Sulla pelle e sulle note: intervista ad Alessandro Conti

Il 09/11/2025, di .

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Sulla pelle e sulle note: intervista ad Alessandro Conti

Entrare all’Ink or Treat Tattoo Studio non significa solo varcare la soglia di un negozio di tatuaggi: è immergersi in un mondo dove l’arte di incidere sulla pelle e la musica si ispirano a vicenda. L’ambiente evoca un immaginario giocoso, un po’ creepy ma tutt’altro che ordinario, grazie a una ricca collezione di pupazzi e memorabilia. I feroci ma adorabili Gremlins, gli inquietanti clown, l’iconico cinghiale Bebop e persino la celebre scimmietta malefica che batte i piatti rendono lo spazio ancora più dinamico e coinvolgente, insieme a un flipper e un mobile che ospita i suggestivi caschi di Star Wars e di Magneto. Le fotografie delle opere d’arte dei tatuatori decorano le pareti, condividendo lo spazio con questa fantastica collezione.

È nel salottino d’attesa che incontriamo il nostro protagonista, Alessandro Conti.

Oggi scopriremo come questo artista — uno dei tatuatori dello studio e il frontman di band di caratura internazionale come Trick or Treat, Twilight Force e Luca Turilli’s Rhapsody — riesca a bilanciare la precisione chirurgica del tatuaggio con l’energia contagiosa del Power Metal.

Ciao Alle, partiamo subito in quarta: quando hai capito che il tatuaggio non era solo un hobby ma una possibile carriera?
“Ciao! Allora… io ho iniziato a tatuare tardi. Ho cominciato dopo essere entrato nei Luca Turilli’s Rhapsody, quindi avevo 31 anni e facevo l’illustratore e il grafico in un’azienda. Entrando in questa band (poter fare quel genere di musica era il mio sogno sin da ragazzino) sapevo che non avrei potuto continuare a fare un lavoro “normale” a causa dei tour e di intere settimane fuori dalla mia città. Lasciai quindi il lavoro e nello stesso periodo Eddy del Tatooga Bay di Modena mi contattò per collaborare con lui come tatuatore indipendente. Avevo fatto un corso per tatuare che, insieme alla mia esperienza col disegno, mi consentì di prendere dimestichezza velocemente, tanto che già dai primi mesi ebbi un buon riscontro in quanto l’agenda si riempì velocemente!”

Chi è il tatuatore (o l’artista in generale) che ti ha ispirato di più all’inizio della tua carriera e cosa hai imparato da lui?
“Bella domanda! Dipende molto dallo stile, ma per quanto riguarda il tatuaggio realistico (che quando cominciai io era poco diffuso) direi Alex De Pase e per le tematiche horror Clod The Ripper. Diciamo che adesso è pieno di tatuatori validi; quando ho cominciato io nel 2013 era un mondo totalmente diverso, ma negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di tatuatori anche molto giovani ma bravissimi. Attualmente io faccio tanti anime, manga e soggetti nerd, prevalentemente a colori, ma direi che al tempo non ci fosse questa gran tradizione in Italia con nomi di spicco.”

Da appassionata di arte te lo devo chiedere: se potessi scegliere un’opera d’arte e trasformarla in un tatuaggio, quale sceglieresti? Mi ricordo bene che sei un appassionato di Schiele!?
“Sì, Schiele è uno dei miei artisti preferiti ma non è molto adatto al tatuaggio, è molto espressionista, quasi astratto… ma della stessa corrente, visto che era il mentore di Schiele, direi sicuramente Klimt e anche Mucha perché sono entrambi molto decorativi e belli da riprodurre. E poi beh… anche Giger, tanta roba! [n.d.r. ride indicando la mia gamba dove ho un tatuaggio di Giger fatto da lui] Mi piacerebbe rifare una sua tavola o un suo disegno perché è un artista sempre attuale, contemporaneo.”

Se fossi costretto a tatuare lo stesso soggetto per un intero anno, quale sarebbe e perché?
“Beh, ti direi sicuramente I Cavalieri dello Zodiaco… con l’album che ho fatto con i Trick or Treat ispirato appunto a questa saga, ho passato qualche anno a fare tavole su questi soggetti anche perché, riprendendo quello che ti dicevo prima, è stile anni Ottanta, cartoni animati e roba un po’ nerd, e quindi mi è piaciuto molto lavorarci. Poi in realtà sono dodici cavalieri più altri personaggi, cinque di bronzo… per cui per un anno me la caverei comunque bene e non mi annoierei mai!”

C’è un tatuaggio che vorresti davvero fare, ma che nessuno ti chiede mai?
“Se volessi veramente realizzarne uno, in qualche modo troverei qualcuno sul quale farlo! [ride] Per fortuna sino ad ora mi hanno sottoposto sempre progetti molto interessanti, tutti i cartoni animati che mi piacciono sono riuscito a farli, a parte forse Devilman e l’Uomo Tigre, ma ho già 5-6 tavole a tema cartoni animati anni Ottanta che prossimamente farò uscire.”

Qual è la sfida più grande che incontri nel trasformare un’idea astratta di un cliente in un disegno ‘tatuabile’?
“Diciamo che più che sfide ci sono dei compromessi legati al numero dei dettagli e alla dimensione che, in sostanza, sono due cose connesse. Molte volte i clienti, soprattutto se si parla del primo tatuaggio, vogliono molti dettagli in uno spazio molto ridotto, che spesso si può fare ma che con due centimetri in più ti rimane bello tutta la vita.”

