OK WAIT – Signal

Il 10/07/2023, di .

Gruppo: OK WAIT

Titolo Album: Signal

Genere: ,

Durata: 47 min.

Etichetta: Golden Antenna Records

64

OK, aspetta! Potrebbe essere anche un invito della band di Amburgo verso il pubblico. Della serie: fermatevi ad ascoltare, a capire la nostra arte. Bella prova soprattutto per l’effetto graffiante dei medio alti sui nostri timpani. Armoniche da distorsione e piatti a manetta per un hiss perenne, che regala attimi di paradiso quando si interrompe tutto per qualche ottavo. Secondo album per gli OK WAIT, sound che partendo da un post-rock/metal, sterza qua e la verso stoner e tutto l’occorrente per non porsi limiti attingendo da tutto quello che il metal ha offerto nei decenni, soprattutto negli anni novanta. Signal si apre con ‘Escape’, bell’incedere che tradisce un bel tiro ed una certa energia che resta trattenuta in un lento crescendo votato alla classica saturazione armonica che dovrebbe scaturire un crescendo di emozioni. Per amanti del genere. La successiva ‘Letter’ segue quasi senza stacco per poi dopo poco più di un minuto interrompersi e gelarsi in qualcosa di più atmosferico e marziale. Il groove si ingessa e in loop la traccia continua a girare su se stessa. Alla terza traccia si inizia già a faticare, ‘Damage’ rallenta ancora il tempo, sonorità sicuramente moderne ma sempre molto lenta l’evoluzione. Il basso prova a proporre qualcosa ma si resta sempre, pericolosamente, a girare su se stessi. Giri che dall’ipnosi portano facilmente alla trans, distorsioni giungono in soccorso per dare varietà a qualcosa che non riesce a trovare una strada. Dopo cinque minuti al palo, si scatena un qualcosa di violento, un muro di suono dalla cattiveria quasi black metal, quasi nel senso di vorrei ma non riesco. ‘Return’ rallenta ulteriormente i tempi, siamo nel post-rock. Battuta dopo battuta, nell’attesa di qualcosa ci si ritrova in stato catatonico. Dal crescendo si passa negli ultimi minuti del brano ad un lento fade out degli strumenti senza sussulto alcuno. E’ il turno di ‘Horses’ singolo di lancio dell’album. Riff super effettato che sembra avanzare con difficoltà appesantito da un suono super effettato che copre quasi la batteria. A metà traccia il tutto si spezza per un attimo suggerendo una nuova ritmica, che rapidamente viene ricondotta ai soliti lidi. L’ultimo minuto vede il sorgere di una melodia epica in lontananza che una volta entrata in loop si appiattisce sul resto. Siamo alla traccia ‘Switch’, altro titolo che suggerisce qualcosa. Finalmente un ritmo che si distingue e regala qualcosa di particolare e aiuta i tre a costruire qualcosa di diverso. Siamo in territori propri dell’alternative metal più diretto. Una voce sembra proprio mancare, qualcosa alla Alice in Chains non ci starebbe male, anzi sarebbe un ottimo esperimento. Dopo qualche minuto di trama armonica e un paio di stop&go, finisce tutto. Con ‘Sirens’ l’atmosfera diventa più avvolgente. Suoni ovattati, profondi, echi di Tool in versione post-rock. Si indugia su un tappeto ritmico, dando spazio alla chitarra di esprimersi e crescere. Distorsioni poderose subentrano e riassorbono tutto, per circa un minuto, poi si torna al tappeto atmosferico precedente. Alternanza di forte e piano, distorsione e delay. Otto minuti, quasi nove. Veramente troppo. Con la penultima traccia, ‘Mantra’, si ha una disgragazione della materia prima creata. Elementare, minimalista, impalpabile. Il finale affidato a ‘Deja Vu’ è totalmente distaccato dal resto dell’album, neanche due minuti che disorientano alquanto.

Sono del parere che alcuni generi come il post-rock sia meglio assaporarli live, avvolti nell’atmosfera di un bel locale con buona birra. Nel caso degli OK WAIT, la serata potrebbe risultare lunghissima.

Tracklist

Escape
Letter
Damage
Return
Horses
Switch
Sirens
Mantra
Deja Vu