli Stratovarius solo dalle retrovie, un po’ distrattamente a dire il vero, anche se trovo la band finlandese in forma smagliante, comandata da un Timo Kotipelto particolarmente su di giri, voglioso di fare la differenza, in un contesto finale dove, oramai, sono le eccellenze a giocarsi i favori del pronostico. Bravissima la band di Helsinki, che intrattiene e guida alla grande un’audience che non vuole altro che questo, ossia divertirsi e farlo grazie a delle belle canzoni, cosa che agli Stratovarius viene naturale fare, vale a dire regalare al suo pubblico momenti indimenticabili.
Ma indimenticabile sarà anche il successivo spettacolo di Sua Maestà Udo Dirkschneider, il quale si fa letteralmente beffe della sua carta d’identità – carta d’identità che svela i suoi 74 anni d’età, ma è un errore, un tremendo errore, sarà forse stata una svista dell’anagrafe… – e getta sul campo un cuore immenso, oltre che un amore smisurato per i leggendari Accept, e se ‘Fast As A Shark’ è il brano con cui la sua omonima band apre le danze, capite che non ci sarà alcuna pietà, in questa nottata totalmente dedicata ai grandi classici e a quel divertimento, puro e semplice, che certo heavy metal portava con sé, a noi tutti, ascoltatori attempati e anche quelli meno “stagionati”, gli anthem marchiati Accept hanno fatto bene o male crescere tutti, e peste lo colga chi afferma il contrario. Quindi, a ruota libera, da ‘Balls To The Wall’ a ‘Losers And Winners’, da ‘Fight It Back’ a ‘Princess Of The Dawn’, da ‘London Leatherboys’ a ‘Midnight Mover’, da ‘Love Child’, a ‘Head Over Heels’, alla conclusiva ‘Burning’, il Luppolo viene così completamente assoggettato ai voleri del vocalist originario di Wuppertal, affiancato da un altro nome storico legato a quell’illustre passato, ovverossia Peter Baltes che degli Accept non era semplicemente il bassista, ma uno degli elementi cardine di una formazione che, in verità, non abbiamo mai smesso di amare. E al Luppolo In Rock 2026 ne abbiamo avuta l’ennesima riprova, con il pubblico completamente esausto a forza di cantare i loro inni immortali…
Servizio fotografico a cura di Yamilé Barcelò