Queen – Queen II
Il 31/05/2026, di Filippo Corso.
Qui non si parla semplicemente di musica. Qui si entra in un territorio sacro. Quello dei Queen, “la Regina”, forse — e per molti senza forse — la più grande band di tutti i tempi. Un universo così vasto e influente da lasciare spazio a infinite interpretazioni, discussioni, classifiche personali. Ma oggi il punto in esame è uno solo: capire quanto sia stato fondamentale ‘Queen II’.
Non è solo un album. È un momento. È una dichiarazione di intenti. È il punto esatto in cui i Queen smettono di essere una promessa e diventano qualcosa di unico, irripetibile. La ristampa in un lussuoso formato box non è quindi solo un’operazione celebrativa, ma un vero e proprio viaggio dentro la nascita di un mito, un documento che permette di toccare con mano la genesi di un linguaggio musicale destinato a cambiare tutto.
La carriera dei Queen è fatta di svolte, trasformazioni, conquiste. Ma se c’è un elemento che li definisce davvero, è l’epicità: un senso di grandezza, di ambizione quasi smisurata, che attraversa tutta la loro produzione. Quell’epicità non nasce per caso: nasce qui. Nasce con ‘Queen II’. È qui che la band decide consapevolmente di spingersi oltre, di rompere gli schemi, di costruire un mondo sonoro senza paragoni.
Ascoltando questo disco oggi, con il senno di poi, è impossibile non accorgersi di una cosa: dentro queste tracce c’è già tutto. C’è già l’ombra maestosa di ‘Bohemian Rhapsody’, c’è già quell’idea di fondere rock, opera, teatralità e visione in qualcosa di completamente nuovo. Non è ancora il trionfo planetario, ma è il suo seme. È l’inizio di tutto.
Pubblicato nel 1974, ‘Queen II’ non è quindi solo un passo avanti: è un salto epocale, un atto di coraggio artistico che ridefinisce cosa può essere una band rock. E forse, proprio per questo, resta uno dei momenti più puri, audaci e irripetibili nella storia della musica.
Un’epicità quindi che non si manifesta soltanto nella musica, ma esplode anche nell’immagine, nella visione. L’iconica copertina di ‘Queen II’ è molto più di una semplice foto: è un manifesto estetico. Scattata da Mick Rock durante una sessione in studio nel febbraio del 1974, quella fotografia della band, illuminata dall’alto, prende ispirazione da un celebre scatto del 1932 di Marlene Dietrich sul set di ‘Shanghai Express’ caratterizzato da un forte uso del chiaroscuro. Il risultato è potente, quasi funereo, carico di contrasti e mistero: un’immagine sospesa fuori dal tempo che riflette perfettamente la dualità dell’album, diviso tra lato bianco e lato nero.
Questa contrapposizione non è solo visiva, ma profondamente concettuale. I Queen stessi parlarono della volontà di fondere l’hard rock dei loro riferimenti — Led Zeppelin e Who — con una ricerca più sofisticata fatta di melodia, stratificazione e costruzione sonora. Ed è proprio nel lato bianco che questa visione prende forma in modo straordinario.
Con l’elegante e solenne introduzione di ‘Procession’, Brian May — mente compositiva del brano — attinge a sue suggestioni che vanno ben oltre il rock: canti tradizionali inglesi, atmosfere medievali, passioni personali che si trasformano in suono. Il risultato è impressionante anche dal punto di vista tecnico: la traccia viene costruita attraverso ben nove parti di chitarra diverse, creando una tessitura sonora ricchissima.
Con ‘Father To Son’, uno dei momenti più rappresentativi dell’album, si entra nel vivo. Qui accade qualcosa di fondamentale: la chitarra di May smette di essere semplicemente uno strumento rock e diventa quasi orchestrale. Si intreccia con le voci, si espande, costruisce nuovi paesaggi sonori. Il brano mantiene un’anima potente e graffiante, profondamente rock, ma allo stesso tempo si apre a una dimensione epica e narrativa, incarnando perfettamente lo spirito di ‘Queen II’. E poi c’è lui, Freddie Mercury. Inutile soffermarsi troppo: quando si parla di epicità, è un maestro assoluto. La sua voce emerge, domina, si eleva sopra le stratificazioni e le sovraincisioni, diventando il centro emotivo di un universo sonoro in continua espansione. È già qui, pienamente formato, già leggenda.
