Lucynine – Amor Venenat

Il 06/08/2020, di .

Gruppo: Lucynine

Titolo Album: Amor Venenat

Genere: , , ,

Durata: 67 min.

Etichetta: Inverse Record

85

‘Amor Venenat’, l’amore avvelena, è questo il titolo del disco d’esordio del progetto Lucynine.
Lucynine è uno studio project nato dalla mente del cantante, poli-strumentista e produttore Sergio Bertani nel 2013, anno d’uscita di ‘Chronicles From Leri’, EP che riscosse una buona visibilità agevolata dalla presenza di ospiti come John Baggott (Massive Attack e Robert Plant) e il chitarrista Gigi Giugno dei torinesi Braindamage.
Dopo sette anni, Bertani torna a farsi sentire con un disco di 67 minuti su tredici tracce pubblicato dai finnici della Inverse Record. ‘Amor Venenat’ è un concept album che, come dichiarato da Bertani stesso, “sviscera i lati più oscuri e negativi della sfera sentimentale. Un viaggio tra amore, lussuria, sofferenza, rabbia e morte; una fiaba a cui non c’è lieto fine”. Il disco prodotto, suonato e cantato interamente da Sergio Bertani, può contare anche interventi di quattro celebri attori e doppiatori: Grazia Migneco, Gianna Coletti, Claudia Lawrence e Dario Penne.
Il disco si apre con la breve e brutale ‘Family’, dove Bertani apre le danze con un muro di chitarre black metal e un potente scream. Successivamente troviamo ‘Nine Eleven’ (primo singolo estratto dalla release) e qua arriva la prima sorpresa, il mood cambia completamente: il muro di chitarre black lascia subito spazio ad un sound più alternativo e Bertani favorisce le clean vocals arrivando a un ritornello che vi rimarrà appiccicato in testa, il brano “rende anche omaggio” a ‘Day Tripper’ dei Beatles.
Il terzo brano è ‘Vetyver 717’, brano impreziosito da una gran prestazione di Gianna Coletti, il brano si apre su dei synth che tanto ci ricordano i Massive Attack, salvo poi cambiare nuovamente direzione grazie ad un massiccio riffing, sei minuti di cupezza (quasi totalmente strumentali), di sperimentazione tra heavy, trip hop che ci regalano uno dei punti più alti del disco. Con ‘Charlie’s Got Blue Eyes’, Bertani mischia nuovamente le carte in tavola (il saper cambiare continuamente genere e contaminazioni è uno dei punti di forza del disco) e inizia il brano con un inaspettato punk rock con alcune influenze surf, brano che inizialmente stupisce anche per il mood, infatti dopo molte atmosfere particolarmente oscure il brano vira momentaneamente verso atmosfere più solari, atmosfere solari che però vengono abbandonate nella coda del brano, quando il brano vira improvvisamente su atmosfere dark che sotto certi aspetti richiamano i Korn, le chitarre ricominciano a macinare riffoni, e Bertani torna a cantare con un potente growl. Si passa così per l’inaspettata ‘Things I’ll Never Know’, dove il disco cambia per l’ennesima volta direzione, un brano leggero e strano con un ritmo quasi ipnotico dettato dalle tastiere. Altro brano, altro genere, con Bertani le sorprese non sono mai finite, ‘Apostasia’ è un brano prevalentemente post punk con, anche qua, sfumature al Trip Hop dei Massive Attack. Con il settimo brano in scaletta, Bertani continua con ritmi più leggeri e riflessivi: ‘White Roses’ potrebbe tranquillamente trovare posto negli album solisti di Nergal con il suo progetto ‘Me And That Man’.
Si arriva così ad ‘Anthony Hopkins’, brano strumentale cupissimo che fa presagire su qual binari sta per finire il disco, Bertani sperimenta su un brano strumentale che riporta il disco su un mood parecchio cupo che culmina con una prestazione sontuosa di Dario Penne (voce italiana di Anthony Hopkins, Michael Caine e molti altri).
Si arriva così a ‘Roma Blue’, Bertani torna su atmosfere decisamente death e ci regala probabilmente il punto più alto del disco, ritmi che non cessano su ‘Tutto il male del mondo’, dove Bertani alza ancora leggermente l’asticella per quanto riguarda la violenza. Nel disco trova spazio anche una cover, ovvero ‘Everyone I Love Is Dead’ dei Type O Negative, che in questa versione rivista di Bertani assume una versione con un sound decisamente più british (oseremmo dire quasi sabbathiana) grazie ad un sound interessante per quanto riguarda le chitarre. Ancora violenza, brutalità e oscurità in ‘Heartectomy’ brano che oscilla continuamente tra black e death metal. A chiudere le danze ci pensa ‘200335310818’ un lungo brano strumentale e sperimentale di 12 minuti, che bene riassume il lungo viaggio di ‘Amor Venenat’.
‘Amor Venenat’ è un disco che stupisce per la sua freschezza e originalità compositiva, le scelte in fase di arrangiamento e produzione ci consegnano un disco di una maturità che è raro trovare in un disco d’esordio.
Sicuramente la vera sorpresa del disco è la facilità con cui Bertani spazia tra vari generi e contaminazioni (soprattutto tenendo conto che ha fatto tutto interamente da solo), varietà che richiede un ascolto attento del disco, perché sia per scelte musicali e che per alcuni passaggi nei testi è un disco che richiede una certa concentrazione in fase di ascolto, uno sforzo che verrà sicuramente ripagato, perché ‘Amor Venenat’ è una perla inaspettata dal prolifico mondo underground.

Tracklist

01. Family (feat. Grazia Migneco)
02. Nine Eleven
03. Vetyver 717 (feat. Gianna Coletti)
04. Charlie’s Got Blue Eyes
05. Things I’ll Never Know
06. Apostasia
07. White Roses
08. Anthony Hopkins (feat. Dario Penne)
09. Roma Blue
10. Tutto il Male del Mondo (feat. Gianna Coletti)
11. Everyone I Love Is Dead
12. Heartectomy
13. 200335310818

Lineup

Sergio Bertani: vocals, guitar, bass, synth