Ponte del Diavolo – Torino esoterica

Il 05/03/2024, di .

Ponte del Diavolo – Torino esoterica

Emergendo dal mistero e dai meandri dell’oscura città di Torino, risplendono le figure dei Ponte del Diavolo. Una talentuosa band composta da cinque membri di cui una forte presenza femminile, incarnata dall’affascinante voce e performer Erba del Diavolo.
Lo scorso 24 febbraio abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla prima tappa del tour a La Claque di Genova insieme ai Malombra, un evento che li ha visti ricevere acclamazione straordinaria da pubblico e critica. Abbiamo intervistato il bassista, esattamente Krhura Abro, che ci parla un po’ della sua band.

Ciao e benvenuto su Metal Hammer. Raccontaci un po’ di voi e di come è nata l’idea dei Ponte del Diavolo. Erba del Diavolo, Abro, Laurus, Segale Cornuta, Nerium. Da dove provengono i vostri nomi?
“Erba del Diavolo aveva voglia di un nuovo progetto Doom con 2 bassi, ci ha reclutati, abbiamo fatto qualche jam assieme, aggiungendo le nostre influenze e da lì è nato tutto. I nostri nickname derivano da nomi di piante psicoattive. (ride)”
Siete di Torino, città esoterica per eccellenza. In che modo questo tema influenza la vostra musica?
“Direi tantissimo, amiamo la nostra città sia a livello artistico, sociale che ‘sottile’. Qui si respira un’atmosfera magica.”

Avete pubblicato il vostro primo EP ‘Mystery of Mystery/Secret’ nel 2020 presso Dracma Studio con il produttore L’Ossario, un luogo dove molti altri artisti storici hanno avuto inizio. Come è stata questa esperienza?
“Alcuni di noi frequentano la Dracma da 20 anni almeno. Fino a fine anni ’90 se facevi metal e dovevi registrare un demo in presa diretta andavi in Dracma. Abbiamo deciso di far mixare tutto a Rob dell’Ossario per la sua grande conoscenza del genere e anche perché ci conosciamo da tanto tempo.”
Dopo tre EP, avete realizzato il vostro primo album ‘Fire Blades From The Tomb’ con la Season of Mist, che è stato molto ben accolto dalla critica. Puoi raccontarci un po’ di più su questo progetto?
“Dopo la pubblicazione del terzo EP avevamo già iniziato a scrivere il disco poiché era un obiettivo presente nei nostri piani quello di fare una trilogia di EP e un full. Season of Mist è caduta a pennello e ci ha contattati proprio durante la scrittura, per cui questa cosa ci ha solo dato un po’ di gas per accelerare il processo.”
Nell’album avete scelto di inserire anche una cover di Nick Cave, ‘The Weeping Song’. Qual è il motivo di questa scelta?
“Pura e semplice voglia di farlo, non c’è una motivazione specifica direi, personalmente amo le cover stravolte. Inoltre, è tra quegli ascolti che condividiamo.”
Avete in programma un tour nel nord Italia e una data in Svizzera. Prima data da battesimo con i Malombra, come vi sentite a riguardo?
“Siamo carichi e felici di notare l’attesa per i concerti. I Malombra e la Black Widow sono pezzi di storia, è stato un onore per noi. Inoltre, la serata è stata aperta da ‘Ogni verbo è diceria’ che ha confermato la capacità di Nequam e Vittorio Sabelli di essere artisti di livello, fuori dagli schemi.”
L’uso di due bassi è una caratteristica molto doom, che conferisce alla vostra musica maggiore profondità. Quali band ascoltate e che ci consigliate di ascoltare?
“Ti ringrazio e concordo, sì, dà più profondità. Per quanto mi riguarda posso citare i miei ultimi ascolti e acquisti di roba recente: Hauntologist, Moderat, Hallas, Departure Chandelliere…”
Cosa vi sentite di dire alle nuove generazioni che vogliono intraprendere il vostro percorso musicale o avvicinarsi al vostro stile?
“Niente, non lo senti l’odore dell’Apocalisse? (risata malefica)”

 

 

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