Uncle Acid & The Deadbeats – Shapes Of Midnight
Il 25/09/2026, di Federica Sarra.
Gruppo: Uncle Acid & the Deadbeats
Titolo Album: Shapes Of Midnight
Genere: Psych Rock, Stoner Rock/Metal, Vintage
Durata: 45:03 min.
Etichetta: Killer Candy Records
Distributore: Redeye
Dopo ‘Nell’Ora Blu’, un disco tanto affascinante quanto particolare, gli Uncle Acid & The Deadbeats tornano a scrivere canzoni. Può sembrare una semplificazione, ma il punto è più o meno questo. Il lavoro precedente seguiva la struttura di un giallo italiano immaginario, completo di dialoghi, personaggi e lunghe parti strumentali. ‘Shapes of Midnight’ recupera invece riff e ritornelli, senza rinunciare a ciò che la band ha imparato lavorando in modo così cinematografico.
Anche questa volta esiste una storia, o almeno una cornice. Il riferimento è La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe: un gruppo di privilegiati si chiude in un luogo sicuro mentre fuori il mondo sta morendo, convinto che il denaro possa tenere lontana la fine. Non occorre insistere troppo sull’attualità del tema. Kevin Starrs evita infatti di trasformarlo in un messaggio esplicito e lascia che siano il suono e l’atmosfera a fare il lavoro sporco.
Il disco è stato registrato dal vivo su nastro ad Abbey Road, utilizzando vecchie console EMI e apparecchiature degli anni Sessanta. Una scelta che, affidata a un’altra band, avrebbe potuto produrre il solito esercizio vintage. Gli Uncle Acid appartengono però a quella ristretta categoria di gruppi che possono permetterselo. Non hanno bisogno di esibire il passato: è il loro ambiente naturale.
‘House by the Grave’ apre l’album con quasi sette minuti di fuzz, chitarre pesanti e tempi dilatati.
Non c’è fretta di arrivare da qualche parte. Il brano procede, si avvita su sé stesso e lascia crescere una sensazione poco piacevole. È uno dei pregi ricorrenti della scrittura di Starrs: sa quanto può insistere su un riff prima che diventi monotono e, soprattutto, sa che rallentare può risultare molto più minaccioso che alzare semplicemente il volume.
La title track mette invece a fuoco quello che la band ha definito il proprio suono “Evil Beatles”. Per una volta, una formula promozionale descrive davvero ciò che si ascolta. Le melodie e le armonie vocali potrebbero quasi appartenere a un disco pop della fine degli anni Sessanta, se sotto non ci fossero chitarre deformate, immagini di morte e quella voce nasale e distante che rende immediatamente riconoscibile qualsiasi brano degli Uncle Acid.
Non è un gioco nuovo per loro. Da ‘Blood Lust’ in avanti, la band ha costruito la propria identità proprio sul contrasto tra melodie sorprendentemente orecchiabili e storie popolate da assassini, sette, manipolatori e vittime. La differenza è che in Shapes of Midnight il meccanismo appare più raffinato. Le canzoni non cercano sempre il riff memorabile al primo ascolto; alcune si aprono lentamente e chiedono un po’ più di attenzione.
‘Don’t Let It Control You’ è tra i momenti più immediati. Ha un andamento quasi ipnotico, un ritornello che rimane addosso e quell’aria da singolo proveniente da un 1969 finito male. Altrove emergono passaggi più metallici, qualche richiamo alla NWOBHM e incursioni di tastiere e sintetizzatori che spostano il disco verso territori krautrock. Tutto, però, rimane dentro il mondo degli Uncle Acid, non sembra mai una lista di influenze incollate insieme.
La registrazione ad Abbey Road merita una precisazione, ‘Shapes of Midnight’ non suona prezioso e neppure particolarmente pulito, suona fisico. Le chitarre hanno spessore, la batteria conserva un impatto naturale e i diversi strumenti non vengono schiacciati in una massa indistinta. Si avverte la qualità della registrazione, ma anche la volontà di non correggere ogni asperità. Ed è giusto così: un disco degli Uncle Acid perfettamente lucidato perderebbe buona parte del suo fascino.
Rispetto a ‘Nell’Ora Blu’, il nuovo lavoro è certamente più accessibile. Rispetto ai dischi che li hanno fatti conoscere, è meno immediato di quanto possa sembrare. ‘Blood Lust’ rimane probabilmente irraggiungibile, anche perché conteneva quella combinazione di sorpresa e brutalità che una band può produrre una sola volta. Shapes of Midnight non prova a rifarlo e questa è già una buona notizia.
Dopo sette album, gli Uncle Acid & The Deadbeats continuano a essere una garanzia.
Raffinatissimi, ma mai eleganti in modo rassicurante. Il loro mondo resta sporco, malato e pieno di pessime intenzioni.
Tracklist
01. House By The Grave
02. Shapes Of Midnight
03. When Evil Wakes
04. Don’t Let It Control You
05. Psycho On The Loose
06. I Won’t Sleep (‘Til You’re Gone)
07. The Other Side Of The Sky
08. Sleep No More
Lineup
K.R. Starrs – voce, chitarra
George Hudson – chitarra
Justin Smith – basso
Jon Rice – batteria
Rachel Burnett – tastiere, organo