Rage + Firewind +Darker Half @Legend Club – Milano, 6 gennaio 2018

Il 08/01/2018, di .

Rage + Firewind +Darker Half @Legend Club – Milano, 6 gennaio 2018

“Sono in ritardo! In arciritardissimo!”…come il coniglio di Alice Nel Paese delle Meraviglie corro per un appuntamento importante e sono in ritardo (ahi noi). Corro verso i Rage, un evento che per me è da sempre imprescindibile. La band tedesca nasce negli anni ottanta per volontà di Peavy Wagner e grazie soprattutto a lui, sopravvive con una serie di album di qualità media davvero elevata. Inutile elencarli, ma piuttosto sottolineare che dopo la separazione con il chitarrista Victor Smolski (in forza con la band da almeno una decade), i Rage sono riusciti a dare la luce ad un un album di ottimo livello quale ‘The Devil Strikes Again’ che trae forza proprio da una certa voglia di riscatto e di ricominciare. Nemmeno un anno dopo, a giugno del 2017, pubblicano il loro ventitreesimo album, ‘Seasons in Black’. Un album, a mio modo di vedere, di buona fattura, ma di certo meno forte di quello precedente. Poco importa, i Rage ormai sono storia da rispettare e ascoltare con rispetto. A supporto della band tedesca, nell’ormai noto e apprezzato Legend Club di Milano, vi saranno ben altre tre band. Purtroppo non mi sarà possibile vedere la band di apertura i Søndag per via di incombenze varie. Posso solo scusarmi presentando brevemente il gruppo di apertura, che suonano un rock con le più diverse influenze e hanno pubblicato nel 2016 un disco d’esordio intitolato ‘Bright Things’. La band italiana propone un rock con le influenze più diverse creando una musica davvero variegata. Dopo di loro saliranno sul palco gli australiani Darker Half che invece suonano un metal melodico di matrice più classica. Hanno alle spalle tre album e nel 2016 hanno pubblicato un EP intitolato ‘Classified’. Diventano la perfetta premessa per l’esibizione dei greci Firewind. La band del noto chitarrista Gus G. ha da poco dato alle stampe un ottimo album intitolato ‘Immortals’. Il loro stile è in bilico tra l’heavy classico, il power metal e l’hard rock. Dal vivo promettono davvero bene, le loro melodie hanno una forza ed una vitalità davvero straripante. Tutto questo per ritrovarci poi davanti ai Rage, quindi ancora una volta…let’s Peavy strikes again!

Darker Half

Mi piacciono da subito. I Dark Half arrivano dall’Australia, ma hanno da sempre domicilio nell’antico mondo dell’heavy metal classico, quello suonato con il sudore, con le borchie e tanto cuore. Diversamente che su disco, qui i suoni sono sbilanciati verso le chitarre, la voce di Vo Simpson si insinua tra le note e ferisce con i suoi acuti remotissimi. Nel secondo brano ‘Voice of the Dead’ le atmosfere si fanno oscure per poi aprirsi a trame strumentali improntate sia alla melodia che a passaggi più veloci. Una messa in scena che con le dovute correzioni viene ripetuta nei successivi brani: nell’epica ‘Stranger’ (presa dal loro ultimo album ‘Surrender’ del 2014), nella veloce ‘Aliens Exist’ o nella apocalittica ‘Heaven’s Falling’ (estratte dal loro recente EP ‘Classified’). In fondo rimandano agli Omen, a volte ci ritrovi i Gothic Knights, ma ad un certo punto decidono di sfoderare la cover di ‘Aces High’ dei Maiden che è tributo agli dei e non può non toccare il cuore del pubblico. Non perfetta di certo, ma eseguita con il cuore. Chiudono con ‘Take the Plunge’ tratta dal loro album d’esordio del 2009 intitolato ‘Duality’. Corrono veloci e massicci, con melodie che ancora una volta ti trascinano verso racconti antichissimi e affascinanti. Se vi piace la classicità antica e immortale, i Darker Half non li dovete recupare assolutamente. Ottima prova la loro.

Firewind

A proposito di immortali…tornano sul palco i Firewind, la band greca del chitarrista Gus G. (noto per aver suonato con Ozzy Osbourne). In realtà sin dalle prime note di ‘Ode to Leonidas’ diviene chiaro che questi sono un gruppo davvero affiatato e che il loro approccio sul palco è incentrato unicamente alla musica, senza troppi fronzoli o eccessivi personalismi. I suoni sono potenti, ma puliti. La voce e la presenza del nuovo cantante Henning Basse (subentrato a Apollo Papathanasio nel 2017) colorano note misurate, ma con un’energia davvero notevole. Così si succedono e scorrono nella gelida notte ‘We Defy’, ‘Head Up High’ e ‘Few Against Many’. C’è tempo sia per un intermezzo strumentale (mentre il cantante esce di scena, per una meritata pausa) davvero potente e coinvolgente che per un brano lento e di grande pathos quale ‘Ladies of 1000 sorrows’. Il pubblico chiama a gran voce i Firewind, l’entusiasmo è altissimo, quasi fossero tutti lì per loro. Si chiude con la tiratissima ‘Tiranny’ e la conclusiva ‘Falling To Pieces’…qui a sorpresa Gus G scende dal palco e impugnando la chitarra continua suonare. Fan e band sullo stesso piano, quale finale migliore? I Firewind si confermano una sicurezza, anche dal vivo.

Rage

Un mix di clip di brani del passato ci introduce ai Rage. Il pubblico che ormai esaurisce il Legend Club in ogni suo spazio rumoreggia impaziente. Il trio fa la sua comparsa. Peavy, armato del fidato basso, si staglia poderoso dietro al microfono e intona da subito il presente, con il brano ‘Justify’ tratto dal recente album ‘Seasons of the Black’. Funziona, i Rage sono in forma, i fan anche. L’adrenalina, l’energia satura il locale e a tratti diventa incontenibile, come nelle successive ‘Sent the by Devil’ e ‘From the Cradle to the Grave’. Due brani che provengono dal passato glorioso e che dal vivo non fanno prigionieri. Peavy scherza con il pubblico e con il suo fidato chitarrista Rodriguez (in forza dal 2015 come il batterista Maniatopoulos). Una giovane band per ridare forza ed entusiasmo ad un gruppo che ormai è in vita da tre decadi. I Rage poi virano al presente di ‘My Way’ che è il manifesto del ritorno ad un’identità parzialmente smarrita nell’ultima era Smolski. Tanti i brani che hanno funzionato, ma in particolare citerei ‘End of all Days’, ‘Turn the Page’ e il classicone ‘Don’t Fear The Winter’. La chiusura è affidata alla inossidabile ‘Higher than the Sky’ che ormai il pubblico conosce e apprezza senza esitazione alcuna. Il brano sarà interrotto da una cover di ‘Holy Diver’ cantata dal chitarrista Rodriguez che se la cava bene sulle note eterne e maestose di Ronnie James Dio. Un concerto forse breve, ma di certo intenso quello dei Rage che hanno dato prova ancora una volta del loro incredibile stato di forma.

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