Savior From Anger – Pure Steel Records Years 2014-2017

Il 08/08/2026, di .

Gruppo: Savior From Anger

Titolo Album: Pure Steel Records Years 2014-2017

Genere: ,

Durata: 52:00 min.

Etichetta: MRM Productions

64

Probabilmente ne sarà capitato così uno in tutte le comitive di headbangers che si rispettano: il metalhead un po’ buontempone, un po’ suonato, che veniva indotto a fare gli ordini su Sweet Music o Nannucci al puro scopo di raggiungere i dieci “pezzi” in totale e risparmiare sulle spese di spedizione. Ecco, io ne conosco uno, con la particolarità che dopo la prima fase sferragliante si era convertito all’HC/punk, senza per questo abbandonare la passione per il completismo e le spending spree sui mailorder. Thrasher impenitente nella prima fase, gli chiesi se avesse qualcosa di HM classico. “Certo”, fu la risposta: “ho i Satan e gli Attacker”.
Ecco, al di là dei seminali e sfortunati alfieri della NWOBHM dal monicker dannato, quello fu il mio primo approccio con gli autori di ‘Battle At Helm’s Deep’, che vantava sin dalla copertina la sguaiatezza di chi ripropone l’eterno tema grafico di San Giorgio e il drago riproducendo la posa plastica poi ripresa l’anno dopo dai teutonici Angel Dust per il loro ‘Into The Dark Past’ e anticipando di molto (forse troppo) il dilagare delle tematiche tolkeniane in ambito metal.
Tutto questo flashback per introdurre quello che indubbiamente è il fattore di spicco di questo ‘Pure Steel Records Years 2014-2017’ dei Savior From Anger, ossia la presenza dell’americano Bob Mitchell dietro al microfono, cantante di quel primo disco degli Attacker e attualmente alla corte di Joe Hasselvander per i suoi Hounds of Hasselvander. È il sottotitolo ‘Rare and Unreleased’ a darci la chiave di lettura corretta di questa release, che è sostanzialmente la versione primordiale del fratello maggiore ‘Temple of Judgment’, album chiave per la discografia della band partenopea nonché loro ultimo disco di inediti sulla lunga distanza. Non so quanti estimatori dei Savior From Anger ci siano all’ascolto, ma l’epoca di ‘Temple of Judgment’ rimanda alla cosiddetta avventura americana del gruppo di Marco Ruggiero – all’epoca Mark Ryal, quasi a rimarcare una connessione “di casa nostra” con uno dei pesi massimi dell’heavy a stelle e strisce – dopo la quale la loro carriera andò incontro a un lungo iato.
Nell’ottica di far girare nuovamente il nome della band, Ruggiero ha rilasciato una serie di pubblicazioni per lo più retrospettive, come il box omnicomprensivo ‘The Ultimate Power Force’ e il relativamente recente split con i Power Beyond, a suo tempo recensito sulle nostre pagine, e questo ‘Pure Steel Records Years 2014-2017’ si inserisce decisamente nello stesso solco. Le dodici tracce qui incluse sono sostanzialmente la fotografia del work in progress del già citato ‘Temple of Judgment’, costituendone il mix primordiale in attesa della versione definitiva registrata dopo il deal con la label tedesca Pure Steel Records. Per motivi di opportunità contrattuale, sul disco definitivo finirono le tracce di batteria del tedesco Michael Kusch – a quanto pare, a sua volta marito della drummer Suzanne Kusch e con un’affinità di cognome con il ben più noto Kusch da far pensare che ci siano pelli e bacchette nel sangue, da quelle parti.
Diciamo subito comunque che le partiture originali di Michele Coppola non fanno rimpiangere quelle imposte dalla label, e che non è questo il fattore decisivo di confronto tra i due lavori usciti a dieci anni di distanza. Più che altro, complice anche il sound non rifinito, il prodotto che abbiamo tra le mani appare inevitabilmente datato, con le vocals di Mitchell che da un lato fanno la differenza in un genere che guarda per sua natura alle suggestioni di oltreoceano, mentre dall’altro aggiungono una patina di amarcord non esattamente al passo con i tempi in un sostrato sonoro che invece per l’epoca si mostrava più compresso e compatto rispetto ai due album precedenti dei Savior From Anger.
Appare ancora più eccessiva e spigolosa la formula proposta sul mid tempo di ‘Chosen Ones’ o sulle intricate partiture al limite del prog di ‘Repentence’ (sic), nonché appare ancora più stridula la power ballad ‘Starlight’, con una salita di tonalità degna della tradizione bel canto italiana degli anni ’60, con il mix che qui ne decreta la chiusura in maniera brusca e con le linee di Mitchell che qui ricordano Bobby Ellsworth che a sua volta fa il verso a Bruce Dickinson su ‘The Years of Decay’. Per il resto, l’ossatura delle composizioni è lì, a partire dall’energica opener ‘Across the Sea’, passando per l’inusuale performance vocale di ‘Bright Darkness’ o di ‘The Calling’, performance che però mostra un po’ la buccia sulla title track (qui come nell’originale), fino all’inno ‘Thunderheads’, con la sua carica esplosiva e qui ancora più rozza che sull’album del 2016, in un’ottica vicina ai padri putativi Vicious Rumors.
La mia opinione personale è che i Savior From Anger siano diventati col tempo più bravi a firmare le loro composizioni nel filone dello US Metal, come è evidente sui tre pezzi presenti sulla succitata release assieme ai Power Beyond ‘The Gates Of Eternal Mist’, e che il valore del presente ‘Pure Steel Records Years 2014-2017’ risieda nella passione per l’archeologia sonora comune agli aficionados storici della band. In sostanza, se volete approcciarvi alla band partite dalle ultime cose, o dall’imminente (pare) nuovo album in studio che vedrà auspicabilmente la loce l’anno prossimo. Chissà che cosa ne avrebbe detto il mio amico di cui sopra, oltre a cercare di recuperarne la discografica completa…

Tracklist

01. Across the Sea
02. In the Shadows (alt. version)
03. Bright Darkness
04. The Eye
05. Thunderheads
06. Chosen Ones
07. The Calling
08. Starlight
09. The Eyes Open Wide
10. Repentence
11. Temple of Judgment
12. In the Shadows

Lineup

Marco Ruggiero: guitars, backing vocals
Michele Coppola: drums
Bob Mitchell: vocals
Frank Fiordellisi: bass