Dimmu Borgir + Behemoth + Dark Funeral @ Alcatraz, Milano, 13 ottobre 2026

Il 17/10/2026, di .

Dimmu Borgir + Behemoth + Dark Funeral @ Alcatraz, Milano, 13 ottobre 2026
Il ritorno dei Dimmu Borgir a un’attività dal vivo continuativa rappresenta senza dubbio uno degli avvenimenti più attesi dell’anno per gli appassionati di metal estremo. Scelgo di iniziare proprio da loro, perché la voglia di rivedere Shagrath e compagni sul palco è davvero tanta e, per i fan italiani, la data di Milano assume un’importanza del tutto particolare. Otto anni sono poi trascorsi tra ‘Eonian’ e il recente ‘Grand Serpent Rising’, un intervallo lunghissimo per una formazione che ha contribuito in maniera determinante a definire e sviluppare i canoni del symphonic black metal, diventandone nel tempo uno dei riferimenti assoluti.
Un comeback discografico che ha diviso gli ascoltatori, come spesso accaduto nella storia recente della formazione norvegese, ma che personalmente considero di grande valore. ‘Grand Serpent Rising’ (qui la recensione) è uno di quei lavori che hanno bisogno di tempo per essere assimilati pienamente e che, nel corso dei mesi, è cresciuto ulteriormente nella mia considerazione. Un’impressione che ha finito per confermare quanto avevo pensato sin dai primi ascolti: quella varietà di atmosfere e soluzioni che inizialmente poteva sembrare poco più di un insieme di riempitivi si è rivelata, con il tempo, una componente fondamentale dell’identità del disco, valorizzando una scrittura molto più articolata di quanto potesse apparire inizialmente.
Un appuntamento quello di Milano per certi versi davvero importante, vista la presenza di tre entità che rappresentano altrettante declinazioni del black metal: quella più feroce e legata alla tradizione svedese dei Dark Funeral, quella dei Behemoth, dove anche il death metal si intreccia con la simbologia esoterica e una teatralità sempre più marcata, e infine quella dei Dimmu Borgir, maestri di un symphonic black metal che ha trovato nelle orchestrazioni e nelle atmosfere maestose la propria identità. Tre interpretazioni differenti riunite sotto il nome di ‘In League with Satan’, primo dei tanti riferimenti ai Venom che accompagneranno la serata. Un tour che lo stesso Nergal ha presentato come il più grande mai organizzato interamente nel segno del black metal, promettendo per l’occasione una delle esibizioni più feroci della storia dei Behemoth.
C’è poi un’altro fattore direi determinante, proprio poche settimane fa Nergal e Shagrath hanno collaborato alla rilettura di ‘In League with Satan’ dei Venom, pubblicata a nome Behemoth e dalla quale prende il nome anche il tour. Una scelta che richiama direttamente le origini del genere e che oggi acquista un peso particolare dopo la recente scomparsa di Cronos, storico leader degli stessi Venom, una band che nei primi anni Ottanta aveva già delineato buona parte delle caratteristiche musicali e dell’immaginario del black metal. Argomento questo su cui torneremo dopo.
Ad aprire la serata sono però i Dark Funeral, ai quali vengono concessi appena trenta minuti, davvero pochi per una formazione che da oltre trent’anni rappresenta una delle espressioni più feroci e autorevoli del black metal svedese. Il gruppo fondato da Lord Ahriman ha attraversato tre decenni senza mai tradire la propria natura, mantenendo una direzione musicale ben precisa, fatta di velocità esasperate, riffing gelido e una componente melodica che si insinua tra le trame delle chitarre senza attenuarne minimamente la violenza.
Quello che gli svedesi offrono sul palco dell’Alcatraz è un’esibizione praticamente perfetta, glaciale nell’approccio e spietata nell’esecuzione. Non c’è nulla di superfluo, soltanto un susseguirsi di accelerazioni furibonde, chitarre affilate e atmosfere che sembrano trascinare il locale nelle profondità più oscure del black metal. La precisione con cui vengono affrontate le composizioni impressiona, soprattutto considerando la velocità di alcuni passaggi, ma è proprio quella freddezza quasi disumana a rendere la prestazione così efficace.
La scaletta concentra in pochi brani l’essenza della loro discografia, recuperando la furia di ‘The Secrets of the Black Arts’ e ‘The Arrival of Satan’s Empire’ e affiancandola alle atmosfere più solenni di ‘Let the Devil In’ e ‘Where Shadows Forever Reign’. Al centro del loro “male” troviamo Heljarmadr, il cui screaming tagliente si inserisce perfettamente in un impianto sonoro che non concede tregua, mentre Lord Ahriman continua a guidare una formazione che dal vivo sembra conoscere soltanto una direzione: quella della devastazione più assoluta.
Trenta minuti che scorrono velocissimi e che lasciano soprattutto una considerazione: i Dark Funeral avrebbero meritato uno spazio ben maggiore, perché una prestazione di questo livello difficilmente può essere considerata quella di una semplice band d’apertura.


