Enslaved – Utgard

Il 19/10/2020, di .

Gruppo: Enslaved

Titolo Album: Utgard

Genere: , ,

Durata: 45 min.

Etichetta: Nuclear Blast

Distributore: Warner

88

Da dove cominciare con una band come gli Enslaved? Una band che è storia e che negli anni ha dimostrato coerenza pur cambiando ed evolvendo il proprio sound in qualcosa di straordinariamente unico. Dico tutto questo come preambolo ai miei punti: gli Enslaved hanno fissato standard estremamente elevati che possono rendere difficile analizzare oggettivamente il loro lavoro. Per me lo è stato. Ho deciso così di metabolizzare ‘Utgard’ in maniera viscerale, ascoltandolo fino a consumarlo, senza stare a rincorrere date di uscita come in una gara a chi la spara prima. Questa è roba seria e deve essere trattata come tale, evitando ad ogni costo il rischio di sopravvalutare o svalutare questo nuovo materiale.
Ascoltando ‘Utgard’ in modo superficiale non si nota una grandissima discrepanza dalle produzioni dal 2003 in poi, quando la matrice progressiva si è fatta strada nel sound. Successivamente, con il passare degli ascolti e del tempo, scendendo in profondità si fanno più chiare le mutazioni. I norvegesi iniziato a snellire il loro suono e scrivono un album più breve e conciso che difficilmente sembra un seguito di ‘E’, tranne che per gli effetti e la produzione. L’approccio è più ampio e meno complesso di quello presentato nell’album precedente, questo potrebbe essere correlato al concetto di base di ‘Utgard’ che narra del Regno dei Sogni, dove i Giganti dimorano e gli Dei non governano. Dunque concept e musicalità percorrono binari paralleli, seducenti, per permettere all’ascoltatore di entrare nel regno del subconscio.
Dopo un canto nordico nell’apertura ‘Fires In The Dark’, gli Enslaved stanno davvero iniziando a fornire la prova che vogliono portare il concetto lirico e intellettuale alla musica stessa con ‘Jettegryta’.
Rispetto ai lavori precedenti qui quasi scompare la bitonalità che è solita essere una forte costante del suono degli Enslaved, mentre in passato, l’accento era posto sull’armonizzazione e sulla sovrapposizione di parti di chitarra. ‘Utgard’ mette in primo piano l’armonia vocale e i riff pesanti, l’ala più estrema è coesa, tesa e veloce, ed è verosimilmente fastidioso quanto suoni pulito. Gli Enslaved hanno costruito la loro prestigiosa carriera su massicci muri di suono intrisi di psichedelia e assoli monumentali, portatori di un mix oscuro e vorticoso di prog e black metal. La passione mai nascosta degli Enslaved per il rock psichedelico è inconfondibile per un ampio utilizzo delle tastiere, e in questa ultima fatica emerge nella vena elettronica di ‘Urjotun’, una traccia insolita nello spettro degli Enslaved che ha una spinta post-punk e paga omaggio a band come Kraftwerk e Hawkwind. I nostri Dèi scandinavi, padri di album come ‘Frost’, producono oggi musica progressiva di quattro/sei minuti, in cui le strutture sono diverse l’una dall’altra, con parti più tranquille e acustiche o con robuste valanghe di suono che seppelliscono chi li ascolta senza preavviso, è come essere risucchiati in un vortice sensoriale. Gli Enslaved sono un’esperienza, non una semplice band che compone musica unica e suona in modo divino. Ecco perché ‘Utgard’ non può essere liquidato con un ascolto, scritto e descritto senza mettere sulla bilancia anche il peso complessivo di una straordinaria carriera.
Da circa trent’anni gli Enslaved continuano a sorprendere, danno vita a brani che trasmettono sensazioni abissali, tutte tra vette altissime e fiordi nascosti e la realtà, indiscutibile, è che si sono guadagnati le risorse e il rispetto per fare davvero qualsiasi cosa vogliano. Sì, anche brani come ‘Urjotun’.

Tracklist

01. Fires In The Dark
02. Jettegryta
03. Sequence
04. Homebound
05. Utgardr
06. Urjotun
07. Flight Of Thought And Memory
08. Storms Of Utgard
09. Distant Seasons

Lineup

Ivar Bjørnson: guitars, keyboards, piano, electronics, effects, Percussion, vocals (backing)
Grutle Kjellson: vocals, bass, mouth harp, electronics, effects
Arve Isdal: guitars (lead)
Håkon Vinje: keyboards, vocals (clean)
Iver Sandøy: drums, vocals (clean)