Infection Code – Il padre degli elementi

Il 17/11/2023, di .

Infection Code – Il padre degli elementi

A una anno di distanza dall’uscita di ‘Alea Iacta Est’ ritroviamo Gabriele Oltracqua, voce dei piemontesi Infection Code, che ci ha fatto conoscere i segreti del nuovo album ‘Sulphur’. Esoterismo, testi ispirati alla letteratura e un titolo che rimanda all’elemento fondamentale dei metalli. Sono tanti sono gli argomenti trattati e Gabriele è stato come di consueto preciso e puntuale nello svelarci ogni sfumatura della sua nuova creatura. 
Ciao Gabriele, benvenuto a Metal Hammer, è un piacere ritrovarti.
“Ciao Alessandro, piacere mio”.
‘Sulphur’ (trovate QUI la recensione) esce ad un solo anno di distanza da ‘Alea Iacta Est’. Vi trovate in un momento estremamente prolifico dal punto di vista compositivo…
“Sì, esattamente a un anno. Se guardiamo indietro ai tempi recenti della nostra carriera dal 2018 abbiamo pubblicato quattro album. Con tutto quello che è accaduto a causa della pandemia e avvicendamenti in seno al gruppo con numerosi cambi in line-up dovuti a vari motivi, questi sono stati anni assolutamente prolifici. Quando nel 2022 abbiamo pubblicato ‘Alea Iacta Est’ eravamo già a buon punto con la composizione di ‘Sulphur’, a gennaio del 2023 siamo infatti entrati in studio. Lavoriamo molto da casa e quando entriamo in studio raccogliamo le idee e proseguiamo con la composizione. Soprattutto Chris (chitarrista) che è entrato in pianta stabile nella band due anni fa ha dato un grande contributo alla scrittura di ‘Sulphur’. Un ragazzo giovane, pieno di entusiasmo, che con Ricky (batterista) ha trovato fin da subito una grande intesa. Pensa che per ‘Sulphur’, che è composto da otto brani più una cover degli At The Gates, avevamo altri due brani che poi abbiamo deciso di non utilizzare”.
Grazie all’ingresso di Chris in formazione quindi il gruppo gode di un rinnovato e palpabile entusiasmo. Dobbiamo aspettarci nuovo materiale già nel 2024 o pensate di rallentare il ritmo?
“Durante la registrazione di ‘Sulphur’ purtroppo Davide (bassista) ha dovuto lasciare la band per motivi personali e Chris ha registrato anche le parti di basso. Soltanto a maggio Andrea (nuovo bassista) è entrato in pianta stabile in formazione, praticamente a registrazioni ultimate. Chris dal punto di vista compositivo è un fermento continuo e in una band come la nostra non può fare che bene, però adesso desideriamo focalizzarci sulla promozione del nuovo album poiché in seguito alla pubblicazione di ‘Alea Iacta Est’ non abbiamo suonato molte date proprio in quanto ci siamo concentrati sulla scrittura e registrazione di ‘Sulphur’. La nostra intenzione è di dilatare il tempo e dare maggiore spazio alla promozione del nuovo disco”.