Setlist Dark Funeral
01. Unchain My Soul
02. The Arrival of Satan’s Empire
03. The Secrets of the Black Arts
04. Let the Devil In
05. Where Shadows Forever Reign

Con i Behemoth tutto cambia decisamente registro. Se i Dark Funeral hanno appena mostrato il volto più gelido e intransigente del black metal, i polacchi portano sul palco una proposta nella quale la ferocia data dalle influenze death metal si accompagna a un approccio quasi imperiale, tra teatralità, simbologia esoterica e quell’immaginario apertamente anticristiano che da sempre contraddistingue la formazione guidata da Nergal.
La prestazione è semplicemente magnifica, per precisione, impatto e soprattutto per il pathos che riesce a trasmettere. C’è una verve impressionante nel modo in cui i Behemoth affrontano ogni composizione, alternando accelerazioni devastanti a passaggi più cadenzati, nei quali la musica assume quasi i contorni di un rituale. Il tutto accompagnato da una presenza scenica di rara imponenza, con Nergal assoluto protagonista di uno spettacolo che trova nella magnificenza delle scenografie e nell’interpretazione dei musicisti una sintesi praticamente perfetta.
La scaletta attraversa diversi momenti della carriera dei polacchi, alternando episodi recenti come ‘The Shit ov God’, ‘I, Scvlptor’, ‘To Drown the Svn in Wine’ e ‘The Shadow Elite’ a composizioni ormai fondamentali del loro repertorio. ‘Conquer All’ e ‘Ov Fire and the Void’ mantengono intatta la propria violenza, mentre ‘Blow Your Trumpets Gabriel’ e ‘Bartzabel’ esaltano soprattutto la componente più solenne e cerimoniale della loro musica. La conclusione è affidata a ‘Chant for Eschaton 2000’ e alla monumentale ‘O Father O Satan O Sun!’, che chiude definitivamente un’esibizione di straordinaria forza ed una capacità nell’intrattenere che nel Black Metal in pochi anno.
E’ con ‘Ora Pro Nobis Lucifer’ che si raggiunge però l’assoluto vertice dell’esibizione. Il brano, tratto da ‘The Satanist’, sprigiona soprattutto nella sua parte più cadenzata un’energia nera e demoniaca impressionante, attraverso il suo riffing pesante e quasi marziale che accompagna l’autentica invocazione infernale.
Sul piano strettamente musicale è difficile trovare una sbavatura. Inferno è perfetto dietro le pelli, con un drumming che alterna velocità disumane a una precisione quasi chirurgica, mentre Orion contribuisce a dare profondità e potenza a un sound già di per sé monumentale. Nergal domina il palco, non soltanto per il carisma e la presenza scenica, ma anche per una prestazione vocale feroce e autoritaria.
I Behemoth confermano quanto la loro dimensione dal vivo sia ormai diventata qualcosa di straordinariamente elaborato, uno spettacolo che non si limita a riprodurre la musica dei dischi, ma ne amplifica ogni aspetto, trasformando l’esibizione in un’esperienza tanto violenta quanto “estremamente” affascinante.

Setlist Behemoth
01. Daimonos
02. Ora Pro Nobis Lucifer
03. Thy Becoming Eternal
04. The Shit ov God
05. Conquer All
06. Blow Your Trumpets Gabriel
07. I, Scvlptor
08. Ov Fire and the Void
09. To Drown the Svn in Wine
10. Bartzabel
11. The Shadow Elite
12. Chant for Eschaton 2000
13. O Father O Satan O Sun!

