Deftones – Musica Puramente Malvagia: i vent’anni di Saturday Night Wrist

Il 30/10/2026, di .

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Deftones – Musica Puramente Malvagia: i vent’anni di Saturday Night Wrist

Negli ultimi anni è cresciuta a dismisura la tendenza ad abusare del sostantivo “capolavoro”, utilizzato a sproposito da persone per la maggiore poco titolate a giudicare opere talvolta oggettivamente mediocri, e spesso tali giudizi sono la risultanza di pareri soggettivi e lontani dal pensiero critico. I Deftones, che di pagine straordinarie ne hanno scritte molte nella loro ormai trentennale carriera, hanno al loro attivo un reale capolavoro che risponde al nome di ‘White Pony’, il terzo capitolo di una lunga discografia pubblicato nel 2000, album di enorme pregio che ha saputo mantenere un alone mistico nel tempo.

‘Saturday Night Wrist’, del quale oggi festeggiano il ventennale, non è certamente da considerarsi un capolavoro, ma senza dubbio è un album di grande qualità con al suo interno delle gemme meravigliose, che ha l’onere e l’onore di essere l’ultimo disco di casa Deftones scritto e suonato dalla formazione originale. Due anni dopo la sua pubblicazione, infatti, il bassista Chi Cheng rimane vittima di un grave incidente motociclistico che lo porterà dapprima al coma e successivamente alla morte nell’aprile del 2013.

(cover scartata per l’album)

Antefatti: tre anni dopo il clamoroso successo di ‘White Pony’, album a suo modo rivoluzionario per il genere Nu Metal, etichetta che per i Deftones risulta essere estremamente riduttiva, il gruppo sforna l’omonimo album ‘Deftones’ che riscuote un successo più moderato a causa delle enormi aspettative e pressioni che la band avvertiva su di sé in fase di composizione, ma pur sempre un successo che mantiene vivo e presente il nome dei Deftones nel panorama musicale internazionale. Quel disco modifica il percorso del gruppo che fin dai primi mesi del 2004 inizia a lavorare a nuovi brani per un estenuante lavoro di oltre due anni, e giunge agli ultimi mesi del 2006 con un album denso, a tratti difficile e sofferto, che si pone l’obbiettivo di aprire nuove porte, nuovi orizzonti e nuove direzioni sonore, se possibile. Il risultato di quel lungo periodo di lavorazione è ‘Saturday Night Wrist’, un disco che trasuda energia in ogni brano e riesce a coniugare la bellezza delle melodie alla potenza di suoni stratificati che in parte si discostano dal classico sound dei Deftones per avvicinarsi spesso a trame Dark Wave e sonorità  lisergiche figlie degli anni sessanta, ma anche alle distorsioni di fine anni ottanta. Già l’iconica copertina che raffigura una donna in primo piano su uno sfondo psichedelico rimanda a immagini e suggestioni di epoca sixties che ritroviamo come detto all’interno dei brani. Si tratta di un disco eterogeneo per le sonorità proposte, a causa dei problemi personali del vocalist Chino Moreno nonché dalle complicazioni nella ricerca di un produttore e dalle difficoltà dello spostarsi in vari studi di registrazioni, fino a quello ultimo e definitivo con il contributo di Bob Ezrin al mixer. All’epoca il chitarrista Stephen Carpenter dichiarò: «Siamo andati incontro a molte cose, a tanti problemi emersi attraverso questo processo di scrittura. I brani sono stati scritti, liricamente e musicalmente, in svariate località come Sacramento, il Connecticut, Los Angeles, Seattle. Abbiamo composto e registrato in tutti questi luoghi. Con molti produttori e tecnici. È stata un’esperienza interessante, in parte positiva e in parte negativa.» A questo proposito Chino Moreno, riguardo ai brani del disco, ha invece affermato che si tratta di «musica puramente malvagia.»