Siamo ancora nel lato bianco, interamente composto da May, ad eccezione di ‘The Loser In The End’, firmata da Roger Taylor. Un brano che mette in luce il lato più diretto e graffiante del batterista, capace di portare una carica rock più istintiva e viscerale, in perfetto contrasto con la complessità degli altri episodi.
Segue ‘White Queen (As It Began)’, momento intimo e sospeso, in cui Mercury offre una delle sue interpretazioni più toccanti. Tra acuti cristallini e passaggi delicatissimi, costruisce una vera e propria “opera” in miniatura, carica di pathos e bellezza.
A chiudere questa parte, ‘Some Day One Day’, cantata da Brian May, che con il suo timbro unico riesce a imprimere al brano una dimensione più malinconica e riflessiva, mantenendo però quella sensibilità melodica che rappresenta una delle anime più autentiche del suono dei Queen.
Il lato nero, interamente scritto da Freddie Mercury, si apre con ‘Ogre Battle’, un autentico e dinamico capolavoro, nato dalla chitarra acustica dello stesso Mercury e che rappresenta perfettamente come i Queen abbiano portato allo stremo le potenzialità degli studi di allora. A detta degli stessi membri della band, si tratta di lavori durati per molti anni, con un probabile inizio anche prima della pubblicazione del primo omonimo album. Un tripudio di voci, ritmi diversi e vocalità che incarnano perfettamente il connubio tra rock, mondo operistico ed epicità.
Si parlava di una sorta di anticipazione di ‘Bohemian Rhapsody’, e in ‘The Fairy Feller’s Master-Stroke’ se ne possono osservare diversi elementi: basta soffermarsi sull’elevata complessità e sulla sovrapposizione delle melodie per ritrovare molti punti in comune, soprattutto nella straordinaria vena compositiva di Freddie, che di fatto firmò i pezzi più articolati del lotto.
Una complessità che si scontra con la calma, la passione e il sottile, dolce approccio di ‘Nevermore’, pezzo incentrato sul cantato di Freddie che lo rende un frangente immortale. Attraverso le diverse tonalità della sua incredibile voce, la ballad si trasforma in un brano che, per i fan più affezionati della Regina, diventa col tempo un assoluto punto di riferimento per ricordare le doti canore dell’artista nato a Zanzibar.
All’inizio dicevo che, all’interno della sterminata discografia dei Queen — e anche del singolo ‘Queen II’ — ognuno ha il proprio pezzo preferito: ecco, il mio è ‘The March Of The Black Queen’. Un brano che, a detta dello stesso Mercury, fu difficile da completare proprio per la sua estrema complessità. Una vera e propria epopea musicale, con continui cambi di tonalità e con l’alternarsi della voce di Freddie e Roger nel ritornello, che personalmente reputo indimenticabile. Credo che, come appassionati di rock, lo conosciamo tutti. Altra curiosità è che la scrittura di questa canzone contribuì a determinare la scelta di dividere il lato bianco da quello nero, proprio in funzione dei diversi stati d’animo vissuti dalla band in quel momento.
‘Funny How Love Is’, nello splendore dell’intero album, è una traccia che ho sempre ricondotto mentalmente, a causa della forte impronta classic rock, alla produzione pre-Queen, ovvero ad approcci più vicini agli Smile nel caso di Brian e Roger e Larry Lurex nel caso di Freddie pur su canzoni che di fatto erano delle cover. Un brano che diventa quindi una sorta di distacco definitivo da quel mondo, assumendo il valore simbolico di un vero e proprio taglio ombelicale.
Ed eccoci a ‘Seven Seas Of Rhye’, primo vero grande successo commerciale della band, anche e soprattutto a causa della prima partecipazione a Top Of The Pops, nonché singolo apripista dell’album. Un ritornello fuori dal tempo e scandito dalle corde vocali di Freddie e soci, che attraverso cori e sovraincisioni saluta il pubblico comunicando a chiare lettere: ecco chi siamo adesso. E con quello che siamo diventati, faremo la storia.