Se potessi tatuare una sola persona famosa, viva o morta, chi sarebbe e cosa gli faresti?
“Ah, io farei la copertina di Holy Diver a Ronnie James Dio sul braccio, oppure farei ad Ozzy un bel pipistrello… anche se credo che ce l’avesse già!”

Parliamo della serie “Inhuman Anatomy”. Sono illustrazioni anatomiche applicate a personaggi di cartoni animati o fumetti… da dove nasce questa passione “viscerale” (letteralmente)?
“Nasce un sacco di anni fa perché, dopo gli studi di grafica pubblicitaria alle superiori, mi sono laureato in disegno anatomico e chirurgico a Bologna all’Ospedale Rizzoli e per tre anni da mattina a pomeriggio inoltrato disegnavo guardando operazioni in sala operatoria e in sala autoptica. Non ho mai esercitato, ma la passione per l’anatomia mi è rimasta, tanto che due delle prime tavole che ho fatto sono stati Pippo e Pluto più di vent’anni fa. Adesso sto continuando a produrne e a breve farò uscire una nuova serie che continuerò a vendere direttamente online. Il mio interesse si focalizza più sull’accuratezza anatomica che sull’aspetto pop del disegno. Al tempo in cui cominciai non c’era nessuno che faceva questo genere di tavole, tanto che il direttore di DeviantArt mi mise in prima pagina ed ebbi una grande eco su molti forum proprio per il mio approccio innovativo.”

Qual è la richiesta di tatuaggio più assurda (o divertente) che ti è mai capitata? E l’hai fatta?
“Richiesta assurda di qualcosa che non feci mai… si va indietro di molti anni. Questa persona voleva un Piccolo Principe sul pianeta e, intorno al globo, mi aveva chiesto il nome di un nonno appena morto, ma non troppo grande perché voleva anche il nome della nonna che stava male e sarebbe morta a breve. Non contento voleva anche un piccolo spazio per il nome della moglie che neanche aveva, ma non si sa mai che morisse anche lei!!!! Non era un tipo molto in quadro!”

Cosa ascolti mentre lavori?
“Metal però che possa essere godibile anche da chi non ascolta il genere, quindi ti posso dire che in studio le band che girano di più o più spesso sono i Judas Priest perché continuano a fare album fighi e anche gli ultimi lavori ci piacciono molto, oppure Ghost che è rock/metal ma molto soft, ma anche Volbeat oppure playlist di power metal che, essendo molto melodico, in studio va bene. Diciamo che rispetto al passato, in cui le macchinette per tatuare erano molto rumorose e si doveva tenere la musica a palla per coprire il ronzio (se no a fine giornata ti sparavi!) adesso con le rotative che sono molto silenziose non c’è bisogno di tenere volumi alti e possiamo creare un’atmosfera più rilassata.”

Come gestisci l’energia tra due discipline così creative e intense? C’è un’arte che ‘riposa’ l’altra?
“Staccare serve sia da una cosa che dall’altra. Musicalmente non faccio mai periodi così lunghi da essere stanco di cantare e anche quando sono in tour non è tanto la musica che stanca, ma piuttosto i ritmi. È successo, per esempio, in Sud America che la notte del concerto subito dopo devi prendere l’aereo per la venue del giorno dopo ed è massacrante. In Europa te la cavi un po’ meglio in quanto puoi dormire sul tour bus. Il tatuaggio è una cosa che mi piace molto, in quanto disegnare è stato sempre il mio hobby e non lo sento mai come un’incombenza, in quanto nel tempo libero io mi rilasso disegnando. Però è anche vero che oltre al tatuaggio che magari può occupare 6-8 ore di lavoro in studio c’è anche la preparazione dei progetti con altrettante ore di lavoro e questo spesso ha portato alcuni tatuatori al burn out. Possono capitare dei periodi di stress come in qualsiasi lavoro, ma fortunatamente non sono arrivato mai a quei livelli in nessuno dei due ambiti!”

Quali lezioni hai imparato come cantante che hai applicato al tuo lavoro di tatuatore e viceversa?
“Più che di lezioni parlerei di modus operandi. Nelle band in cui ho suonato, ho sempre cercato di essere molto umile e di non pestare i piedi a nessuno. Questa è una cosa che, nella musica, paga e non paga. Spesso vedi band che raggiungono un buon livello, fanno le rockstar e poi si bruciano, magari litigando con i promoter per la scaletta. Noi, al contrario, ci siamo spesso impuntati per non fare gli headliner; suonare da co-headliner o spalla significa avere meno responsabilità, divertirsi di più e generare un effetto ‘WOW’ maggiore. Questo paga in termini di longevità, ma d’altro canto, l’umiltà non paga sempre, perché a volte passi per sottovalutato. Nel tatuaggio applico la stessa disciplina: per me è un lavoro che si bilancia tra artista e artigiano. Lavoro molto a testa bassa, perché la disciplina e la professionalità sono valori che ho sempre cercato di mantenere coerentemente in entrambe le discipline.”

Grazie Alle per questa bella chiacchierata. Ci si vede in studio e sotto il palco!