Fingernails, quella “famosa” volta che con i Raff…

Il 06/02/2026, di .

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Fingernails, quella “famosa” volta che con i Raff…

Quella “famosa” volta che con i Raff, sembra un titolo fatto per risuonare quasi allo stesso modo di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, romanzo di Carlo Emilio Gadda che noi “romani de Roma” conosciamo bene, nulla a che vedere con furti, delitti e quegli ispettori di Polizia che nella trama indagano alacremente, ma solo quella sensazione di vissuto, di appassionante e appassionato che il racconto di Maurizio Bidoli evoca fortemente, nel ricordare gli anni storici bazzicando il Rione Monti, a un tiro di schioppo appunto da quella “famigerata” via Merulana… Maurizio “Angus” Bidoli, un amico di vecchia data oltre che memoria storica del metal capitolino e non solo, cantante e chitarrista dei Fingernails, band che sin dai primi Anni Ottanta fu un punto di riferimento per chi amava l’oltranzismo musicale che a Roma faceva proseliti a tutto spiano. Indipendentemente dal fatto se tu suonassi metal o punk. E che poteva appunto dare vita ad incroci insospettabili solo in apparenza, specie se a guidar tutto c’era voglia di suonare e un amore bruciante per il rock’n’roll più abrasivo e veloce possibile. Ci fu primariamente questo, nell’incontro tra Maurizio e i fratelli Chris e Master Bianco che dei Raff furono anima e cuore, oltre che musicisti in possesso di quella grande tecnica messa al servizio di una tra le formazioni più invidiate non solo d’Italia, capace in quegli anni di suonare di spalla ad Iron Maiden, Ramones e Ian Gillan Band! Dalla loro sala prove al 33 di via degli Zingari, è recentemente saltato fuori un CD che non può non colpire pesantemente, ‘Bootleg 1985’, pubblicato dalla Old Times Records/Metal Zone Italia, un’uscita che in pratica riunisce in un colpo solo la vera essenza del metal capitolino di metà Eighties, una miscellanea che stava tramutandosi in una nuova band a tutti gli effetti e che si sarebbe dovuta chiamare Patto d’Acciaio. Poi arrivarono Duracell Lipparini e Bomber Santoni, a completare con Maurizio il trio classico dei Fingernails, quello a cui restiamo forse più legati, e la storia prese altre direzioni. Ma non potevamo non indagare, facendoci aiutare da uno dei protagonisti dei quell’evento, vissuto in via degli Zingari.

 Maurizio, ma come nacque ‘Bootleg 1985’, in compagnia dei fratelli Bianco?

“Un’idea nata per caso ma con un preciso scopo , i Fingernails si erano praticamente sciolti, colpa di problemi legati alle droghe pesanti e cattivi rapporti personali, per cui decisi di ripartire da zero con una nuova formazione raccogliendo materiale che avrei voluto suonare, e chiesi così aiuto ai fratelli Bianco perché spesso aiutavo loro a suonare il repertorio dei Raff (lo conoscevo a memoria) prima dell’arrivo in sala del loro chitarrista Gianni Russo, che tra l’altro era stato membro dei primissimi Fingernails; mi serviva avere una registrazione dei brani da proporre ai nuovi arrivati, così quando chiesi aiuto, Chris e Master non fecero mancare il loro apporto”.

In quegli storici anni tu incrociasti più volte l’ascia con loro, si può dire che i Fingernails furono forse la band più vicina ai Raff…

“Esattamente, essendo un grande fan della band andavo tutti i giorni nella loro mitica sala prove di via degli Zingari 33, al quartiere Rione Monti storico ritrovo dei metallari, nacque una profonda amicizia e stima, così quando i Raff suonavano gli show romani chiamavano i Fingernails come band di supporto, ci eravamo fatti un nome grazie a loro”.

Io stesso che vengo da Roma, so che il mito, lo stesso nome, dei Raff, era enorme. Te lo chiedo spudoratamente: erano davvero una band di una categoria superiore?

“Assolutamente!!!! Avevano un sound selvaggio e l’attitudine giusta, Master era uno dei pochissimi in Italia che suonava la doppia cassa e aveva uno stile roccioso, focalizzavi lo sguardo verso lui quando i Raff partivano in quarta; in più avevano un repertorio che facilmente memorizzavi e cantavi ai concerti, se consideri che furono la band di supporto al tour italiano degli Iron Maiden e dei Ramones! I Raff avevano un grandissimo seguito, e non solo a Roma”.

Mi racconti qualche aneddoto, che portò quindi a questa collaborazione?

