Marilyn Manson – I trent’anni di ‘Antichrist Superstar’
Il 08/10/2026, di Gianfranco Monese.
In: The Birthday Party.
È il 1996 e, per Marilyn Manson, le priorità cominciano a cambiare: il suo desiderio è infatti quello di fare il famoso balzo che lo porterà ad essere una rockstar. Per questo ci vogliono le idee, ma soprattutto le persone giuste al momento giusto. Quella principale risponde sicuramente al nome di Trent Reznor, in pausa dopo un tour estenuante di ben due anni in promozione a ‘The Downward Spiral’ (1994), e per questo con i Nine Inch Nails “congelati” per dedicarsi alla produzione di nuova musica in qualità di produttore. Notato l’apprezzamento che sta riscuotendo il Reverendo, credendo che Manson abbia molto da dire in termini di qualità e vedendolo bene all’interno della sua etichetta (la Nothing), dopo l’uscita quasi scherzosa dell’ EP ‘Smells Like Children’ (24 ottobre 1995), gli propone di pubblicare un nuovo album, senza prima aver chiesto al co-fondatore John Malm Jr. la possibilità di trasformare i Marilyn Manson come band “resident” dell’etichetta. Manson non solo accetta, ma chiede a Reznor di (ri)fargli da produttore. Ecco che, pian piano, tutti i tasselli sembrano incastrarsi alla perfezione, anche a seguito di eventi negativi: entrato ai Nothing Studios di New Orleans, Manson caccia infatti il chitarrista Berkowitz, con cui è ai ferri corti da tempo, e da questo fatto ecco che Ramirez, spuntando con idee sue e nuova musica, acquista una fiducia tale da portarlo a lavorare in coppia con il frontman. Inoltre, fiducia e collaborazione tra Manson e Reznor sono all’apice, come si può dedurre dal prodotto finito, un album impregnato di industrial, il cui risultato finale sembrerebbe più una collaborazione tra Manson e Reznor che un prodotto puramente “mansoniano”, e questo nonostante l’ottima collaborazione in fase di scrittura tra Manson e Ramirez. Dato l’ordine anticronologico della trilogia, che inizia con ‘Holy Wood (In The Shadow Of The Valley Of Death)’ (2000), questo è l’ultimo capitolo. Il racconto è quello di un verme, il debole, colui che mai viene considerato (e così sarà) secondo il pensiero di Friedrich Nietzsche (e va considerato pure Aleister Crowley, come da frase iniziale dell’opener ‘Irresponsible Hate Anthem’: “When you are suffering, know that I have betrayed you”), che aspira a far parte di un gruppo elitistico, quello delle “Beautiful People”, trasformandosi infine in un angelo distruttore (l’Antichrist Superstar, o il disintegratore). Finale a parte, la sua scalata verso l’affermazione all’interno di un gruppo snob sembrerebbe essere qualcosa di più filosofico (e per nulla comico) del nostro Fantozzi. Racconto che viene descritto minuziosamente nelle diciassette tracce (o meglio 16 + 99, quest’ultima una traccia fantasma) e suddiviso in tre cicli: ‘The Heirophant’, ‘Inauguration Of The Worm’ e ‘Disintegrator Rising’.
Dalla storia a quanto pare autobiografica, il lavoro finale è un’”élite”, un album ben prodotto e confezionato, che presenta un personaggio originale dopo ‘Portrait Of An American Family’ (1994), nel quale il nostro sembra essere ancora alla ricerca di una propria identità, in primis sonora: questo, come affermato da Reznor (non contento dell’esordio di Manson nella sua totalità), in parte dovuto al fatto che ai tempi Berkowitz scriveva il materiale in autonomia, mentre per ‘Antichrist Superstar’ Manson e Ramirez hanno lavorato insieme.