L’attesa per i Dimmu Borgir è enorme e, quando finalmente Shagrath e compagni salgono sul palco dell’Alcatraz, la sensazione è quella di trovarsi davanti a una delle formazioni più importanti che il metal estremo abbia conosciuto negli ultimi trent’anni. E non è una sensazione che nasce dal nulla, è quell’aura particolare che i norvegesi emanano, qualcosa che sembra andare persino oltre la loro stessa volontà, quasi fossero degli eletti, destinati a rappresentare una dimensione della musica estrema che appartiene soltanto a loro. Non nascondo che, personalmente, è proprio la loro esibizione quella che aspetto maggiormente, anche per la curiosità di ascoltare dal vivo il materiale più recente. E infatti l’apertura è affidata a ‘Ulvgjeld & Blodsodel’, primo singolo del nuovo lavoro e probabilmente uno degli episodi che hanno fatto maggiormente discutere. Devo dire che dal vivo il pezzo assume una dimensione completamente diversa, con un impatto emotivo incredibile e una resa delle orchestrazioni che va ben oltre quanto ascoltato in studio, evocando atmosfere quasi irreali, come se la musica riuscisse a dare forma a una realtà nascosta, accessibile soltanto attraverso le loro composizioni.
Ma il tempo di rendersene conto è pochissimo, perché subito dopo viene letteralmente data in pasto ai fan ‘Mourning Palace’, dall’epocale ‘Enthrone Darkness Triumphant’, e qui siamo davvero davanti a qualcosa di clamoroso. Un brano che nel tempo non ha perso assolutamente nulla della propria grandezza e che, eseguito con questa forza, ricorda ancora una volta quanto i Dimmu Borgir abbiano inciso profondamente sulla storia del symphonic black metal.
Una considerazione importante da fare riguarda proprio la scaletta, anche perché rispetto alla data precedente vengono esclusi ‘Stormblåst’ e ‘The Insight and the Catharsis’, due brani che avrei ascoltato davvero volentieri e la cui assenza potrebbe essere legata a questioni di tempo. Una rinuncia che lascia inevitabilmente un po’ di amaro in bocca, soprattutto per la mancata rappresentanza del primo periodo della band proprio attraverso ‘Stormblåst’, ma che non incide minimamente sulla riuscita del concerto. Si pesca comunque a piene mani da una discografia che offre tantissimo: ‘Kings of the Carnival Creation’ e ‘Puritania’ riportano a ‘Puritanical Euphoric Misanthropia’, mentre ‘Reptile’ rappresenta da sola ‘Spiritual Black Dimensions’, un disco che personalmente considero ancora oggi tra i momenti più affascinanti della loro carriera e che, anche attraverso questo unico episodio, sfodera dal vivo tutta la propria oscura possanza. Non mancano poi ‘The Serpentine Offering’, ‘Gateways’ e ‘Progenies of the Great Apocalypse’, a conferma di quanto sia ricco un repertorio dal quale, inevitabilmente, qualcosa deve rimanere fuori.
La performance di Shagrath è di altissimo livello, tanto vocalmente quanto per una presenza scenica che sembra non risentire minimamente del passare degli anni.
Da sottolineare anche il contributo di Silenoz, autentica colonna portante del sound dei Dimmu Borgir, il cui lavoro alla chitarra continua a essere determinante nel dare forza e personalità a composizioni nelle quali le orchestrazioni, per quanto imponenti, non mettono mai in secondo piano la componente più propriamente metal.
Ma è l’insieme della prestazione a impressionare, perché i Dimmu Borgir, come accennato prima, hanno qualcosa che, almeno per quanto mi riguarda, continua a distinguerli da qualsiasi altra formazione. La loro forza evocativa è semplicemente di un altro mondo. Le orchestrazioni, le chitarre, la violenza delle parti più estreme e quelle melodie così particolari finiscono per costruire atmosfere che appartengono soltanto a loro. E non parlo semplicemente di spettacolarità o di imponenza sonora, ma di una sensazione che accompagna praticamente ogni brano, anche quelli che conosciamo da decenni e che continuiamo ad ascoltare come se avessero ancora qualcosa da raccontarci, ed in effetti lo hanno.
La cosa che mi colpisce maggiormente è proprio questa: nonostante le differenze anche enormi tra i vari periodi della loro carriera, sul palco tutto sembra trovare una propria collocazione. I Dimmu Borgir di ‘Enthrone Darkness Triumphant’ sono molto lontani da quelli di ‘Grand Serpent Rising’, ma ascoltando questi brani uno dopo l’altro si comprende quanto sia forte la loro identità e quanto questa inglobi tutto.
Un concerto, quindi, che conferma quanto la formazione norvegese rappresenti un autentico tesoro dell’oscurità, dal quale speriamo di poter attingere ancora a lungo, magari attraverso nuovi capitoli discografici che, possibilmente, non ci facciano attendere altri otto anni, perché la fame di avere tra le mani nuova musica dei Dimmu Borgir è già tanta.
Ma a questo punto è per me facile individuare quello che probabilmente rimarrà il momento più emozionante e indimenticabile dell’intera serata. Chi considera il black metal un genere freddo e privo di emozioni dovrebbe ricredersi davanti a Shagrath e Nergal che affrontano insieme ‘In League with Satan’. Vederli condividere il palco sulle note dello storico brano dei Venom va ben oltre la semplice esecuzione di una cover. C’è una carica emotiva enorme, un senso di appartenenza che unisce musicisti e pubblico in un tributo alle origini di tutto questo.
Il pensiero torna quindi inevitabilmente a Cronos, già ricordato nell’introduzione per la grandezza della sua carriera e l’importanza di quanto ha contribuito a creare. Chissà cosa avrebbe pensato di una serata del genere. Me lo immagino con un ghigno di approvazione, felice e orgoglioso di vedere quanto il seme piantato oltre quarant’anni fa abbia dato vita a formazioni che oggi, attraverso interpretazioni differenti e per certi versi sublimi, esplorano territori diversi del black metal. Una musica che, anche grazie alla devozione di un pubblico che non sembra conoscere cedimenti, continua a rinnovarsi e a scrivere la propria storia, senza lasciare intravedere una fine. E con il concerto di stasera ne abbiamo avuto, ancora una volta, la certezza.

Setlist Dimmu Borgir
01. Ulvgjeld & Blodsodel
02. Mourning Palace
03. Kings of the Carnival Creation
04. Council of Wolves and Snakes
05. As Seen in the Unseen
06. Ascent
07. Reptile
08. The Serpentine Offering
09. Puritania
10. Gateways
11. In League With Satan (With Nergal)
12. Progenies of the Great Apocalypse

Galleria fotografica a cura di Mauro Parozzi 

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