Decapitated+Incantation+Nervosa+Kassogtha @ Traffic Live Club, Roma, 18 marzo 2024

Il 27/03/2024, di .

Decapitated+Incantation+Nervosa+Kassogtha @ Traffic Live Club, Roma, 18 marzo 2024

Mancano pochi giorni equinozio di Primavera eppure la temperatura è già lanciata nel tepore serale dei mesi caldi, con la minaccia nell’aria di diventare incandescente prima della mezzanotte. Quando arrivo al Traffic, dopo un breve tratto su un 508 pieno di chiodi e toppe (per lo meno ti risparmi di chiedere all’autista a che altezza della Prenestina scendere), gli svizzeri Kassogtha sono in procinto di salire sul palco alle 19:30 come da programma. All’ ingresso già hanno iniziato a rimandare indietro tutti coloro che si affacciano per prendere i biglietti sul posto, perché la serata è già sold out. Per cui passo insieme ai saggi che hanno acquistato on line. Sulla sinistra troneggia la sagoma lucida del massiccio tour bus delle bands coinvolte, simile ad un’astronave sputata dall’inferno.

All’interno i Kassogtha hanno inaugurato le danze facendo rombare le casse col loro mix di progressive e deathcore. Un sound multistratificato, che a tratti si perde nella zona grigia tra violenza e ricercatezza. La vocalist Stephanie Huguenin, a momenti affiancata dalle backing vocals chitarrista ritmico  Mortimer Baud, passa con naturalezza dal growl al clean al timone di un impianto ritmico fitto di cambi, con atmosfere che transitano da sprazzi di melodia (saranno gli unici della serata) a tirate groove-death. Eppure il grosso del pubblico è ancora concentrato più al bancone del bar che sotto il palco perché, in finale, prima delle otto i metallari romani – sebbene la data vanti molte trasferte dalla Campania in giù – sono in genere ancora immersi nel rito obbligato delle relazioni diplomatiche. Di fatto il Traffic può reclamare con orgoglio lo strapotere sul calendario mondano della comunità metal.

Con le Nervosa la situazione sotto il palco è già bollente. Dopo lo show da headliners al Metropolis in compagnia di Methredas e Gravestone, lo scorso anno, il combo guidato da Prika Amaral si riaffaccia sotto i riflettori, forti del loro legame col pubblico italiano, che accoglie con calore la colata acida di deathrash dagli spalti. Una manciata di brani in poco più di mezz’ora, pezzi diretti, poveri di fronzoli, infusi dai dogmi malevoli dei Grandi Antichi, dagli At The Gates ai Motorhead, passando per le impietose lezioni di ferocia degli Slayer. Le vocals venefiche della Amaral portano all’estremo pezzi che affondano le radici nel background del thrash classico. Un cocktail che già manda in molti fuori di testa nei primi smottamenti di pogo selvaggio nella radura di teste sotto il palco. Si congedano con la promessa di tornare presto con un full set (“we are working on it”) nell’impressione generale che sia finita troppo presto.

Se le Nervosa hanno fatto scapocciare gli Incantation sortiscono l’effetto opposto. Non appena il ringhio elettrostatico delle chitarre tracima dalle casse come una marea di fango fiori dagli argini, tutti restano ammutoliti, ipnotizzati, immobili davanti la potenza del muro di suono. Come se, alle dieci di una sera di fine inverno, un colossale serpente marino si fosse destato dal suo letargo uroborico per spazzare tutti i rumori del mondo con un unico viscido colpo di coda abbattuto su palazzi e città. John McEntee, unico superstite della formazione originale risalente alle fine degli Anni Ottanta, si posiziona nell’angolo destro del palco, sotto un fascio di luce verdastra che lo fa apparire come un incrocio tra Babbo Natale e Swamp Thing. Il suo growl è abissale, scandito da una metrica che suona come una litania, trasversale a tutti i pezzi. Difficile credere che sia subentrato al microfono, continuando a mantenere il ruolo di chitarrista, più per esigenze di stabilità nella line up da ‘Decimate Christendom’ del 2004. “Ready for some Death fucking Metal!?” grida, prima di proseguire con la scaletta. I brani pescano dal passato recente a quello recente. Il pubblico risponde con il consueto mosh pit, come se si fossero svegliati di colpo dopo l’effetto pietrificante dell’impatto iniziale, malgrado la struttura dei brani, in prevalenza miasmatici mid tempos con sporadiche accelerazioni, si adatti più ad un’evocazione interdimensionale in cerchio di pietre che a saltare gli uni addosso agli altri tra le macchie di birra sotto gli ampli. Il caldo all’interno è ai limiti del sopportabile. Ma si resiste tutta la mezz’ora dell’esibizione. Quintessenza del death metal. Un gruppo davvero all’ altezza del suo monicker.

Quando attaccano i Decapitated io sono fuori a fare una foto con McEntee mentre l’amico con cui mi ero dato appuntamento sta rischiando un mandato di cattura internazionale per stalking dalle Nervosa. Rientrare è più complicato perché la sala è gremita fino all’orlo come un barattolo di carne in scatola. Dopo manco 5 minuti già mi pento per la decisione, con l’ossigeno sostituito odore di sudore, alcol, valvole surriscaldate. Ma uscire sarebbe altrettanto dura. Sullo sfondo campeggia il telo con le font spinose del logo, a malapena leggibili dietro i fumi. I 5 musicisti polacchi sono ridotti a ombre intermittenti tra i vapori sintetici. Come da scaletta la band esegue per intero ‘Nihility’ a partire da ‘Perfect Dehumanisation’. I suoni convulsi rimbalzano tra le pareti del Traffic. Le chitarre ipercompresse picchiano come pistoni industriali. Malgrado la temperatura rovente, i suoni sono gelidi, chirurgici, inumani. I rasta del cantante Piotrowski ogni tanto balenano sopra la folla assiepata sotto gli spalti. Di sicuro la performance nulla lascia da invidiare al vocalist originale album, Wasowicz. Idem per il drumming di Stewart, subentrato al Lysejko nel 2018, alle prese con l’impresa di ricreare lo stato di grazia portato dal compianto Vitek sul disco. Chiude la cover di ‘Suffer the Children’ come nell’ edizione tedesca della release. Dopo un breve interludio si riparte con una selezione di pezzi della produzione post-Vitek (deceduto nel 2007 a seguito dell’incidente in tour in Russia che rese paralizzato l’allora vocalist Kowanek), soprattutto dall’ultimo ‘Cancer Culture’. Con somma delusione personale nulla dall’ ottimo ‘Organic Hallucinosis’ del 2007. I Decapitated non sono grandi chiacchieroni. Passano da un pezzo all’altro senza tante introduzioni. Perciò la scaletta corre veloce. Ogni tre o quattro pezzi esco, ma si sente benissimo lo stesso. Al termine del live i Decapitated non si affacciano, a differenza di Incantation e Nervosa. La folla defluisce oltre i cancelli. L’aria torna ad essere respirabile. Di sicuro è raro aver potuto apprezzare tante declinazioni del death in 4 ore scarse di musica, dalle velleità metalcore dei Kassogtha alla pesantezza cosmica degli Incantation, passando per l’ibridazione deathrash delle Nervosa fino alle dissonanze inumane degli headliners.

 

 

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