I vent’anni di ‘Stream Of Consciousness’, orgoglio italiano nell’Olimpo del Metal internazionale

Il 19/04/2024, di .

In: .

I vent’anni di ‘Stream Of Consciousness’, orgoglio italiano nell’Olimpo del Metal internazionale

Si dice che il terzo album di un band sia, o debba essere, quello della svolta. E’ stato così per molti (Metallica, Iron Maiden, Def Leppard, Slayer, i nostrani Lacuna Coil: la lista è infinita), ma per i Vision Divine di Olaf Thorsen l’arrivo all’oggi ventenne ‘Stream Of Consciousness’ non è stato dei più favorevoli. Prima l’abbandono nel 2002 da parte del chitarrista della sua band natia, i Labyrinth, che porta al conseguente split in casa Vision Divine da parte del tastierista Andrew McPauls e del batterista Mat Stancioiu (rimpiazzati rispettivamente dall’ex Death SS ed Eldritch Oleg Smirnoff e dall’ex Athena Matteo Amoroso). Infine, a stesura del disco già avanzata e dopo qualche data estiva nei principali festival italiani (Gods Of Metal e Heineken Jammin’ Festival), ecco giungere nel 2003 l’abbandono da parte del frontman Fabio Lione, autore fino a quel momento delle melodie vocali di metà dei quattordici brani totali. Un colpo secco, che a più di un fan fa temere il peggio, ma non di certo a Thorsen che, rimboccatosi le maniche, decide di pescare un asso dal mondo dell’AOR: quel Michele Luppi che oggi tutti noi conosciamo come tastierista alla corte dei Whitesnake di David Coverdale. Non solo la scelta del nuovo frontman gli darà ragione, ma lo stesso prodotto finale si rivelerà un qualcosa che il Metal italiano raramente ha regalato in termini di qualità. Da una struttura similare a quanto pubblicato dai Dream Theater nel sontuoso ‘Metropolis Pt.2: Scenes From a Memory’ (1999), ovvero un unico brano suddiviso per capitoli, basandosi chiaramente sul flusso di coscienza il concept tratta di un uomo che, attraverso la coscienza umana raffigurata da un angelo (simbolo sino a qui di ogni copertina del quintetto), scavando nel suo passato si chiede se gli sia convenuto impazzire per capire il senso della vita (concept, questo, che si trascinerà nei successivi lavori ‘The Perfect Machine’ [2005] e ‘The 25th Hour’ [2007]). Il primo capitolo inizia dove l’ultimo finisce, in un motivo qui canticchiato che riapparirà ogni tanto (come in ‘Colours Of My World’, da 04:30 a 05:17), e quando la seconda ‘The Secret Of Life’ esplode in tutta la sua decisione, subito si capisce il valore aggiunto dato dai nuovi membri Luppi e Smirnoff, versatili nell’apportare il loro stile e le loro idee pur mantenendo intatto il trademark del gruppo, mentre Amoroso si dimostra più accorto del suo predecessore, con una vena più progressive. Infatti da ‘Colours Of My World’ è chiaro come, rispetto ai primi due dischi, qui la matrice melodico/progressive prenda più piede, evolvendone non solo la proposta ma la band stessa, come testimoniano episodi centrali introversi e mesti quali ‘The Fallen Feather’, ‘Versions Of The Same’ e ‘Through The Eyes Of God’, ideali per un Luppi dal curriculum similare, che infatti con naturalezza dimostra di essere sempre a suo agio. Non che si tiri indietro quando lo spirito power riaffiora: assieme a ‘Shades’, i diciotto secondi di acuto (!!!) nella parte finale de ‘La Vita Fugge’ ne sono la prova più convincente, tanto che il brano diventerà un evergreen nelle setlist a venire.
L’epica ‘We Are, We Are Not’ è testimone, nel finale, di quella che forse è la parte più intricata (progressivamente parlando) dell’intero disco, mentre ‘Out Of The Maze’ regala un’ultima scarica di adrenalina, “incollata” in parte a ‘The Secret Of Life’ (da 03:46 a 04:08) e lasciando il gran finale ad ‘Identities’, semi ballad ricca di pathos con il riff portabandiera di Thorsen (già ascoltato in ‘Through The Eyes Of God’ [da 03:17] e ‘The Fall Of Reason’) a calare il sipario. E giunti al secondo finale, signori, sono solo applausi. Il genere e la band possono piacere o meno, non importa: i capolavori rapiscono a prescindere, geniali in ogni intuizione, in ogni sfaccettatura, minuto dopo minuto, dieci, venti, cent’anni dopo. ‘Stream Of Consciousness’ non solo eccelle in tutto, ma è chiara dimostrazione di obiettiva maturità in casa Vision Divine, ed è quasi un miracolo se si pensa che una meraviglia del genere fu partorita da una line-up da poco cambiata per ben tre quinti. Nessun dubbio a riguardo: quest’unico brano melodico/progressive, strizzando l’occhio alla classe coinvolgente ed easy listening dei Queensryche, è ad oggi tra i lavori più riusciti non solo del gruppo, ma del Metal italiano, in grado da sempre di primeggiare con chiunque.