In definitiva la pubblicazione di questo box dedicato a ‘Queen II’ non è solo una celebrazione, ma una vera immersione nel momento in cui i Queen diventano i Queen. Un’occasione per entrare dentro la nascita di un suono, di una visione, di un’ambizione che avrebbe cambiato tutto. Prima delle leggende e del successo globale, c’era una band pronta a superare ogni limite. E da lì ha iniziato a scrivere, appunto, la storia.
Tracklist
CD1 – Queen II (2026 Mix)
01. Procession
02. Father To Son
03. White Queen (As It Began)
04. Some Day One Day
05. The Loser In The End
06. Ogre Battle
07. The Fairy Feller’s Master-Stroke
08. Nevermore
09. The March Of The Black Queen
10. Funny How Love Is
11. Seven Seas Of Rhye
CD2 – Queen II (Sessions)
01. Procession – Stage Intro Tape (April 1973)
02. Father To Son – Takes 4 & 9 (with Guide Vocal)
03. As It Began – Brian’s Studio Demo (October 1969)
04. Some Day One Day – Take 1 (with Guide Vocals)
05. The Loser In The End – Roger’s First Demo
06. The Loser In The End – Roger’s Second Demo
07. Ogre Battle (Takes 2 & 6 with Guide Vocal)
08. The Fairy Feller’s Master-Stroke (Takes 4 & 9)
09. Nevermore (Take 6)
10. The March Of The Black Queen (First Section Takes 3 & 5)
11. The March Of The Black Queen (Second Section Take 1)
12. Funny How Love Is (Take 4)
13. Seven Seas Of Rhye (Takes 4, 5 & 6)
14. I Do Like To Be Beside The Seaside (Take 4)
15. See What A Fool I’ve Been (B-Side Version 2026 Mix)
16. Not For Sale (Polar Bear)
CD3 – Queen II (Backing Tracks)
01. Procession
02. Father To Son
03. White Queen (As It Began)
04. Some Day One Day
05. The Loser In The End
06. Ogre Battle
07. The Fairy Feller’s Master-Stroke
08. Nevermore
09. The March Of The Black Queen
10. Funny How Love Is
11. Seven Seas Of Rhye
CD4 – Queen II (At The BBC)
01. See What A Fool I’ve Been (BBC Sessions – July 1973, 2011 Mix)
02. Ogre Battle (BBC Sessions – December 1973)
03. Nevermore (BBC Sessions – April 1974)
04. White Queen (As It Began) (BBC Sessions – April 1974)
05. Procession (Live at Golders Green Hippodrome – 13 September 1973)
06. Father To Son (Live At Golders Green Hippodrome – 13 September 1973)
07. Son And Daughter (Live At Golders Green Hippodrome – 13 September 1973)
08. Guitar Solo (Live At Golders Green Hippodrome – 13 September 1973)
09. Son And Daughter – Reprise (Live At Golders Green Hippodrome – 13 September 1973)
10. Ogre Battle (Live At Golders Green Hippodrome – 13 September 1973)
11. Liar (Live At Golders Green Hippodrome – 13 September 1973)
12. Jailhouse Rock (Live At Golders Green Hippodrome – 13 September 1973)
CD5 – Queen II (Live)
01. Procession (Live At The Rainbow, London/March 1974)
02. Father To Son (Live At The Rainbow, London/March 1974)
03. Ogre Battle (Live At The Rainbow, London/March 1974)
04. White Queen (As It Began) (Live At The Hammersmith Odeon, London/December 1975)
05. The March Of The Black Queen (Live At The Rainbow, London/November 1974)
06. The Fairy Feller’s Master-Stroke (Live At The Rainbow, London/March 1974)
07. Seven Seas Of Rhye (Live At The Rainbow, London/March 1974)
08. See What A Fool I’ve Been (Live At The Rainbow, London/March 1974)
Lineup
Freddie Mercury: vocals
Brian May: guitars
Roger Taylor: drums
John Deacon: bass