Mgła + In Twilight’s Embrace + Odium Humani Generis @ Largo Venue, Roma 07 settembre 2022

Il 12/09/2022, di .

Mgła + In Twilight’s Embrace + Odium Humani Generis @ Largo Venue, Roma 07 settembre 2022

Lo sciame nero è visibile dai finestrini del tram almeno ad un paio di fermate di distanza, sulla Prenestina, da prima di smontare dal 14. Per essere settembre è ancora caldo come nel ventre bollente dell’estate. Per fortuna il Largo Venue offre un vasto spazio esterno che, con le sue file di lampadine appese tra i tendoni bianchi, tutto sembra fuorché la cornice dell’evento black dell’anno nella Capitale. Non so se i Mgła abbiano mai fatto serate su Roma prima di oggi, confesso con colpevole ignoranza, ciononostante sono anni che li seguo senza aver mai scovato date sul territorio nazionale. Allo stato attuale la band polacca si colloca tra le correnti leader nel trend Black post Inner Circle.

Odium Humani Generis
Non sono ancora le otto quando l’arpeggio iniziale del debutto ‘Przedzzien’ degli Odium Humani Generis richiama all’interno il grosso del pubblico che, tutto sommato, rimane esiguo a confronto con le mie aspettative. Un po’ c’entrano i circa 30€ all’ingresso in questi tempi di bovini macilenti, un po’ perché quando gli OHG iniziano a vomitare il loro estratto di angosce esistenziali, impregnate di autentico disprezzo per la razza umana, tutti gli spettatori sono ancora incagliati nel vortice mondano di saluti e presentazione, perché tutto sommato i live nella capitale sono, per la fauna metallara, l’equivalente dei pranzi di famiglia dove rivedi tutti. Si entra subito nel vivo, vale a dire oscurità, angoscia, disperazione.
L’approccio al black degli OHG è d’impatto, rabbioso ma corredato di interludi melodici dall’incedere malinconico che dimostrano di aver mutuato la lezione del Suicidal Depressive senza sacrificare la politica dell’assalto sonoro, portata avanti dalla sezione ritmica bestiale, che rimane il trademark della scena polacca. Se volete la traduzione visiva del loro sound provate ad immaginare i Drukhd con casermoni fatiscenti al posto dei paesaggi autunnali. Il cantante chitarrista Adam Bialowski rende appieno l’orrore dell’alienazione urbana con le sue scream vocals dal timbro medio, al confine col death. Man mano che procedono nel riproporre l’ottimo ‘Przedzzien’, uscito per Cult Of Parthenope a fine 2020, non ci sono introduzioni ai pezzi o interazioni col pubblico. Glaciali fino alla fine.

In Twilight’s Embrace
Setlist:
The Death Drive
Smoke and Mirrors
LifebloodIskry
Sedation to Sedition
Te Deum

Richiuso il vortice nero che si era aperto sul palco, a risucchiare la vertigine sociale del pre-live, mi ritrovo a ringraziare, dentro di me, gli organizzatori che, oltre ad aver portato i Mgła nella Capitale, hanno risparmiato al pubblico le solite bands imbucate dalle agenzie pay to play, di modo da mantenere la compattezza stilistica della serata sullo stesso livello di qualità.
Fuori il cielo si è scurito ma la temperatura rimane piuttosto alta. Il tempo di poche chiacchiere che gli In Twilight’s Embrace salgono per un breve sound check mentre gli addetti accendono due file di candele ai lati del palco. L’unica fonte di illuminazione che rimane ora che si abbassano i riflettori. Le chitarre prendono posizione, prima di attaccare ‘The Death Drive’ dall’ultimissimo Lifeblood. Ciprian Lakomy trascina l’asta del microfono da un angolo all’altro del palco ruggendo con le sue molte voci – growl, scream, clean – tra i fumi di scena come un’idra consumato dalle sue stesse fiamme. La setlist, in totale dall’ultimo full lenght uscito in primavera per Malignant Voices, alterna mid tempos cadenzati a pezzi veloci dal taglio black epico. Rimane fuori la primissima produzione metalcore. Gli ITE tengono il palco per un’ora circa senza cedimenti, col loro sound ibrido di venature death che ricorda i Behemoth sul finire dell’era black. Rispetto agli OHG ciò che fa la differenza è il carisma del frontman, più interattivo con gli spettatori, sempre in moto sul palco senza mai mollare la presa sul pubblico.

Mgła
Setlist:
Age of Excuse II
Exercises in Futility I
Exercises in Futility IV
Mdłości II
Age of Excuse V
With Hearts Toward None I
Age of Excuse IV
Exercises in Futility II
Exercises in Futility V
Age of Excuse VI

Con l’ultima interruzione prima del clou della serata ho modo di notare che il pubblico, seppur presente sotto il palco fin da inizio concerto, mai sparpagliato più fuori che dentro come spesso accade sino all’esibizione degli headliners, si è ingrossato parecchio rispetto ad un paio d’ore prima. In molti, in particolare i blacksters locali assuefatti agli orari lassi degli eventi metal su Roma ma anche coloro che si sono precipitati dopo il lavoro, sono arrivati nel corso dello show degli In Twilight’s Embrace. Il solito falso allarme del sound check ripopola lo spazio interno. Per pochi istanti si affaccia Mikolaj Zentara, incappucciato nella zip, ma senza la maschera di stoffa scura in stile Elephant Man delle foto promozionali, a gracchiare un paio di rantoli mentre testa la sei corde. Ma a questo punto sono tutti dentro. È solo questione di minuti prima che le luci tornino a incrociarsi sul logo della band, sullo sfondo, tingendo di sfumature bluastre i volti, deformati dall’angoscia, dipinti sui drappi laterali. Sotto i Mgła compaiono con l’outfit solito da rapitori di bambini in giro con furgoni dai finestrini oscurati nei pressi dei cortili delle scuole. Chiodo, felpa, cappuccio integrale calato sul viso. Attaccano con ‘Exercises in Futility II’. Resa del suono perfetta. Ottima l’acustica, in grado di garantire l’equilibrio fra tutti gli strumenti. La batteria scuote le assi del palco come sotto una pioggia di meteoriti. Le chitarre vibrano nel mood drammatico alla base della loro formula artistica. Mosh pit modesto. Il pubblico è più ipnotizzato che gasato. Lo screaming di Zentara disegna smorfie grottesche tra le pieghe del cappuccio. Per tutta la durata dell’esibizione, fino alle 23 passate, restano immobili nei loro strati di nero (mi rifiuto di immaginare il calore corporeo sotto le maschere). Il picco dello show arriva col penultimo brano ‘Exercises in Futility V’, con alcune file sotto le casse che urlano in sincronia “Blessed be…” ad ogni strofa. Segue ‘Age of Excuse IV’ in chiusura, dopodiché sfilano le tracolle per poi sparire tra le volute di fumo che vanno assottigliandosi. Niente parole di congedo né plettri gettati al pubblico. Si defilano come automi al termine della performance. Peggio degli Odium Humani Generis, almeno loro avevano dei volti.

 

Foto di Salvatore Marando

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