Tornando ai brani del lotto, per comprenderne l’eterogeneità, si prenda ad esempio l’accoppiata posta in apertura: ‘Hole In The Earth’ e ‘Rapture’. La prima si muove sinuosa su una morbida melodia sulla quale la voce di Chino Moreno si muove scioglievole e delicata all’interno delle strofe e nel refrain stordisce per bellezza ed eleganza, con linee di chitarra malinconiche in perfetta decadenza eightes; la seconda gioca invece sul nervosismo e su una ritmica convulsa che su strofa e bridge sfiora certe partiture Hardcore ma non disdegna incursioni nel Crossover dei Faith No More. Più avanti, nella seconda metà del disco, sarà il brano ‘Rats! Rats! Rats!’ a coniugare le due facce dei Deftones del 2006, unendo il gusto della melodia con il nervosismo delle derivazioni più Heavy.

‘Beware’ torna sui binari classici del gruppo, si tratta di uno slow-tempo che sfiora persino i Tool, dai quali i Deftones non sono poi così lontani per introspezione e ricercatezza – senza dimenticare il cameo di Maynard James Keenan nel brano Passenger’ su ‘White Pony’ – e anche qui sono gli arrangiamenti a riportare agli anni ottanta; ‘Cherry Waves’ lambisce ancora lidi di marcata raffinatezza sonora e con grande eleganza torna su una ritmica lenta e intensa in cui è ancora la voce di Moreno a stupire. Non scopriamo l’acqua calda evidenziando le qualità del vocalist che già nel primo decennio di carriera aveva  saputo mostrare enormi qualità interpretative. Con ‘Mein’ aumentano i bpm ma non la finezza e l’eleganza delle partiture, ove linee chitarristiche marcano suoni ribassati in alternanza alla voce di Moreno. Qui si avverte una vicinanza ai Cure di fine anni ottanta, se non fosse per la ruvidezza delle chitarre di matrice Metal e l’importante featuring di Serj Tankian dei System Of A Down che ne accresce le qualità. C’è spazio per un esperimento strumentale, ‘U, U, D, D, L, R, L, R, A, B, Select, Start’, che mostra le enormi capacità compositive del gruppo, ma nell’economia dell’intero lavoro il brano spezza il ritmo se pure con estremo garbo, che poi prosegue con ‘Xerces’, una perla di rara bellezza con aperture straordinarie su di un refrain memorabile. Lungo questa linea compositiva prosegue a scorrere il resto dell’album, tranne la già citata ‘Rats! Rats! Rats!’ e l’approccio Electro-PopWave di ‘Pink Cellphone’, all’interno della quale convivono le derive elettroniche di Depeche Mode, The Sound, Bauhaus e David Sylvian perfettamente centrifugate alle finezze compositive dei Massive Attack, qui sorrette, oltre che da Chino Moreno, anche dalla voce filtrata di Annie Hardy, cantante e chitarrista dei Giant Drag. ‘Combat’ ribadisce la formula melodico/convulsa collaudata della band, e al suo interno, come anche nella successiva ‘Kimdracula’, fanno capolino alcuni movimenti di chitarra figli del Noise Rock dei Sonic Youth, segno evidente delle esplorazioni sonore dei Nostri. Chiude la release il brano ‘Riviere’  che riprende il Noise Rock e lo reinventa, trasformandolo in nervosismo Metal in chiave puramente deftoniana, con uno spiccato senso della misura e del gusto, a rimarcare l’inequivocabile grandezza dei musicisti qui coinvolti.

Alla fine dei conti ‘Saturday Night Wrist’ risulta essere un album dalla forte componente sacrale, all’interno del quale è evidente la voglia della band di aprirsi verso nuovi territori musicali affrontando tematiche intime e personali. Il risultato è sicuramente degno di nota, e va sottolineato il fatto che ‘Saturday Night Wrist’ arriva nei negozi dopo un album importante, quell’omonimo Deftones che con i brani ‘Hexagram’, ‘Needles And Pins’ e soprattutto con ‘Minerva’ aveva confermato la grandezza di un gruppo oramai lanciato verso il successo planetario. Ma dopo ‘Saturday Night Wrist’ la tragedia che colpisce la band cambia i piani: la lavorazione del successore ‘Eros’ verrà interrotta in favore di una scrittura ex novo di quello che diventerà ‘Diamond Eyes’, un album meraviglioso seppure segnato dal dolore e dalla sofferenza, nel rispetto della tragedia ancora in corso. Nel mentre di ‘Eros’, album fantasma, si perderanno le tracce fino all’aprile del 2026, quando misteriosamente alcuni brani appaiono temporaneamente su You tube per la gioia dei fan, ma non si ha alcuna notizia circa un’eventuale pubblicazione ufficiale.

