In Flames + Bleed From Within + Employed To Serve @ BOnsai – Bologna, 23 luglio 2026
Il 30/07/2026, di Aleksandra Katarina Klepic.
È stato a dir poco tragicomico ritrovarsi in coda all’ingresso del Parco delle Caserme Rosse circondati da orde di adolescenti in canotta e catenine, per scoprire solo pochi istanti dopo che quella sera il parco ospitasse due universi paralleli. Da una parte il BOnsai Bologna che chiudeva la propria rassegna estiva con l’unica data italiana degli In Flames; dall’altra il Sequoie Music Park che calava il sipario sulla stagione con il rapper napoletano Luchè.
Due pubblici agli antipodi, due linguaggi e due immaginari completamente diversi, separati soltanto da una porzione di prato; così, chi era arrivato per growl, riff melodici e mosh pit ha dovuto farsi largo tra selfie, outfit da trapper e genitori accompagnatori prima di raggiungere il settore giusto. Ma, una volta oltrepassata quella sorta di confine invisibile, lo spaesamento è svanito rapidamente: l’area riservata agli In Flames, decisamente più raccolta rispetto ai grandi festival internazionali a cui la band è abituata, si è riempita quasi completamente, complice anche l’esclusività dell’unica tappa italiana del tour. E la giornata è stata salvata.
Sul palco per primi gli Employed To Serve, band britannica attiva dal 2011 che si è distinta nel mondo metalcore, hardcore e death metal. Dal vivo la loro proposta si è confermata solida e diretta, ma è stata la presenza scenica della frontwoman Justine Jones a fare la differenza: carica, ringhiante, capace di trascinare un pubblico pomeridiano ancora incompleto con un piglio quasi “gojiriano” in certi passaggi più tribali e poliritmici, salvo poi virare su accelerazioni thrash più dirette e “sporche”. Un set che ha funzionato da ottimo antipasto, senza pretese di rubare la scena ma con l’energia giusta per scaldare i motori.
A seguire i Bleed From Within, scesi da Glasgow con il loro melodic metalcore fatto di chitarroni pesanti e batteria che non ha concesso tregua. Rispetto a molte proposte del genere, la band scozzese aggiunge alla propria ricetta un afflato quasi romantico, con aperture melodiche che smussano gli angoli più brutali senza però ammorbidire l’impatto live. È soprattutto sul coinvolgimento del pubblico che i Bleed From Within hanno lavorato meglio: cori, mani alzate e momenti di botta e risposta costruiti con mestiere; simpatico siparietto quando, dopo un paio di tentativi non proprio impeccabili, il cantante è riuscito finalmente a pronunciare “Bologna” in modo comprensibile, strappando applausi e sorrisi. Sul piano sonoro, a colpire sono stati soprattutto i colpi di basso, pesanti e ben presenti nel mix, e una batteria martellante che ha tenuto gli spettatori compatti fino all’ultimo minuto.
A suggellare la serata si sono esibiti gli attesissimi In Flames. Vederli dal vivo, per chi li ha scoperti da adolescente tra i banchi di scuola e le prime chitarre elettriche, ha avuto il sapore dolce di un piccolo sogno che si avvera: una di quelle occasioni di assistere a concerti che chiudono simbolicamente un cerchio aperto almeno vent’anni prima.
Del resto, la band appartiene di diritto ai nomi fondativi del death metal svedese, capace in oltre venticinque anni di carriera di attraversare – e più volte ridefinire – i confini del genere, dalla scuola melodica di metà anni ’90 fino alle contaminazioni più moderne degli ultimi album.
La scaletta della serata bolognese ha confermato appieno la volontà di raccontare interamente la propria storia, senza rinunciare ai pezzi più recenti ma nemmeno ai classici che ne hanno costruito la fama:
- Colony
- Deliver Us
- In the Dark
- Voices
- Paralyzed
- The Quiet Place
- Meet Your Maker
- The Chosen Pessimist
- Cloud Connected
- Artifacts of the Black Rain
- Trigger
- Only for the Weak
- Foregone Pt. 2
- State of Slow Decay
- Alias
- The Mirror’s Truth
- I Am Above
- Take This Life
Sul palco, con una presenza scenica magnetica e un’energia che non ha mai concesso un attimo di respiro, gli In Flames hanno attraversato le proprie epoche con la disinvoltura di chi ha sempre qualcosa da dimostrare, alternando i momenti più identitari del suono “Gothenburg” alle sonorità più contemporanee, e sciogliendo con precisione chimica anche i passaggi più arzigogolati delle loro composizioni. La proposta bolognese di questo tour è stata pertanto diversa da quelle di Lignano Sabbiadoro e Milano , per la componente “nostalgica”. Il pubblico ha risposto con un’intensità pari a quella sul palco, in un crescendo che ha trasformato ogni brano in un’onda collettiva di voci, salti – soprattutto durante ‘Only For The Weak’ – e pugni alzati.
È stato il sigillo perfetto su un’intera estate di eventi indimenticabili firmata BOnsai Bologna, il punto più alto di una stagione che ha saputo regalare emozioni vere fino all’ultima nota. Una data unica per l’Italia, incastonata in un tour che porterà la band in giro per l’Europa fino a fine agosto: se vi capita l’occasione di vederli, non fatevela scappare. Perché serate così, semplicemente, non si dimenticano.
Foto di Federico Benussi.