Paradise Lost + Messa @ Hall, Padova, 26 ottobre 2026
Il 15/11/2025, di Alex Ventriglia.
Questa è stata una serata in cui, a sconfiggere le avversità, di qualunque natura esse siano state, ci ha pensato la bellezza della musica, scaturita dalle canzoni che si sono materializzate all’interno della Hall di Padova, e con due formazioni del calibro di Messa e Paradise Lost, specie oggi che a scuotere gli animi ci pensano due album fenomenali come ‘The Spin’ e ‘Ascension’, il dado è subito tratto, vien da dire, poiché siamo al cospetto dell’arte pura.
Difatti la sacralità dell’evento domenicale è stata pienamente rispettata con un’ottima risposta da parte di un pubblico che ha finalmente celebrato sia l’importanza e l’imponenza di una band che, tra l’altro, viene da queste zone, che accomunandola con la storia e il blasone di Nick Holmes e soci, i quali, e probabilmente il mio giudizio suonerà come una provocazione, li trovo più coinvolgenti e personali ora di quanto non fossero agli inizi, almeno per ciò che riguarda i concerti dal vivo. Di acqua limacciosa, lungo il Rubicone ne è passata in abbondanza, ragion per cui forse è anche inutile scandagliare in profondità, ma limitiamoci a ribadire soltanto, detto anche con una punta d’orgoglio, di quanto sono cresciuti i quattro veneti, capaci di progredire, di evolvere uno stile musicale che, senza creatività e fantasia, rischia sempre di finire in un vicolo cieco. Presi sotto l’ala protettrice dei Paradise Lost, i Messa han girovagato lungo l’Europa durante questa prima tranche dell’Ascension of Europe Tour, lasciando spesso segni indelebili, in un’audience che forse non li conosceva alla perfezione, ma che è rimasta spiazzata dinanzi a tanta magnificenza. Un po’ quello che ho ammirato durante l’ultimo Hellfest, quando la band ha ammutolito le migliaia di persone accorse sotto il palco del Valley, stavolta però “spalmato” in un mese e poco più in cui Sara Bianchin e i suoi compagni ci han dato dentro a più non posso, suonando praticamente ogni sera, e pagandone anche le conseguenze, di ritmi così serrati. A Padova, nonostante le fatiche di una tournée tanto piena ed estenuante, i Nostri hanno saputo comunque regalare ai presenti una serata speciale da collezionare tra i ricordi più cari, merito della bravura di Sara e di una band che la assiste meravigliosamente bene, dalla sezione ritmica che non sbaglia un colpo al chitarrista Alberto Piccolo, che stasera ha dato sfoggio del suo estro, e il repertorio tutto dell’ultimo, incredibile ‘The Spin’ che gli concede maggiori possibilità per sfogarsi a dovere. Chiudo riportando la loro traccia d’apertura, una ‘Babalon’ che non ricordavo così tanto intensa, tangibile testimonianza dei Messa di inizio corso, di esordi che già all’epoca fiammeggiavano di gloria futura… La liturgia è finita, andiamo in pace.
Per la band originaria di Halifax, invece, rimesso in sesto il reparto ritmico con l’innesto del drummer Jeff Singer, già in precedenza attivo per l’album ‘In Requiem’, il compito è forse stato meno arduo, ma sempre all’insegna del grande spessore qualitativo di canzoni che ci accompagnano costantemente negli anni, tra più recenti e passate, eseguite con temperamento e buona alternanza. I Paradise Lost, si sa, non sono il massimo in quanto a dinamismo e sinergia tra le parti, la loro “staticità” è quasi un marchio di fabbrica, anche stasera il “grosso” se lo sono smazzati Gregor Mackintosh e Aaron Aedy, fondamentale coppia alle chitarre alla base del corposo sound degli inglesi, con il beneplacito di Nick Holmes, dall’aplomb distaccato e freddo, ma con la timbrica vocale giusta per incantare i propri fans. Vecchi cavalli di battaglia come ‘True Belief’, ‘Once Solemn’ e ‘Pity The Sadness’ hanno riecheggiato fieramente, dentro una scaletta estremamente variegata che ha concesso molto, ma che non ha largamente favorito il repertorio dell’ultimo ‘Ascension’, a mio modo di vedere uno degli album che più meritano di salire sul podio dei migliori dell’anno. Eccezionale in tal senso è stata l’apertura affidata a ‘Serpent On The Cross’, tra i brani più eclatanti, ottima anche ‘Tyrants Serenade’, che tanto sa di “vecchi” Paradise Lost, mentre, a fungere da epitaffio finale, ci ha pensato ‘Silence Like The Grave’, più emblematica di così… Anche per loro, una nota a margine, con l’esecuzione di ‘No Celebration’, brano estratto da ‘Symbol Of Life’ che non ascoltavamo da tempo immemore, e che ha colpito più di un ascoltatore, sottoscritto compreso.
Galleria fotografica a cura di Federico Benussi