“Più di tutti furono la mia ostinazione e la mia passione, un pomeriggio i Raff erano impazienti di attendere Gianni che tardava ad arrivare in sala, ricordo che si misero a parlare con me appena saputo che sapevo suonare la chitarra, dissi loro che sarei stato in grado di eseguire tutto il loro repertorio perché avevo grande orecchio; Master era curioso di mettermi alla prova, ma non avevo uno strumento appresso quel giorno, vidi una chitarra a freccia artigianale abbandonata in un angolo e chiesi se si poteva usare, ma era spoglia di corde, così frugai nel cestino della spazzatura della sala e riuscii a trovare e montare con pazienza delle stringhe usate o spezzate. Ovviamente i fratelli Bianco rimasero sorpresi dalla mia azione, avresti dovuto vedere le loro facce quando riuscii a suonare tutti i loro brani! Da allora tutti i pomeriggi, quando arrivavo in sala, indicavano la chitarra all’angolo per invitarmi a suonare assieme…”.

Quella mitica sala prove, nell’altrettanto mitico Rione Monti che in quegli anni era un’autentica fucina di gruppi musicali ed espressioni artistiche di diversa natura, ne ha viste di scorribande…

“Rione Monti era diventato un quartiere strettamente rock, essendoci la guerra tra metallari e punk le zone erano suddivise, la parte più bassa era piena di cantine punk mentre la parte superiore vedeva la presenza dei metallari, ma il rispetto fu reciproco, non ci furono mai incidenti per risse o altro quando ci si incrociava. I trascorsi dei Raff fanno essenzialmente parte del movimento punk, quando, arrivati da Milano sotto il nome di Trancefusion, grazie alle loro amicizie ci fu un avvicinamento delle due sottoculture, e ben presto nella sala di via degli Zingari vennero a provare band punk, tra i quali i Bloody Riot, uno dei gruppi di punta del punk hardcore e ne nacque una profonda amicizia che dura tuttora. Ma non solo, in quella sala vi suonarono anche gruppi rockabilly come i Cyclone, e nella zona “punk” dividevano la sala gli Shotgun Solution con il primo nucleo dei metallici Astaroth, famosi per essere poi emigrati negli States”.

Quali i brani Fingernails che secondo te sono usciti “rivitalizzati” dall’apporto dei fratelli Bianco?

“Piu che rivitalizzare i brani, i fratelli Bianco riuscirono con il loro stile a rapportarli al sound tipico della NWOBHM ancora in voga in quel periodo, ma che con il conseguente arrivo di Duracell e Bomber nei Fingernails verranno indirizzati al più attinente periodo di cambiamento del metal, così i brani subirono uno stravolgimento stilistico verso suoni più rock’n’roll riconducibili al punk hardcore”.

Hai avuto modo di ascoltare il celebre ‘Gates Of Fortune’, finalmente edito in vinile dalla romana Ace Records?

“Per me un gran tuffo al cuore, anche se la masterizzazione originale è andata perduta o nascosta in qualche anfratto della vecchia casa discografica. Devi sapere che ho seguito all’epoca quelle sessioni e cantato nel coro di ‘Rafforce Commandos’, ma la rottura del contratto con l’etichetta fece saltare il missaggio finale, e così un pomeriggio mentre gli altri discutevano col produttore per raggiungere un accordo per riavere i Masters (li avrebbe riconsegnati solo dietro pagamento),  Fabiano con una scusa andò in bagno riuscendo ad intrufolarsi nello studio per “rubare” il nastro con il pre-mix del disco per poi fuggire da una finestra, quelle stesse registrazioni che hanno usato per il vinile della Ace Records”.

Perché Roma aveva un’anima metal così spiccatamente oltranzista, tanto che la “Roma Thrash” era famosa a livello nazionale, come movimento metallico che girava l’Italia e non solo…

“Roma era una città difficile a causa del terrorismo che porterà dagli anni 70 a una guerra civile non dichiarata, per cui ogni presenza sottoculturale giovanile veniva vista come una minaccia per la sicurezza. Ovvio che le catene e le borchie accompagnati da un look selvaggio e atteggiamento da fattone venivano ostacolati con continui controlli di Polizia e Carabinieri, che così limitavano le nostre libertà. Questa fotografia del periodo facevano accrescere rabbia e frustrazione che ci rendeva violenti e poco trattabili, durante i festival la presenza dei metallari romani era sinonimo di risse o di scontri verbali, per cui c’era diffidenza nei nostri confronti perché convinti del nostro atteggiamento dissociativo nei confronti degli altri metallari, ma ti assicuro che non era vero, eravamo solo più arrabbiati! E la cosa si riversò anche sullo stile musicale delle band romane che risulteranno infatti più aggressive, un’attitudine che non riconosco più con le attuali proposte”.