Restiamo un attimo focalizzati sul lavoro di Chris. Ascoltando ‘Sulphur’ ho notato che il suono della chitarra appare forse più acido, lievemente influenzato da un genere come lo stoner, più strutturata probabilmente grazie agli effetti come per esempio su ‘The Colour Out Of Space’ o ‘Evil Side Of Mercy’ o ancora ‘Blinded By Fear’, la cover degli At The Gates.
“Chris è un chitarrista death/thrash molto crudo, ha una valida effettistica ma è un musicista molto istintivo e diretto, pure se preciso e tecnico. Ha un approccio più violento piuttosto che mirato alla ricerca dell’effetto in sé. Mi fa piacere che tu abbia trovato queste sfumature, perché paradossalmente noi non le sentiamo così manifeste, probabilmente è una cosa quasi involontaria. Tieni conto che il basso è stato suonato da Chris che ha una mano da chitarrista, quindi inconsciamente il suono più distorto del basso si è amalgamato a quello della chitarra ed ecco da dove emerge probabilmente quella sensazione di acidità di cui parlavi tu. Su ‘Alea Iacta Est’ il basso di Davide era molto più lineare, mentre qui risulta più slabbrato, passami il termine”.
Invece dal punto di vista puramente compositivo e musicale quali sono le principali differenza tra ‘Sulphur’ e ‘Alea Iacta Est’?
“Io credo che ‘Sulphur’ sia sostanzialmente un disco più chitarristico e meno ritmico rispetto ad ‘Alea Iacta Est’ e anche ad ‘In.R.I.’; si tratta di un disco più propriamente death/thrash e anche la parte elettronica qui è stata messa da parte per dare più risalto ad un approccio più diretto e asciutto. Inoltre i brani sono meno articolati, meno cervellotici, stiamo infatti cercando di lavorare a canzoni meno sperimentali rispetto al passato”.
In effetti in ‘Sulphur’ si sente molto meno il legame con i Meshuggah che su ‘Alea Iacta Est’ era più evidente.
“Questo proprio perché abbiamo cercato di rendere strutturalmente più snella la composizione della forma canzone. All’interno della band la persona che spingeva più verso quella forma cervellotica ero io, però ho capito che sarebbe stato necessario alleggerire quella struttura che rendeva i brani così granitici. Di questi tempi la gente tende ad essere molto più superficiale all’ascolto e continuare a scrivere brani di sette, otto minuti alla lunga può risultare quasi logorroico, un’arma a doppio taglio. Questo in funzione di una più snella fruibilità del metal in forma canzone. Quindi perché non provare a scrivere qualcosa di più semplice”.
Per quanto riguarda il brano più rappresentativo dell’album, su Alea Iacta Est’ era ‘Red Death Masquerade’, che comprendeva tutti gli elementi presenti tra i vari brani in scaletta. In ‘Sulphur’ c’è una canzone che tu reputi più rappresentativa?
“Secondo me è ‘The Colour Out Of Space’ perché ci sono tutti quegli elementi che puoi ritrovare durante l’ascolto di ‘Sulphur’ ed è una canzone in cui siamo riusciti a sintetizzare tutto quello che volevamo dire. Un altro potrebbe essere ‘Lurking Creepy Love’ che noi chiamiamo la “ballad”, un esperimento che non avevamo mai fatto, una canzone lenta ed emotivamente carica che sfocia in un cadenzato quasi drammatico”.
Riguardo le liriche andiamo invece in parallelo a toccare due diversi aspetti. È evidente che rimandino a un tema esoterico e al contempo anche la copertina, che è esplicita di ciò che ritroviamo nei testi dei brani, ma anche il titolo stesso del disco, ‘Sulphur’, diretto ed esplicito di un elemento fondamentale…
“Per le liriche ho voluto, partendo da proprio da ‘Red Death Masquerade’ contenuto in ‘Alea Iacta Est’, ispirarmi ad un racconto di Edgar Allan Poe. Poi mi sono detto: perché non prendere ispirazione da racconti o romanzi di autori di fantascienza e horror che seguo, che leggo, che amo, come ad esempio H.P. Lovecraft, Evangelisti, Bradbury e Philip Dick, prendendo spunto da romanzi un po’ più di nicchia rispetto a quelli maggiormente conosciuti dal pubblico? Tutti i testi fanno riferimento a brani delle loro bibliografie. La copertina, di conseguenza, mostra tutti i vari elementi che ritroviamo nei testi. La faccia dell’anziano è riconducibile a ‘Evil Side Of Mercy’, il meteorite in alto a ‘The Colour Out Of Space’, il labirinto a ‘Maze Of Death’, la giostra a ‘Something Wicked This Way Come’, tratta da un romanzo di Ray Bradbury. Poi il titolo, ‘Sulphur’, che non è direttamente legato ai temi delle liriche, ma volevamo mettere in risalto lo zolfo che in alchimia è di fatto il padre degli elementi, quello che genera i metalli. Così, peccando un po’ di presunzione, ci siamo presi la briga di essere dei piccoli alchimisti che generano del metallo”.