‘Saturday Night Wrist’, analizzato a posteriori, è l’album di transizione di un combo giovane ma affiatato e straordinariamente coeso; è anche l’album meno menzionato quando si parla dei Deftones, e ciò è una grande stranezza perché si tratta di un album composto da brani di qualità  penalizzati soltanto dal desiderio di Moreno & Co di uscire da schemi già delineati che evidentemente il pubblico non voleva vedere modificati. Evidentemente ‘Saturday Night Wrist’ non è stato compreso a fondo al tempo della sua uscita e ci si augura che possa essere riscoperto in occasione del suo ventesimo compleanno.

Quindi no, non siamo al cospetto di un capolavoro, ma di un album scritto con il sangue e col sudore, denso di sofferenza, preludio al dolore che verrà. Ma si tratta anche di un prodotto coraggioso, e non sono molti gli artisti a prendersi rischi così elevati. A distanza di vent’anni possiamo affermare senza timore di smentita che ‘Saturday Night Wrist’ è invecchiato bene; non sarà un album epocale ma un tassello davvero importante per la storia del gruppo, e questo sì, dobbiamo ammetterlo ad alta voce.

Hammer Fact:
– Nell’edizione del disco per la piattaforma digitale Itunes è presente la bonus track ‘Drive’, cover dei Cars di Ric Ocasek, che qui vede il featuring di Shaun Lopez, chitarrista della band Post-Hardcore Far. ‘Drive’ verrà inserita anche nel Cd B-Sides & Rarities.
– I temi che hanno ispirato la scrittura di ‘Saturday Night Wrist’, come affermato da Chino Moreno, sono stati la sua dipendenza da alcol e droghe e i problemi legati al suo matrimonio in crisi. Per questo motivo il disco risente di un clima umbratile e crepuscolare. Il cantante aggiunge di avere difficoltà a riascoltare il disco a causa dei problemi personali di quel periodo.
– Durante la lavorazione del disco, rallentata dai problemi personali del vocalist, la band si prese del tempo in studio di registrazione e nel mentre, per festeggiare il decimo anno dalla formazione, immette sul mercato un Cd/Dvd contente B-Sides e rarità.
– La sesta traccia dell’album, ‘U, U, D, D, L, R, L, R, A, B, Select, Start’, è l’unico brano completamente strumentale mai inciso dai Deftones. Il suo titolo è un riferimento al codice Konami, che si può attivare premendo sulla console dedicata la sequenza di tasti indicata nel titolo del brano. Il codice Konami è stato creato da Kazuhisa Hashimoto, sviluppatore nel 1985 del gioco Arcade Gradius, uscito nel 1986 per Nintendo e ancora utilizzabile nelle sue versioni evolute. Durante i test il gioco risultò essere troppo difficoltoso per cui venne inventato un cheat code che desse al giocatore una serie completa di power-up, normalmente raggiungibili nel corso del gioco. Di fatto il codice serviva ad aumentare le vite del giocatore nel game.

Line Up:
Chino Moreno: Vocals, Guitar
Stephen Carpenter: Guitar
Chi Cheng: Bass, Backing Vocals
Frank Delgado: Keyboards
Abe Cunningham: Drum

Tracklist:
01. Hole In The Earth
02. Rapture
03. Beware
04. Cherry Waves
05. Mein
06. U, U, D, D, L, R, L, R, A, B, Select, Start
07. Xerces
08. Rats! Raats! Rats!
09. Pink Cellphone
10. Combat
11. Kimdracula
12. Riviere
13. Drive

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