Nonostante, dato il concept, l’invito è quello di ascoltare il disco nella sua interezza, non si può rimanere impassibili di fronte alla maggior parte dei brani presenti: solo i primi quattro valgono il prezzo dell’album. Se si volesse andare oltre, capolavori come ’Mister Superstar’ (che parte sommessamente per poi diventare uno dei migliori brani di sempre dell’artista), la trainante titletrack, la rabbiosa e riuscita ‘1996’ (dove la voce del Reverendo si sfoga senza limiti dopo averci ammorbato nel brano precedente), la piacevole ‘The Reflecting God’ e la conclusiva (se si vuole ignorare la breve ‘99’) ‘Man That You Fear’, brano più vicino ai Nine Inch Nails che a Manson, fanno gridare al capolavoro. In conclusione, trent’anni dopo non serve chiedersi com’è invecchiato ‘Antichrist Superstar’: resta semplicemente uno dei prodotti industrial più riusciti di quel periodo, nel quale quel sottogenere era all’apice, e con esso tutte le sperimentazioni annesse. Infatti, ad oggi ‘Antichrist Superstar’ è sicuramente il capolavoro di Marilyn Manson, nonché (e qui la mano di Reznor, nei suoni stratificati, si sente) sotto molti aspetti l’ultimo disco prettamente industrial del nostro, che dalle contaminazioni glam Rock di ‘Mechanical Animals’ (1998) in poi, pur tornando a certe sonorità industrial come in ‘Holy Wood (In The Shadow Of The Valley Of Death)’, non sarà così estremo e spontaneo come lo era nel 1996, cercando di piacere sempre di più alle masse. Questo è quello che accade a chi diventa una rockstar, e con ‘Antichrist Superstar’ Marilyn Manson ci è riuscito.
Hammer Fact:
– Come scritto ad inizio articolo, terminato il tour in supporto a ‘The Downward Spiral’, Reznor si prese una pausa dai Nine Inch Nails lavorando come produttore: con uno sforzo minore rispetto ad ‘Antichrist Superstar’, egli pubblicò anche la colonna sonora per il videogioco ‘Quake’, uno sparatutto. La colonna sonora, composta da dieci pezzi totali tutti senza titolo, è la prima nella quale Reznor abbia scritto solo canzoni strumentali. Quando ‘Quake’ uscì, il 22 giugno 1996 (per la id Software), il CD della colonna sonora venne messo in allegato con quello del gioco.
– Una volta che Manson e Reznor fecero ascoltare ‘Antichrist Superstar’ alla Interscope, il produttore Jimmy Iovine chiese al leader dei Nine Inch Nails di rimettere mano alle tracce più insidiose, a rischio di censura. Ricevuto un “no” come risposta (per Reznor, se il disco non fosse stato della Interscope, lo avrebbe comprato un’altra etichetta), dettato anche da un concetto secondo il quale egli, con la sua etichetta Nothing, concede agli artisti piena libertà artistica, alla fine Iovine dovette cedere, e col senno di poi possiamo dire che non se ne ravvedrà.
– Nel libretto del CD, sotto il testo dell’opener ‘Irresponsible Hate Anthem’, vi è scritto che è stata registrata il giorno di San Valentino del 1997. Questo, nonostante il disco sia stato pubblicato quattro mesi prima.
Line-up:
Marilyn Manson: vocals, guitars, acoustic guitar, bass, pan flute, production
Twiggy Ramirez: guitars, acoustic guitar, bass
Daisy Berkowitz: guitars
Madonna Wayne Gacy: keyboards, loops
Ginger Fish: drums, programming

Tracklist:
01. Irresponsible Hate Anthem
02. The Beautiful People
03. Dried Up, Tied And Dead To The World
04. Tourniquet
05. Little Horn
06. Cryptorchid
07. Deformography
08. Wormboy
09. Mister Superstar
10. Angel With The Scabbed Wings
11. Kinderfeld
12. Antichrist Superstar
13. 1996
14. Minute Of Decay
15. The Reflecting God
16. Man That You Fear
99. Empty Sounds Of Hate
Ascolta il disco su Spotify