Quindi alla luce di quanto mi hai appena raccontato non sbaglio affermando che ‘Sulphur’ e il suo predecessore siano legato l’uno all’altro.
“Dal punto di vista temporale sicuramente sì, del resto sono usciti uno di seguito all’altro, dal punto di vista testuale soltanto in parte perché siamo partiti dall’esperimento di ‘Red Death Masquerade’ e in ‘Sulphur’ abbiamo sviluppato questa ricerca lirica che affonda in racconti e romanzi per tutti i brani, ad eccezione della cover degli At The Gates e dell’ultimo brano ‘Lurking Creepy Love’. ‘Sulphur’ è certamente più coeso e dinamico, probabilmente più compatto pur non essendo un concept in senso stretto ed è stato composto con molta più partecipazione di ‘Alea Iacta Est’. Non che questo non lo fosse, ma qui c’è sicuramente più entusiasmo e a mio avviso si percepisce”.
Sì, le canzoni dell’album risultano più fluide e meno cervellotiche, pur rimanendo in un ambito death/thrash, ma più fruibile anche a chi è meno avvezzo a sonorità più estreme.
“Era il nostro intento e sono felice del fatto che ciò si percepisca, far comprendere la sostanza del disco arrivando dritti al punto con una maggiore immediatezza nell’ascolto”.
Credo che la natura più istintiva di ‘Sulphur’ possa aiutarvi ad aprire nuove porte e a farvi raggiungere un maggior pubblico perché di fatto la vostra è una continua e costante evoluzione. In funzione di ciò ti chiedo se c’è la possibilità, in futuro, di vedere pubblicato un cofanetto celebrativo contenente tutta la vostra discografia da ‘Life Continuing Point’ del 2002 fino al nuovo album. È innegabile abbiate un nutrito seguito di pubblico che apprezzerebbe molto.
“Sarebbe davvero molto bello, ma dovremmo prima di tutto trovare un’etichetta che sia interessata ad un’operazione di questo tipo e allo stato attuale non è facile trovare una casa discografica che ti stampi e supporti anche solo per un disco. Anche se noi siamo sempre riusciti in questo, ci siamo trovati sempre molto bene con tutte le etichette con le quali abbiamo collaborato e ne siamo felici, tra queste Argonauta Records che ci è stata vicina per dieci anni, adesso la Time To Kill Records con la quale abbiamo firmato il contratto per ‘Sulphur’, però per una band come la nostra i numeri sono davvero molto bassi per cui un’operazione di questo tipo al momento non è presa in considerazione”.
Per la promozione di ‘Sulphur’ avete delle date già fissate?
“Abbiamo suonato il 31 ottobre ad Alessandria per presentare il disco, il 18 novembre saremo al Blah Blah di Torino, due date a Lodi e Saronno per gennaio e febbraio, a marzo altre date, una a Genova e una a Milano. La scorsa estate abbiamo suonato al Metal Valley a Rossiglione, sulle alture di Genova, una giornata davvero stupenda”.
Nel ringraziarti per questa illuminante chiacchierata vuoi aggiungere qualcosa che non abbiamo detto?
“Ringrazio te e Metal Hammer per lo spazio e il tempo che concedete agli Infection Code ricordando a chi ci leggerà di seguire i canali social della band e della nostra etichetta Time To Kill Records che sta facendo una promozione veramente notevole. Inoltre di supportare le band italiane anche soltanto con l’acquisto di un disco o del merch ufficiale che è importante soprattutto da un punto di vista morale per il duro lavoro nella composizione di un nuovo disco”.

INFECTION CODE
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Time To Kill Records

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