Savatage + Vision Divine @ Castello Carrarese, Este (PD), 28 luglio 2026
Il 29/07/2026, di Gianfranco Monese.
Tornano in Italia i Savatage dopo una data sold out del 24 giugno 2025 all’Alcatraz di Milano con il loro “Prelude To Madness Tour”, e lo fanno tramite due eventi: quello odierno è stato infatti anticipato un giorno prima da uno show a Pompei, nel quale la band americana si è esibita con un’orchestra di 27 elementi.
Il concerto di Este, nel padovano, fa parte della kermesse estiva denominata Este Musical Festival: un mucchio di serate con ospiti variegati come, tra i tanti, Deep Purple, Pooh, Marco Masini, Il Volo, Sal Da Vinci, ai quali bisogna aggiungere l’arrivo degli Hollywood Vampires previsto per il 2 settembre prossimo, e va detto che la cornice del monumentale Castello Carrarese è quella ciliegina sulla torta di una serata che si prospetta imponente, per gli amanti dell’Hard & Heavy.
Serata che, alle 20:20, inizia con gli italiani Vision Divine: il quintetto capitanato da Olaf Thorsen, forte della reunion dello scorso anno col frontman Michele Luppi ed il tastierista Oleg Smirnoff, spinge subito sull’acceleratore dato il breve minutaggio a disposizione (quaranta minuti), ma anche un pugno di brani spediti che convincono immediatamente, a partire dall’opener ‘A Clockwork Reverie’, pezzo che apre l’omonimo EP uscito il ventidue maggio e di cui quattro, questa sera, sono gli estratti (recensione QUI). Va detto che i suoni non brillano, e l’assenza di un secondo chitarrista, data la recente defezione di Federico Puleri, un pò si sente quando Thorsen si diletta nelle parti soliste, ma l’alchimia e l’esperienza sono tali che lo show viene portato a casa senza alcun problema, grazie anche ad un roboante Luppi (bellissimo il momento in cui, per la prima parte “vocals & piano” di ‘Identities’, fa sedere tutti, e sedendosi pure lui assieme a Thorsen e Torricini, si ha come l’impressione di assistere ad uno di quei falò tra amici in riva al mare), un camaleontico Smirnoff ed un metronomo inarrestabile come Peruzzi. Alla fine, sono solo applausi.
Setlist:
A Clockwork Reverie
The Secret Of Life
18 (It Feels Like Heaven)
God Is Dead
Versions Of The Same
Identities
La Vita Fugge
Giungono le 21:30 quando tocca ai Savatage debuttare sulle note di ‘Dead Winter Dead’, e magicamente i suoni sono nitidi e perfetti (perché non regalare lo stesso trattamento anche alla band di spalla?): il pubblico, numeroso ma lontano dal sold out (rimanevano biglietti disponibili anche per il pit) si affolla calorosamente davanti al frontman Stevens e compagni, che snocciolano capolavori in sequenza senza dare troppo respiro, e sempre coinvolgendo. Impossibile non gioire sui primi due pezzi, così come sulla bellezza di ‘Chance’ (molto intenso il siparietto finale a più voci), mentre chicca della serata è sicuramente ‘Warriors’, al debutto in questo tour e cantata dal chitarrista Caffery (a cui, rispetto a Pitrelli, spetterà gran parte del lavoro solista), dalla voce più ruvida rispetto a Stevens, e per questo più adatta per un brano cantato in origine da Oliva. Ed a proposito di parti in solitaria, teutoniche e precise risultano le strumentali ‘Temptation Revelation’ e ‘Prelude To Madness’, utili a far riposare le corde vocali di un ineccepibile Stevens. Alle spalle della band un maxi schermo proietta video inerenti ai pezzi che si stanno svolgendo, alcuni buoni pur nella loro semplicità (come, ad esempio, l’immagine della copertina di ‘Dead Winter Dead’), altri, forse creati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, dalla qualità discutibile, come i due cobra che continuano a sfidarsi durante ‘Taunting Cobras’; saltuariamente, ove non è presente alcuna immagine o video, i due schermi ai lati del palco mostrano il concerto, mentre è il logo della band a farla da padrone su quello centrale dietro i sette membri. E così si arriva verso la conclusione senza rendersene conto, con una toccante ‘Believe’ introdotta e chiusa da Jon Oliva tramite un video mostrato sugli schermi (nel mezzo della canzone, egli viene “raggiunto” dal gruppo), ‘Gutter Ballet’ e ‘Edge Of Thorns’ che, una dietro l’altra, emozionano, e l’unico bis, classico fanalino di coda, ‘Hall Of The Mountain King’, a chiudere una serata precisa per scelta dei brani ed esecuzione, perfetta, epica, drammatica, trionfale, come solo la musica dei Savatage sa essere. La speranza, ora, è che non passi molto per un’altra calata italica di band immortali come questa.
P.S.: Un ringraziamento agli amici di sempre Alberto, Andrea, Elia, Matteo e Luca, per avermi fatto passare un bellissimo addio al celibato, ed ai Vision Divine per la dedica di ‘Identities’.
Setlist:
Morphine Child (intro)
Dead Winter Dead
Jesus Saves
Taunting Cobras
Tonight He Grins Again
Lights Out
Handful Of Rain
Chance
Warriors
Sirens
Strange Wings
Power Of The Night
This Is The Time (1990)
Temptation Revelation
Prelude To Madness
All That I Bleed
Miles Away
Unusual
The Hourglass
Believe
Gutter Ballet
Edge Of Thorns
Encore:
Hall Of The Mountain King