Hammer Fact:
– Registrato tra ottobre e dicembre del 2003 ai 2eMMe Studio di Pisa (tolte le voci che sono state registrate al MiLu’s Rocklab di Fabbrico [RE]), mixato assieme a Marco Bianchi Bandinelli e masterizzato ai New Sin Studios di Loria (TV), ‘Stream Of Consciousness’ è il primo disco della band sotto l’italiana Scarlet Records, dopo due dischi (l’omonimo del 1999 e ‘Send Me An Angel’ del 2002) pubblicati per Athreia Records. Dopo essere passata per Frontiers Records (‘9 Degrees West Of The Moon’ [2009]) e Edel Music (‘Destination Set To Nowhere’ [2012]), la band tornerà ad accasarsi sotto Scarlet Records per ‘When All The Heroes Are Dead’ (2019).
– Come da post sui social del venti aprile 2023, per Michele Luppi ‘Stream Of Consciousness’ è il suo primo full length ufficiale.
– A confermare il forte sodalizio tra i Vision Divine e Metal Hammer Italia, lo speciale reportage che il Direttore Alex Ventriglia fece direttamente dai 2eMMe Studio di Pisa, il quale rimase a dir poco estasiato dal primo concept album firmato dalla band toscana! Come detto già sopra, uno tra i migliori dischi in assoluto della nostra scena Metal, tanto vituperata ma al tempo stesso capace di regalare capolavori.
– In ‘Colours Of My World’ e ‘Identities’ il contrabbasso è stato suonato dal compositore, arrangiatore ed insegnante romano Fabio Di Tanno, che vanta un Diploma in contrabbasso classico e una Laurea in arrangiamento e composizione Jazz.
– A coronare l’ottimo momento del gruppo nonchè il gran riscontro avuto dal disco, il 16 aprile 2004 presso il locale Transilvania Live di Reggio Emilia i Vision Divine hanno registrato quello che poi diventerà il DVD ‘Stage Of Consciousness’. Contenente l’esibizione dal vivo per intero di ‘Stream Of Consciousness’ (con ‘Shades’ al debutto) più due brani per ciascuno dei precedenti due dischi (‘New Eden’ e ‘The Whisper’ da ‘Vision Divine’, la titletrack e ‘Pain’ da ‘Send Me An Angel’), ecco come Olaf Thorsen, nelle interviste incluse nei contenuti extra, ha argomentato al nostro Fabio Magliano la scelta di questa pubblicazione: “[…] la verità è che con questo album ‘Stream Of Consciousness’ abbiamo fatto un bel passo avanti proprio a livello di band. […] Abbiamo visto proprio anche a livello di pubblico c’è stato un attaccamento molto più forte verso i Vision Divine. Non lo nascondo: ‘Stream Of Consciousness’ è un album che comunque ha riscosso notevole successo, e la scelta non è economica come magari uno potrebbe pensare, in realtà abbiamo fatto una scelta proprio artistica. […] Il DVD ‘Stage Of Consciousness’ è proprio un voler affermare: questi sono i Vision Divine. […] Abbiamo voluto fare vedere che questa è la band, e grosso modo insomma quello che c’è su disco è quello che poi noi suoniamo sul palco […] e questi siamo noi al 2005: è un’istantanea di quello che è la band ora e che sarà spero d’ora in avanti.”
– Sempre in ‘Stage Of Consciousness’, ecco la risposta di Michele Luppi inerente al suo lavoro su disco: “[…] nella fase di stesura dei demo, mi sono state date delle direttive che ho seguito con molto piacere in quanto la paura, diciamo, di Oleg e di Olaf all’inizio era che io fossi un po’ troppo fighetto nel cantare i pezzi visto il mio passato da rockettaro “normale”. Quindi, diciamo, ho cercato sicuramente di mettere molta più cattiveria in quello che era il mio approccio vocale, però comunque sono rimasto molto fedele a quelli che sono i miei canoni, ovvero una voce pulita, comunque un’emissione di tipo corretto: non ho mai cercato di avere una di quelle emissioni vocali un po’ strazianti, insomma quelle robe lì non mi piacciono […]”

Line-up:
Michele Luppi: vocals
Olaf Thorsen: guitars
Oleg Smirnoff: keyboards
Andrea “Tower” Torricini: bass
Matteo Amoroso: drums

Tracklist:
01. Chapter I: Stream Of Unconsciousness
02. Chapter II: The Secret Of Life
03. Chapter III: Colours Of My World
04. Chapter IV: In The Light (Instr.)
05. Chapter V: The Fallen Feather
06. Chapter VI: La Vita Fugge
07. Chapter VII: Versions Of The Same
08. Chapter VIII: Through The Eyes Of God
09. Chapter IX: Shades
10. Chapter X: We Are, We Are Not
11. Chapter XI: Fool’s Garden (Instr.)
12. Chapter XII: The Fall Of Reason (Instr.)
13. Chapter XIII: Out Of The Maze
14. Chapter XIV: Identities

Ascolta la band su Spotify

Leggi di più su: Vision Divine.